Differenze tra le versioni di "Brigantaggio"

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==== Stato della Chiesa e Italia Centrale ====
Nella seconda metà del Cinquecento, operò nell'Italia centrale e meridionale il brigante [[Abruzzo|abruzzese]] [[Marco Sciarra]] che, raccolti attorno a sé circa un migliaio di uomini, compì scorrerie e assalti; inimicandosi sia gli [[spagnoli]] che lo [[stato della Chiesa]]. Nello stesso periodo agiva [[Alfonso Piccolomini Todeschini]], un nobile appartenente a illustre [[Piccolomini|famiglia]] [[Siena|senese]], che scelse la strada del brigantaggio per combattere lo [[stato Pontificio]], messosi a capo di persone misere egli commetteva atti fuorilegge tra [[Umbria]], [[Marche]] e [[Lazio]]. Alla fine del Cinquecento, altre bande operarono nell'Italia Centrale, capeggiate da [[Battistello da Fermo]], [[Francesco Marocco]], [[Giulio Pezzola]] e [[Bartolomeo Vallante]]; mentre nello stesso periodo agiva in Calabria [[Marco Berardi]] noto col nomignolo di ''Re Marcone''.
 
Le cronache di questo periodo riportano pure le gesta di un certo capitano Antino Tocco, nativo di [[San Donato Val di Comino]], il quale da guardiano di pecore con l'armi in mano divenne capitano del [[Regno di Napoli]] combattendo i briganti nelle aree di confine fra il [[Frosinone|Frosinate]], l'[[Abruzzo]] e il Regno di Napoli, di costui le cronache ricordano che: «fu gran Persecutore di gente scelerata, Banditi e ladri di strada de quali ne fece gran strage, dissolvendoli a fatto».<ref>vedi pag. 52 in Giovanni Paolo Mattia Castrucci, Giovanni Domenico carmelitano, '' Descrittione del ducato d'Aluito nel regno di Napoli, in Campagna Felice. Di Gio: Paolo Matthia Castrucci, d'Aluito dottor filosofo, e medico. Stampata nell'anno 1633. e ristampata nell'anno 1684.'' Francesco Corbelletti, 1686 Roma, Napoli.</ref>
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