Differenze tra le versioni di "Antifascismo in Italia"

→‎Opposizione al regime (1924-1945): +Link:Leggi fascistissime
(→‎Bibliografia: +Link:Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza)
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La legge 24 dicembre 1925, n. 2263 cambiò le caratteristiche dello stato liberale: Benito Mussolini cessò di essere presidente del Consiglio, cioè ''primus inter pares'' tra i ministri e diventò primo ministro segretario di Stato, nominato dal re e responsabile di fronte a lui e non più al Parlamento; a loro volta i vari ministri furono nominati dal re su proposta del primo ministro e responsabili sia di fronte al re sia di fronte al primo ministro. Inoltre la legge stabilì che nessun progetto potrà essere discusso dal Parlamento senza l'approvazione del primo ministro.
 
Il 4 febbraio 1926, i sindaci elettivi vennero sostituiti da [[Podestà (fascismo)|podestà]] nominati con [[regio decreto]], mentre gli organi elettivi quali consigli e giunte vennero sostituiti da consulte comunali di nomina prefettizia. La legge 25 novembre 1926, n. 2008 (Provvedimenti per la difesa dello Stato), una delle cosiddette "[[leggi fascistissime]]", vietò il ricostituirsi di organizzazioni o partiti disciolti per ragioni di ordine pubblico, anche all'estero, vietò la propaganda contraria al prestigio nazionale e inoltre istituì il [[Tribunale speciale per la difesa dello Stato (1926-1943)|Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato]], con lo scopo di reprimere l’opposizione contro lo stato fascista, ovvero tutti i fenomeni antifascisti. Tra le pene previste per gli oppositori dello Stato, questa legge ammetteva la [[pena di morte]]<ref>Camera dei Deputati, "La legislazione fascista 1922-1928." Roma, Tipografia della Camera dei Deputati (1929).</ref>, reintroducendola così nell'ordinamento italiano dopo la sua abolizione del 1889.
 
Il 16 marzo 1928, la Camera dei deputati venne chiamata a votare il criterio per il rinnovo della rappresentanza nazionale. Il criterio previde una lista unica di 400 candidati scelti dal Gran Consiglio del Fascismo su proposta dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro nonché da altre associazioni riconosciute. Gli elettori approveranno o meno tale lista. La riforma passò, quasi senza discussioni, con 216 sì e 15 no. [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] fu uno dei pochi a protestare, ma venne messo subito a tacere da Mussolini con la frase: «Verremo da lei a imparare come si fanno le elezioni». Al Senato del Regno le proteste furono leggermente più animate, ma la legge passò con 161 favorevoli e 46 contrari. L'8 dicembre si chiuse così la 28ª legislatura.