Differenze tra le versioni di "L'uomo che piantava gli alberi (film)"

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* {{cita video|url=https://vimeo.com/358027592|titolo=L'uomo che piantava gli alberi (narrato da Omero Antonutti)}}
 
 
COLONNA SONORA: tratto dal II volume del libro "Cinema d'ascolto" di Mariangela Ungaro
 
“Conoscevo i villaggi di quella regione”: su queste parole esordisce una musica per soli archi, a maglie larghe e dal modo minore, che via via si intensifica e diventa crudele e movimentata, arrotata su movimenti circolari, come mossa da un vento impietoso, come quello di cui si fa menzione nella narrazione; quando si parla di pazzia, omicidi, lotta tra bene e male (e compare anche il sacerdote dei villaggi) agli archi si unisce l’organo, con un registro acido e dispiegato, ma non così forte, in modo che il suo intervento si senta ma si fonda col marciume maligno di cui si racconta. Quando non c’è musica, si sentono rumori di scena: vento che ulula, crepitio del fuoco, frinire di grilli, terra, acqua, sciami di api...
 
“Da tre anni piantava alberi in quella solitudine…” clarinetto solista su tremolo d’archi, e arpa in contrappunto, illuminano le speranze del protagonista, illustrando un brano dolce, luminoso, maggiore, lento ma con un fremito interno, come la fiammella che anima l'uomo, solo, (aveva perso moglie e figlio), che si era ritirato nella quiete di quella occupazione: piantare alberi in una landa ormai desolata. La grande speranza di chi ha compreso che la terra ha bisogno di vivere, rivivere, per far star bene tutti.
 
Il suono di un trombone sancisce con poche note (do sol do re do) la fine della guerra, il protagonista - io narrante - è solo, e vuole tornare a respirare la vita e la natura: la musica commenta, e sentiamo un flauto dolcissimo, (mi sol, in do maggiore) in timbro complesso con il violino che aggiunge guizzo ed entusiasmo a quelle note. Si aggiunge il corno francese che dà spazio alle immagini del paesaggio, accentuando la spazialità con gli intervalli di quarta e quinta.
 
La reazione dell’ambiente all’opera dell’atleta di Dio che piantava gli alberi è miracolosa. “Era un posto dove si aveva voglia di abitare”, e dove la Natura, a prescindere da due guerre mondiali, era rinata completamente.
 
Tutte le creature sembrano intonare il canto finale, dall’aria festosa, (cui si aggiungono la fisarmonica e risa  gioiose),  denso di poesia e di speranza.
 
Musiche di Normand Roger con la collaborazione di Denis L. Chartrand.
 
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