Differenze tra le versioni di "Francesco I di Erbach-Erbach"

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A [[Roma]] incontrò diversi studiosi che avevano avuto stretti rapporti con Winckelmann: [[Ennio Quirino Visconti]] (1751-1819), successore di Winckelmann nella carica di commissario pontificio per le antichità, il cardinale [[Alessandro Albani]] (1692-1779), mecenate, datore di lavoro e amico Winckelmanns e [[Johann Friedrich Reiffenstein]] (1719–1793), consigliere per le antichità presso lo zar di Russia ed i Sassonia-Coburgo-Gotha, nonché intimo amico di Winckelmanns. Il conte lasciò che proprio quest'ultimo lo guidasse in un tour della città eterna, vedendo in lui oltre che un buon amico anche un valido consulente scientifico. A lui dedicò infatti il suo catalogo, completato nel 1808, con la descrizione completa della sua collezione di oggetti dell'antichità. Durante il soggiorno di un mese a [[Napoli]], iniziò la visita degli scavi di [[Pompei]] ed [[Ercolano]], conoscendo in loco l'ambasciatore inglese sir [[William Hamilton (diplomatico)|William Hamilton]] (1730-1803) dove ebbe l'occasione per vedere la sua collezione di vasi antichi.
[[Image:Erbach odenwald schloss innen 08.jpg|thumb|right|200px|Collezione di busti romani al castello di Erbach]]
Quando tornò ad [[Erbach (Assia)|Erbach]], prese finalmente le redini del governo del suo piccolo stato nel 1775. Nell'ambito dell'amministrazione, prestò particolare attenzione al miglioramento dell'agricoltura e alla promozione del commercio locali, nonché dell'artigianato e dei trasporti. Dal gennaio al giugno del 1791 compì un secondo viaggio in [[Italia]]. A [[Roma]], il conte Francesco I ritrovò molte delle persone che aveva incontrato nel suo primo soggiorno. Ancora una volta al fianco di Reiffenstein, ebbe l'occasione di visitare diverse collezioni private, tra cui quella del pittore e mercante d'arte [[Thomas Jenkins (antiquario)|Thomas Jenkins]] (1720–1798) e la collezione di pietre tagliate a [[Palazzo Strozzi]]. Fu probabilmente in quel periodo che, su pressione di Reiffenstein e Visconti, il conte divenne anch'egli un collezionista ed iniziò ad acquistare alcune opere antiche dall'antiquario [[Aloys Hirt]] (1759–1837) e da due scultori, [[Alexander Trippel]] (1744–1793) e [[Bartolomeo Cavaceppi]] (1716–1799). Quest'ultimo lavorò anche come restauratore per il conte. Il 28 marzo, gli oggetti d'antiquariato che acquistò, vennero inviati ad Erbach.
 
A fine aprile di quello stesso anno si portò ancora una volta a [[Napoli]] per un soggiorno di tre settimane nel quale visitò i castelli di [[Portici]] e [[Capodimonte (Napoli)|Capodimonte]] dove erano collocate molte delle antichità rinvenute a [[Pompei]] e ad [[Ercolano]]. Successivamente si spostò a [[Pompei]] ed a [[Baia]]. Durante questo soggiorno ebbe modo di conoscere [[Johann Heinrich Wilhelm Tischbein]](1751–1829), direttore dell'Accademia di Belle Arti di Napoli il quale stava predisponendo le incisioni su rame per la pubblicazione della seconda collezione di vasi dell'ambasciatore Hamilton. Tischbein mostrò al conte di Erbach le incisioni e questo lo portò ad acquistare altre antichità nel napoletano grazie alla mediazione del pittore [[Jacob Philipp Hackert]] (1737-1807).
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