Differenze tra le versioni di "Fuga a Varennes"

Erano vari mesi che Luigi XVI progettava di lasciare Parigi. Il piano di evasione era già stato organizzato, ma la paura di scatenare una guerra civile tratteneva il re dal metterlo in atto. Furono due avvenimenti che convinsero Luigi XVI a riprendere in mano la situazione con la forza<ref>Françoise Kermina, ''Hans-Axel de Fersen'', Parigi, Perrin, 1985</ref>:
* '''La morte di [[Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau|Mirabeau]]''' (2 aprile 1791): l'"oratore del popolo" che si era sempre battuto per la libertà e per ridurre le prerogative reali in favore dell'Assemblea, ma sempre cercando un compromesso fra il re e il popolo. Dopo le giornate del 5 e 6 ottobre [[1789]], Mirabeau sentiva che la situazione stava sfuggendogli di mano. A partire da questo momento Mirabeau appartenne a quel gruppo di personalità pubbliche che tentarono di frenare il corso degli eventi in un alveo moderato, come gli altri membri della [[Club dei Giacobini|Société des amis de la Constitution]]: dal suo amico [[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord|Talleyrand]] al suo rivale La Fayette. A partire dal suo trasferimento definitivo a Parigi, Mirabeau aveva stabilito delle relazioni segrete con la Corte.
* '''Le Pasque inconstituzionali''' (18 aprile 1791): il re non aveva mai accettato la firma, che gli era stata imposta, del decreto relativo al giuramento dei preti alla [[costituzione civile del clero]]. Il suo testamento ricorda che egli ebbe questo rimorso per tutta la vita. Durante la messa della [[domenica delle Palme]], celebrata dal cardinale Montmorency, che aveva giurato, il re si astenne dal prendere la comunione: il fatto venne ampiamente conosciuto. Il giorno successivo, lunedì 18 aprile, Luigi XVI e la sua famiglia stavano per lasciare le Tuileries, come l'anno precedente, per andare a passare la [[Settimana Santa]] a [[Saint-Cloud]], quando furono impediti da una folla informata di questa intenzione, "spontaneamente" riunita in [[place du Carrousel]], che immobilizzò la carrozza reale. La seconda divisione della Guardia nazionale si unì ai dimostranti. La famiglia reale rimase bloccata per due ore, finché arrivarono Lafayette[[Gilbert du Motier de La Fayette|La Fayette]] e [[Jean Sylvain Bailly|Bailly]] ad aprire un varco al re. Luigi XVI fu costretto a tornare alle [[Palazzo delle Tuileries|Tuileries]] a piedi. In seguito a questo episodio, La Fayette diede le dimissioni, che peraltro ritirò velocemente davanti all'insistenza dei suoi ufficiali e della maggioranza delle sezioni.
 
Perciò questa volta la situazione decise [[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]] ad autorizzare il suo ''entourage'' e quello della regina, con in testa il conte svedese [[Hans Axel von Fersen]], a sottoporgli un piano d'evasione dal palais des Tuileries, minuziosamente organizzato.
 
== Piano d'evasione ==
La partenza della famiglia reale da [[Parigi]] era un'idea ricorrente dopo la cosiddetta "[[marcia su Versailles]]" del [[5 ottobre|5]] e [[6 ottobre]] [[1789]], data a partire dalla quale era stata per la prima volta portata in consiglio<ref name="L16_Declar">[https://fr.wikisource.org/wiki/D%C3%A9claration_de_Louis_XVI_%C3%A0_tous_les_Fran%C3%A7ais,_%C3%A0_sa_sortie_de_Paris Déclaration de Louis XVI à tous les Français, à sa sortie de Paris] su fr.Wikisource</ref>.
 
Le prime tracce dei preparativi di questa evasione risalgono al settembre [[1790]]. Sembra che il piano iniziale fosse stato formulato dal [[vescovo di Pamiers]], Joseph-Mathieu d'Agoult: "uscire dalla prigione delle Tuileries e ritirarsi in una piazzaforte di frontiera posta sotto il comando dal [[François Claude de Bouillé|marchese di Bouillé]]. Di lì il re avrebbe riunito delle truppe e i sudditi rimasti fedeli, e avrebbe cercato di radunare il suo popolo, smarrito da dei faziosi<ref>André Castelot, ''Le rendez-vous de Varennes'', Parigi, Perrin, 1971, pag. 47</ref>". Solo se questo piano fosse fallito, era previsto il ricorso agli "alleati", cioè all'[[Sacro Romano Imperatore|Imperatore d'Austria]] ».
* Massoni, Gérard-Antoine, ''Le Chef d'escadron Deslon et les hussards de Lauzun, héros malheureux de la fuite de Varennes'' in ''Vivat Hussar'' (Tarbes, Musée international des hussards), nº 27 (1992), pagg. 25-52
* Ozouf, Mona, ''Varennes'' in ''Dictionnaire critique de la Révolution Française'', Parigi, Flammrion, 1988 (trad. it. ''Dizionario critico la Rivoluzione francese'', Milano, Bompiani, 1988)
* Ozouf, Mona, ''Varennes : la mort de la royauté, 21 juin 1791'', Parigi, Gallimard (collana ''Les Journées qui ont fait la France''), 2005 - ISBN 2-07-077169-5
* Perrin, Jean-Pierre, ''La Machination : le piège de Varennes'', Parigi, Grancher, 2004 – ISBN 2-7339-0850-2.
* Schneider, René, ''Au lendemain de Varennes : un épisode de la Révolution en Moselle'' prefazione di François-Yves Le Moigne, Metz, Ed. Serpenoise, 1989&nbsp;– ISBN 2-87692-026-3
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