Differenze tra le versioni di "Mantello di Murat"

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Il '''mantello di Murat''' è un [[piviale]] risalente agli inizi del XIX secolo realizzato a partire da un tessuto prezioso di un abito regale femminile (probabilmente un mantello o più precisamente un ''robe-manteau'') donato da [[Gioacchino Murat]] a [[Gioacchino de Gemmis]] (1764-1822), prelato di Altamura, ed esposto oggi presso il [[Museo Diocesano Matronei Altamura]]. L'abito regale apparteneva probabilmente a [[Carolina Bonaparte]], moglie di [[Gioacchino Murat]] e fu donato dal re Murat probabilmente intorno all'8 ottobre 1808, allorché De Gemmis fu convocato a corte per prestare giuramento di fedeltà al re. Il mese successivo, de Gemmis ricevette dallo stesso sovrano una rendita di 40 ducati al mese (provenienti dal vescovado di Gravina).<ref>{{Cita|Tragni|pagg. 68-70}}</ref><ref>https://www.barinedita.it/storie-e-curiosita/n3475-altamura-il-</ref>
 
Le case regnanti di quel periodo erano solite donare alle chiese abiti preziosi che non venivano più utilizzati; questi venivano in seguito adattati alla funzione di paramenti sacri.<ref>{{Cita|Tragni|pag. 70}}</ref><ref>https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/12/16/arte-e-storia-per-il-mantello-di-muratBari17.html</ref> Il piviale fu donato prima di morire da de Gemmis, ormai divenuto vescovo di [[Melfi]] e [[Rapolla]], alla [[Cattedrale di Altamura]], senza fornire dettagli (perlomeno non per iscritto) sulla provenienza del mantello a causa della mutata situazione politica. Il piviale è stato custodito per circa due secoli all'interno della stessa (era noto come il "mantello di Murat") finché, nel 2015, non è stato riscoperto e restaurato grazie all'associazione culturale "Club Federiciano" nonché all'arcivescovo mons. Giovanni Ricchiuti e a don Vito Falcicchio, responsabile dei beni culturali della diocesi. Un convegno. tenutosi il 7 novembre 2015 ha contribuito a chiarire le origini più probabili del piviale.<ref>{{Cita|Tragni|pagg. 70-71}}</ref>
 
== Caratteristiche ==
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