Differenze tra le versioni di "Opere di Giacomo Leopardi"

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« Qui non è cosa / ch'io vegga o senta, onde un'immagin dentro / non torni, e un dolce rimembrar non sorga./ Dolce per se; ma con dolor sottentra / il pensier del presente, un van desio / del passato, ancor tristo, e il dire: io fui.» (vv. 55-60).
 
=== La quiete dopo la tempesta ===
{{vedi anche|La quiete dopo la tempesta}}
 
La poesia fu composta a Recanati tra il 17 e il 20 settembre 1829, subito prima del ''Sabato del villaggio'', con cui costituisce un dittico per ambientazione e tematica.
 
È composta di tre [[strofe libere]] di [[endecasillabi]] e [[settenario|settenari]]. Nella prima e più ampia strofa è presentato un insieme di figure e luoghi che rimandano all'ambiente recanatese, evocato negli aspetti di luce/spazio e di suoni/voci. Il tratto dominante è il sollievo alla fine di una tempesta, quando tutta la natura, gli animali, gli uomini sono animati da una rinnovata letizia.
 
La seconda strofa si apre con la ripresa (v.25 "Si rallegra ogni core") di un verso della prima (v.8 "Ogni cor si rallegra"); ma subito seguono cinque domande incalzanti (dai vv. 26-27: "Sì dolce, sì gradita / quand'è, com'or, la vita?"). La risposta è nettissima: "Piacer figlio d'affanno" (v.32). Ovvero, il piacere non sussiste di per sé: o si identifica nella speranza/illusione del domani (è il tema del ''Sabato del villaggio''), oppure, come è espresso in questa poesia, consiste semplicemente nella sospensione di ciò che ha causato paura o sofferenza. Ma ogni interruzione del dolore è effimera, anche se appare talvolta come un "miracolo" (v.50).
La terza strofa, quindi, ripropone la sconsolata visione leopardiana della vita, e si conclude rivolgendosi all'umanità con queste parole: "beata, se te d'ogni dolor morte risana".
 
Il linguaggio si armonizza con lo sviluppo dei significati: più piano e musicale nella prima strofa, dove prevalgono tratti descrittivi, diventa aspro nel lessico e spezzato nella sintassi nelle due strofe successive, dominate dalla riflessione e venate, soprattutto l'ultima, di amaro sarcasmo ("Umana prole cara agli eterni!").
 
=== Il sabato del villaggio ===
Utente anonimo