Differenze tra le versioni di "Brigantaggio postunitario italiano"

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== Caratteristiche ==
La ribellione fu condotta - con l'appoggio del governo borbonico in esilio e dello [[Stato Pontificio]] e di esponenti della nobiltà - principalmente da forze del proletariato rurale, ex militari dell'[[esercito delle Due Sicilie]], da renitenti alla leva, piccoli criminali, disertori, ed evasi dalle [[carceri italiane]]<ref>«[[...]] alle preesistenti bande si aggiunsero renitenti di leva, disertori, truppe dell'ex esercito borbonico, evasi dal carcere [[...]] », in ''Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti'', Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1949, vol. VII, p. 850.</ref> che, spinti da diverse problematiche economiche e sociali,<ref>[[Carlo Alianello]], ''La conquista del Sud'', Milano, Rusconi, 1972, p. 247.</ref> si opposero alla politica del nuovo governo italiano. A questi nel primo anno del conflitto si aggiunsero militari di professione, di fede legittimista, assoldati dalla corte borbonica in esilio a Roma.
 
Il brigantaggio in Lucania era manovrato soprattutto da ex murattiani indipendentisti, affiancati dal francese Langlois, che agevolavano il tentativo francese di rendere il Sud ingovernabile e, tramite una conferenza internazionale, toglierlo ai Savoia per assegnarlo alla casata filo-francese dei Murat.<ref>Brigantaggio politico post unitario (1860-1870) di Paolo Zanetov - Arianna Editrice, 2011 - ''[http://ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=41529 Brigantaggio politico post unitario (1860-1870), Paolo Zanetov]'' "Ricordando come la struttura cospirativa lucana fosse in mano ad ex murattiani favorevoli ad una soluzione federalista e indipendentista quale quella auspicata da Napoleone III, non resta che pensare che Francesco II si fosse reso conto che la precedente reazione di aprile diretta dai Comitati e dal legittimista Langlois, probabile agente al soldo dei francesi, si ponesse l'obiettivo di rendere la situazione ingovernabile per procurare un intervento diplomatico europeo che, in luogo di confermare il trono al Borbone, lo assegnasse invece a [[Luciano Murat]], come Napoleone III desiderava."</ref>
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