Differenze tra le versioni di "Repubblica Vastese"

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La '''Repubblica Vastese''' del [[1799]] fu una [[Repubblica (forma statuale)|repubblica]] proclamata a [[Vasto]] nel 1799 ed esistita per breve periodo sull'onda della [[Campagna d'Italia (1796-1797)|prima campagna d'Italia (1796-1797)]] delle truppe della [[Prima Repubblica francese]] dopo la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]].
 
Nel [[1796]] le truppe francesi, guidate dal generale [[Napoleone Bonaparte]] cominciarono a riportare significativi successi in [[Italia]]; le armate napoletane, il 5 giugno sono costrette all'[[armistizio di Brescia]], e a lasciare ai soli austriaci l'onere della resistenza ai francesi. Nei due anni successivi i francesi continuano a dilagare in Italia; l'una dopo l'altra vengono proclamate delle [[repubbliche sorelle]], filofrancesi e giacobine (la [[Repubblica Ligure]] la [[Repubblica Cisalpina]] nel [[1797]], la [[Repubblica Romana (1798-1799)|Repubblica Romana]] nel [[1798]] e la [[Repubblica Napoletana (1799)]]). Nel frattempo [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] lasciò l'Italia per la [[campagna d'Egitto]].
 
== La nascita della Repubblica Vastese ==
Quando le truppe repubblicane francesi, comandate dal generale Duhesme, cominciarono ad entrare vittoriose in terra abruzzese, a [[Vasto]] il governo borbonico reagì ordinando una leva straordinaria obbligatoria per tutte le età e i ceti. Il 20 dicembre 1798 gli arruolati furono inviati a [[Chieti]]<ref>{{cita|Anelli 1982|pp.151-152}}.</ref>. Tuttavia furono preceduti dai Francesi, che subito dopo occuparono anche la vicina [[Pescara]], e dovettero ritirarsi malconci<ref>Dettaglio avvenimenti in {{cita| Anelli 1899}}</ref>. Da [[Pescara]] il generale francese Mounier ordinò ai vastesi di dichiarare decaduto il governo borbonico e di proclamare la repubblica.<ref>{{cita|D'Anelli|p.73}}.</ref>.
[[File:Championnet_a_Napoli.png|thumb|Presa di Napoli, 23 gennaio 1799]]
Quando le truppe repubblicane francesi, comandate dal generale Duhesme, cominciarono ad entrare vittoriose in terra abruzzese, a [[Vasto]] il governo borbonico reagì ordinando una leva straordinaria obbligatoria per tutte le età e i ceti. Il 20 dicembre 1798 gli arruolati furono inviati a [[Chieti]].<ref>{{cita|Anelli 1982|pp.151-152}}.</ref>. Tuttavia furono preceduti dai Francesi, che subito dopo occuparono anche la vicina [[Pescara]], e dovettero ritirarsi malconci.<ref>Dettaglio avvenimenti in {{cita| Anelli 1899}}</ref>. Da [[Pescara]] il generale francese Mounier ordinò ai vastesi di dichiarare decaduto il governo borbonico e di proclamare la repubblica.<ref>{{cita|D'Anelli|p.73}}.</ref>.
 
Paolo Codagnone e Filippo Tambelli, da poco liberati dal carcere della [[Vicaria]] ([[Napoli]]) dove erano stati rinchiusi per motivi politici, si attivarono per diffondere nella popolazione le nuove idee rivoluzionarie finché, in qualità di deputati del popolo, furono mandati Francesco Antonio Ortensio, Floriano Pietrocola<ref>Ventenne, cugino di Gabriele Rossetti e zio del futuro [[Floriano Pietrocola|pittore miniaturista]] omonimo</ref> ed Epimenio Sacchetti a [[Pescara]] per prendere accordi con il generale francese. Da costui ottennero le patenti di presidente della municipalità per Codagnone di municipalisti per Tambelli, Ortenzio, Pietrocola e Celano. Quest'ultimo in sostituzione del Sacchetti il cui passato risultava macchiato dal reato di emissione di valuta falsa. Al ritorno della delegazione, il 6 gennaio 1799, fecero suonare la campana parlamentaria dichiarando decaduti gli impieghi regi e baronali. Con bando e proclama comandarono di fregiarsi di una coccarda tricolore e collocarono altri cittadini negli impieghi civili ed economici. Ordinarono inoltre il disarmo generale e la costruzione dell'albero della libertà. Assente il marchese [[Tommaso d'Avalos (1752-1806)|Tommaso d'Avalos]] che, fedele al re, il 21 dicembre era partito per raggiungere [[Ferdinando I delle Due Sicilie|Ferdinando IV]] rifugiato a [[Palermo]], [[Palazzo D'Avalos]] venne approntato per ricevere la truppa francese in transito.<ref>{{cita|Anelli 1982|pp.152-153}}.</ref>
 
== La reazione popolare ==
[[File:Vasto Palazzo d'Avalos settembre 2017.jpg|thumb|Palazzo d'Avalos a Vasto, durante la Repubblica fu sede del governo provvisorio]]
Il primo segno di una reazione latente fu la scomparsa ad opera di ignoti dello stemma republicano innalzato sulla porta municipale. I municipalisti percependo forse che il nuovo regime non aveva salde radici e che una rivolta poteva essere imminente, sul finire di quel mese di gennaio, decisero di chiedere aiuto al generale francese. Per questo Codagnone e Tambelli si imbarcarono per [[Pescara]], ma un vento contrario li costrinse ad approdare a [[Ortona]] dove però il popolo in rivolta, li catturò fucilandoli e bruciando i loro corpi nel rogo appiccato ai documenti conservati nell'archivio comunale. Quando la mattina del 2 di febbraio la notizia arrivò a Vasto anche qui il popolo cominciò ad ammutinarsi. I rivoltosi, antiliberali ed antifrancesi, vennero in seguito chiamati [[Sanfedismo|Sanfedisti]].<ref>{{Chiarirecita|D'Anelli|p.74}}.</ref> priviL'albero didella idealitàlibertà politicafu edistrutto. patriotticaCome ->a Chi[[Ortona]], puòimportanti diredocumenti chepubblici fosserofurono "prividati dialle idealitàfiamme. politicaCome ein patriottica"?molte Soloaltre perchéoccasioni nonchi credevanoaveva nelleinteresse ideea rivoluzionarie?far Questoscomparire puòdai esserepubblici consideratoarchivi soloi undocumenti parereche personalericonoscevano dell'estensoreai dicomuni questagli voce«usi ocivici» delsulle D'Anelliproprietà feudali, cheriuscì eglia cita.cavalcare la rivolta per i Unpropri pregiudizioscopi. NonI unrivoltosi fattoal storico,grido accertabiledi attraverso"Viva unil criterioRe" oggettivo.e È"a unamorte illazionei privagiacobini" delsaccheggiarono necessarioe distacco.depredarono -}}case vennerodi inmolte seguitofamiglie, chiamatianche [[Sanfedismo|Sanfedisti]]completamente estranee al dissidio politico senza risparmiare neppure chiese e lastre tombali.<ref>{{cita|D'Anelli|ppp.74-75}}.</ref>.
L'albero della libertà fu distrutto. Come a [[Ortona]], importanti documenti pubblici furono dati alle fiamme. Come in molte altre occasioni chi aveva interesse a far scomparire dai pubblici archivi i documenti che riconoscevano ai comuni gli «usi civici» sulle proprietà feudali, riuscì a cavalcare la rivolta per i propri scopi. I rivoltosi al grido di "Viva il Re" e "a morte i giacobini" saccheggiarono e depredarono case di molte famiglie, anche completamente estranee al dissidio politico senza risparmiare neppure chiese e lastre tombali<ref>{{cita|D'Anelli|pp.74-75}}.</ref>.
[[File:Vasto - Torre Bassano 03.jpg|thumb|180px|Vasto, Torre di Bassano in piazza Rossetti, dove furono fucilati gli insorti del popolo il 6 febbraio 1799]]
Tra altri fu ucciso Epimenio Sacchetti. Stessa sorte tocco poco dopo, il 6 febbraio, ai due municipalisti Francescoantonio Ortensi e Floriano Pietrocola che avevano tentato la fuga.<ref>«6 febbraio 1799. Michelangelo Pellicciotta, alias Cippociappa, Domenico Ulisse, Nicola Adriano e Giuseppe della Penna, alias lo Sballatore, insieme con dieci contadini di Casalbordino, arrestano nelle vicinanze del fiume Sinello i fuggitivi, municipalisti Floriano Pietrocola e Francesco Antonio Ortensio, i quali sono ricondotti nel Vasto dove gran folla di popolo li chiama a morte , mentre i catturanti affacciano pretesa di largo premio. Questi sono contentati con ducati quaranta e i due infelici prigionieri il giorno seguente vengono fucilati presso la chiesa di S. Donato. Non si diede neppure sepoltura ai loro corpi, ma furono gettati a marcire dietro le mura della chiesa, dove rimasero 24 giorni, cioè sino al 2 marzo quando il generale francese Luigi Gouthard li fece pietosamente tumulare nella chiesa di S.Pietro» {{cita|Anelli 1982|pp.158-159}}</ref>
Appena scoppiata la rivolta il popolo volle dare una veste di legalità alla nuova situazione eleggendo quattro generali: il barone Pasquale Genova, Francesco Maria Marchesani, Leopoldo Cieri e il conte Venceslao Majo appartenenti a ricche famiglie locali ma ciò non impedì che continuassero saccheggi e efferatezze che si estesero anche ai paesi limitrofi.<ref>{{cita|Catania}}.</ref>.
 
== Il ritorno dei francesi ==
[[File:Gabriele Smargiassi, Veduta di Vasto, 1831.jpg|thumb|upright=1.3|Vasto dipinta da Gabriele Smargiassi, veduta da sud (Piano Aragona), da dove Giuseppe Pronio cinse d'assedio la città]]
Il 18 febbraio giunge a Vasto la notizia che i francesi, provenienti da [[Pescara]] e da [[Chieti]] erano diretti a [[Guardiagrele]], [[Ortona]], [[Lanciano]] e [[Vasto]] per sedare le rivolte. Fallito il tentativo di organizzare un esercito per bloccare l'avanzata, i rivoltosi, per non avere accusatori dei loro misfatti, arrestarono tutti coloro che erano stati danneggiati nel saccheggio e li rinchiusero nel "Collegio dei Clerici Regolari della Madre di Dio" con l'intenzione di eliminarli.<ref>{{cita| Raymondi| p.26}}.</ref>. L'eccidio fu scongiurato attraverso un compromesso, formalmente redatto dal deputato del popolo Nicola Maria Marchesani, che stabilì la liberazione dei prigionieri in cambio di un generale perdono ai saccheggiatori. Vista la caduta di [[Guardiagrele]] incendiata, di [[Ortona]] e di [[Lanciano]] con le relative stragi operate, si pensò bene di trattare la resa e si inviò una delegazione con questo scopo. Il generale francese Luigi Gouthard concesse un perdono ai vastesi seppure condizionato da disarmo e restituzione del mal tolto, riservandosi di punire con la morte i quattro generali della rivoluzione (Mayo, Genova, Marchesani, Cieri)<ref>{{cita|Anelli|p.161}}.</ref>
Nello stesso tempo una banda di briganti albanesi, dopo aver chiesto inutilmente un riscatto ai vastesi (concesso ma trattenuto dai latori), verso sera, scende da [[Monteodorisio]] per saccheggiare [[Vasto]] poco dopo però all'inizio del nuovo giorno 27 febbraio, giunse in città un contingente dell’esercito francese composto da oltre mille uomini che costrinse i briganti alla fuga ed insediò una nuova Giunta composta dai baroni Pasquale Genova, Alessandro Muzii, Romualdo Celano, Nicola Barbarotta, Angelo Maria de Pompeis e, in qualità di presidente, Venceslao Mayo, amministratore delle proprietà dei [[D'Avalos]] . Inoltre furono arrestati 200 rivoltosi e molti di essi vennero poi fucilati.<ref name=dadamo>{{cita|D'Adamo}}.</ref>. Per i buoni uffici di Romualdo Celano, il municipalista superstite, Mayo, Genova, Marchesani e Cieri ottennero la grazia in cambio di un pesante riscatto in oro<ref>{{cita|D'Anelli|p.75}}.</ref>
 
== Restaurazione borbonica ==
== Dediche ==
[[File:1799RepubblicaVastese.jpg|thumb|''Via Repubblica Vastese 1799'' a Vasto, 2017]]
* A [[Vasto]] una strada, forse non a caso vicolo cieco, è stata dedicata al ricordo di questi avvenimenti<ref>{{cita web|url=https://www.tuttocitta.it/mappa/vasto/via-1799-repubblica-vastese|titolo=1799 Repubblica Vastese}}</ref>
* Vittoro D'Anelli apre il suo libro "Histonium ed il Vasto", in bibliografia con la seguente dedica: «AI PRIMI VASTESI/ MARTIRI DELLA REDENZIONE D'ITALIA/ PAOLO CODAGNONE/ FRANCESCO ANTONIO ORTENSIO/ FLORIANO PIETROCOLA/ FILIPPO TAMBELLI /MUNICIPALISTI NEL 1799»
* Nel [[1899]], in occasione del centenario, [[Luigi Anelli (1860-1944)|Luigi Anelli]] con la sua casa editrice stampa il suo "La citta del Vasto nel 1799", in bibliografia.
 
== Note ==
*A [[Vasto]] una strada, forse non a caso vicolo cieco, è stata dedicata al ricordo di questi avvenimenti<ref>{{cita web|url=https://www.tuttocitta.it/mappa/vasto/via-1799-repubblica-vastese|titolo=1799 Repubblica Vastese}}</ref>
*Vittoro D'Anelli apre il suo libro "Histonium ed il Vasto", in bibliografia con la seguente dedica: «AI PRIMI VASTESI/ MARTIRI DELLA REDENZIONE D'ITALIA/ PAOLO CODAGNONE/ FRANCESCO ANTONIO ORTENSIO/ FLORIANO PIETROCOLA/ FILIPPO TAMBELLI /MUNICIPALISTI NEL 1799»
*Nel [[1899]], in occasione del centenario, [[Luigi Anelli (1860-1944)|Luigi Anelli]] con la sua casa editrice stampa il suo "La citta del Vasto nel 1799", in bibliografia.
 
==Note==
<references/>
 
* {{cita libro|autore=Luigi Anelli|wkautore=Luigi Anelli (letterato)|titolo=La citta del Vasto nel 1799|editore=Tip. edit. L. Anelli | anno=1899|città=Vasto|cid= Anelli 1899|SBN=IT\ICCU\AQ1\0059518}}
* {{cita libro|autore=Luigi Anelli|wkautore=Luigi Anelli (letterato)|titolo=Ricordi di storia vastese|editore=Arte della stampa| anno=1982|pp=146-169|SBN=IT\ICCU\MOL\0181635|oclc=29134488|cid=Anelli 1982}}
* {{Cita libro|autore = [[Luigi Marchesani]]|url=https://archive.org/stream/bub_gb_OvaKISWGOKgC#page/n353/mode/2up|titolo = Storia di Vasto, città in Apruzzo Citeriore|anno = 1838|edizione=[[Internet Archive]]|editore = da' Torchi dell'Osservatore medico|città = [[Napoli]]|p=355|sbn = IT\ICCU\SBL\0393409|oclc= 77301260|cid = L.Marchesani}}
* {{cita libro|autore=Michelangelo Raymondi|cid=Raymondi| titolo=Della citta del Vasto nella invasione francese / |editore=Anelli & Manzitti |città=[[Vasto]]|anno=1887|sbn=IT\ICCU\LO1\0487800}}
* {{cita libro|autore=[[Teodorico Pietrocola Rossetti]]|url=https://archive.org/stream/bub_gb_AIfMNb8PODsC#page/n1/mode/2up|titolo = Gabriele
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