Differenze tra le versioni di "La grande onda di Kanagawa"

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Grazie al successo della [[Ukiyo-zōshi|letteratura ''ukiyo'']] e delle stampe, la popolazione iniziò a prendere sempre più confidenza con i movimenti artistici. Attorno alla metà del XVII secolo gli artisti iniziarono a riprodurre nelle opere ciò che accadeva all'interno dei quartieri del piacere e dei teatri [[kabuki]], o durante i ''[[matsuri]]'' e i viaggi. Ciò contribuì a rendere particolarmente popolari guide turistiche e altri manuali, al cui interno era mostrato il meglio delle città e delle campagne circostanti grazie all'ausilio delle stampe<ref name="ukiyohistory"/>.
 
Intorno al [[1670]] apparve il primo grande maestro dello stile ''ukiyo-e'': [[Hishikawa Moronobu]]<ref name="ukiyohistory"/>. Egli iniziò a produrre stampe su foglio singolo rappresentanti fiori, uccelli, forme femminili ''[[bijin-ga]]'' e scene erotiche conosciute come ''[[shunga]]''. Questo tipo di stampa prevedeva l'uso di inchiostro nero su foglio bianco, con i colori che venivano aggiunti a mano in un secondo momento. Verso la fine del XVIII secolo la modernizzazione delle tecniche permise la realizzazione delle prime stampe policrome<ref name="flehon706"/>, grazie a una tecnica nota come {{nihongo|''[[nishiki-e]]''|東錦絵}}<ref name="museumart2">{{cita web|url=http://www.metmuseum.org/toah/hd/ukiy/hd_ukiy.htm|titolo=Woodblock Prints in the Ukiyo–e Style|sito=Metmuseum.org|editore=[[Metropolitan Museum of Art]]|lingua=en|accesso=2 marzo 2015}}</ref>.
 
Il procedimento che portava alla creazione delle stampe vedeva la collaborazione di diversi specialisti, ciascuno dei quali aveva un compito specifico<ref name="faurob27">{{cita|Faulkner e Robinson, 1999|p. 27}}.</ref>: per prima cosa il {{nihongo|disegnatore|絵師|eshi}} creava l'{{nihongo|immagine originale|版下絵|hanshita-e}} in {{nihongo|inchiostro|墨|[[Sumi (inchiostro)|sumi]]}} direttamente su un sottile strato di [[washi|carta fatta a mano]]<ref>{{cita|Michener, 1959|p. 11}}.</ref>. Dopodiché un {{nihongo|incisore|彫師|horishi}} incollava il disegno a faccia in giù su un blocco di legno<ref name="salter64">{{cita|Salter, 2001|p. 64}}.</ref>, intagliando le parti in cui la carta era bianca, lasciando così il disegno in evidenza sul blocco<ref name="faurob27"/> e distruggendo l'originale<ref name="salter64"/>. Una volta creati tanti blocchi quanti colori sarebbero stati presenti nell'opera finale, un {{nihongo|addetto alla stampa|摺師|surishi}} si occupava di inchiostrarli e di imprimerli sulla carta sfregando sul retro dei fogli uno specifico attrezzo chiamato {{nihongo|''[[baren (utensile)|baren]]''|馬楝}}<ref name="granepoca">{{cita web|url=http://www.lagranepoca.com/articles/2010/05/22/4615.html|titolo=Ukiyo-e: Imágenes del mundo flotante|pubblicazione=La Gran Época|lingua=es|data=22 maggio 2010|accesso=1º marzo 2015|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20101210013416/http://www.lagranepoca.com/articles/2010/05/22/4615.html|dataarchivio=10 dicembre 2010}}</ref>. Tale sistema permetteva di aggiungere diverse tonalità di colori alle stampe<ref name="flehon706"/>. I blocchi consentivano tirature altissime di ciascuna immagine, nell'ordine delle migliaia, prima che si logorassero<ref name="museumart2"/>.
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