Differenze tra le versioni di "Leveraged buyout"

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Tolto esempio enorme come indicato da un wikicollega anonimo e affiancamento esempio italiano e statunitense per questioni di ottica geopolitica limitata: a mali estremi, estremi rimedi. Forse ora va meglio, fermo restando che la sezione incriminata non è mia
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m (Tolto esempio enorme come indicato da un wikicollega anonimo e affiancamento esempio italiano e statunitense per questioni di ottica geopolitica limitata: a mali estremi, estremi rimedi. Forse ora va meglio, fermo restando che la sezione incriminata non è mia)
 
Gli acquisti a leva vengono talvolta considerate delle tattiche predatorie e, siccome sono operazioni complesse, possono necessitare anche di qualche mese per essere completate.
 
Uno dei più grandi acquisti a leva è stato l'acquisto della Hospital Corporation of America (HCA) da parte della Kohlberg Kravis Roberts & Co. (KKR), Bain & Co. e della Merrill Lynch nel 2006. Le tre compagnie in totale hanno pagato circa trentatré miliardi di dollari per acquisire la HCA tramite LBO<ref name="Investopedia_Lbo" />.
 
In generale, gli acquisti a leva hanno subito un'impennata storica negli [[Anni 1980|anni ottanta]] accompagnata da numerosi fallimenti di molte aziende acquistate con questo stratagemma. Il motivo dei fallimenti è il debito insostenibile per il livello di cassa siccome il denaro per pagare era al 100% a debito (cioè il ''leverage ratio'' era del 100% o quasi); oggi il livello di debito per l'acquisto si tende a modulare intorno al 90%, mentre il rimanente 10% è formato da soldi che non derivano da debiti, cioè da finanziamento tramite equity. In più, gli interessi sul prestito erano molto alti ''in primis'' perché l'investimento era piuttosto rischioso. Le società che gestiscono fondi di ''private equity'' di solito acquistano le società target con il 70-80% della cifra finanziato a debito e il rimanente 20-30% finanziato non a debito.
Esistono cinque scenari di ''leveraged buyout'', se si include anche la possibilità che la società target fallisca. I primi quattro sono collegati a un preciso piano<ref>{{Cita web|lingua=en|url=https://www.investopedia.com/articles/financial-theory/08/leveraged-buyouts.asp|titolo=Understanding leveraged buyout scenarios|accesso=29 marzo 2021}}</ref>:
 
* Nel ''repackaging plan'', una compagnia quotata in borsa è acquistata tramiteacquistotramite acquisto a leva di tutte le sue azioni esistenti e circolanti, viene ristrutturata nel corso di qualche anno e si rivendono le sue azioni tramite un'offerta pubblica iniziale IPO. L'obiettivo finale è di guadagnare tramite l'innalzamento di valore dell'azienda, che si abbatte sul valore innalzato delle azioni.
* Nello ''split-up plan'' (o schema ''slash and burn'' o schema ''cut and run''), una compagnia è acquistata tramite acquisto a leva e alcuni suoi settori (a partire da quelli meno redditizi o meno strategici a quelli più redditizi) vengono rivenduti per liberarsene e guadagnare con il solo fine di lucro siccome si ritiene che la società target valga di più rivenduta a pezzi che intera. Le vendite avvengono al migliore offerente, come avviene in un'asta. Questo schema è il più ostile, predatorio e aggressivo in assoluto e, nel caso di liquidazioni, porta anche a licenziamenti di massa. Laddove delle branche reddizie sono vendite tramite partecipazione azionaria, queste branche possono però avere il vantaggio di svilupparsi indipendentemente, senza alcun blocco dalla società controllante a cui appartenevano.
* Nel ''portfolio plan'' (o ''leveraged build-up''), una compagnia concorrente viene acquistata e, tramite l'unione delle forze, si continuano le attività di business per sostenere il flusso di cassa, crescere e ripagare il debito.
* Il mantenimento del rapporto debito/capitale proprio entro un certo valore (in genere 1,75).
 
== Esempi di acquisto a leva ==
== Il ''leveraged buyout'' di Telecom Italia ==
L'[[Offerta pubblica di acquisto|OPA]] ostile di [[Olivetti]] su [[Telecom Italia]] con la successiva fusione Olivetti-Telecom impostata tra il 1998 e il 1999 e avvenuta nel 2003 durante la gestione Pirelli rappresenta la più grande operazione LBO mai condotta in Europa<ref>{{cita web|autore=Marco Solferini|url=https://www.tidona.com/lopa-storia-della-piu-grande-opa-dei-mercati-finanziari-italiani/|titolo=L'Opa. Storia della più grande Opa dei mercati finanziari italiani|data=10 aprile 2006|accesso=23 marzo 2021}}</ref><ref>{{cita web|lingua=en|autore=Lucas van Grinsven|autore2=Siobhan Kennedy|url=http://www.lucasvangrinsven.com/boomtimeforgadgetgiants,butwhereisprofit2|titolo=Heavyweights seen vying for Telecom Italia mobile unit|data=11 settembre 2007|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20140302010807/http://www.lucasvangrinsven.com/boomtimeforgadgetgiants,butwhereisprofit2|dataarchivio=2 marzo 2014}}</ref> e una delle più grandi al mondo<ref>{{cita web|lingua=en|autore=Thornton McEnery|url=https://www.businessinsider.com/the-biggest-private-equity-deals-in-history-2011-4?IR=T|titolo=The Biggest Private Equity Buyouts in History|pubblicazione=Business Insider|data=18 aprile 2011|accesso=23 marzo 2021}}</ref> per valore. La NewCo, cioè la società veicolo, era la Olivetti Tecnost.
{{P|ingiusto rilievo di un caso particolare; ottica geopolitica limitata; intrisa di elementi e dettagli non enciclopedicamente rilevanti e altri che trascendono del tutto la voce con ripercussioni/richiami estranei all'essenza dell'argomento in questione. Vedasi anche pag. di discussione|economia|marzo 2021}}
L'[[Offerta pubblica di acquisto|OPA]] ostile di [[Olivetti]] su [[Telecom Italia]] con la successiva fusione Olivetti-Telecom avvenuta nel 2003 durante la gestione Pirelli rappresenta la più grande operazione LBO mai condotta in Europa<ref>{{cita web|autore=Marco Solferini|url=https://www.tidona.com/lopa-storia-della-piu-grande-opa-dei-mercati-finanziari-italiani/|titolo=L'Opa. Storia della più grande Opa dei mercati finanziari italiani|data=10 aprile 2006|accesso=23 marzo 2021}}</ref><ref>{{cita web|lingua=en|autore=Lucas van Grinsven|autore2=Siobhan Kennedy|url=http://www.lucasvangrinsven.com/boomtimeforgadgetgiants,butwhereisprofit2|titolo=Heavyweights seen vying for Telecom Italia mobile unit|data=11 settembre 2007|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20140302010807/http://www.lucasvangrinsven.com/boomtimeforgadgetgiants,butwhereisprofit2|dataarchivio=2 marzo 2014}}</ref> e una delle più grandi al mondo<ref>{{cita web|lingua=en|autore=Thornton McEnery|url=https://www.businessinsider.com/the-biggest-private-equity-deals-in-history-2011-4?IR=T|titolo=The Biggest Private Equity Buyouts in History|pubblicazione=Business Insider|data=18 aprile 2011|accesso=23 marzo 2021}}</ref> per valore.
 
=== Primo tentativo ===
Le premesse per l'esecuzione di questa operazione di ''leveraged buyout'' furono poste nel 1997, quando si procedette alla privatizzazione del colosso statale Telecom avente un fatturato di 43.100 miliardi di lire e 124.000 dipendenti. A fine novembre 1998 [[Roberto Colaninno]], amministratore delegato di Olivetti, dopo un incontro con alcuni importanti finanziatori (Chase Manhattan ed [[Emilio Gnutti]]) si convinse della possibilità di scalare Telecom, guidata dal 1999 da [[Franco Bernabè]], attraverso un'operazione di ''leveraged buyout''. Il 13 gennaio 1999 il [[Financial Times]] pubblicò notizie circa una scalata ostile organizzata ai danni di Telecom da parte di un gruppo di investitori, scatenando il raddoppio del volume degli scambi sul titolo in borsa. Colaninno convocò il consiglio di amministrazione di Olivetti per sabato 20 febbraio 1999 per deliberare i termini OPA ostile su Telecom per poi comunicati contemporaneamente a [[Borsa Italiana]] e [[Consob]]. Si trattava di un LBO avente come ''Newco'' la Olivetti Tecnost, che avrebbe dovuto caricarsi del debito per poi fondersi con Telecom. I termini dell'offerta erano di €10 per azione, con un premio del 26% rispetto alla chiusura del venerdì 19 febbraio:
 
* € 6 in contanti;
* € 2,6 in obbligazioni Tecnost a cinque anni, emesse e rimborsate alla pari, con godimento annuale e ''[[spread]]'' sull'[[Euribor]] pari a 200-225 ''basis point'' (considerato un segnale di rischiosità dell'operazione, dato che un rating BBB di [[S&P]] prevedeva uno ''spread'' tra 75 e 100 ''basis points'');
* € 1,4 in azioni Tecnost ordinarie, provenienti da un apposito aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione.
 
L'ammontare complessivo fu di circa €50 miliardi di cui il 60% in contanti finanziati così:
 
* € 7 miliardi dalla vendita di [[Oliman]] e [[Infostrada]] a [[Mannesmann]];
* € 1 miliardi di liquidità di Olivetti;
* € 2,5 miliardi da un aumento di capitale sociale di Olivetti;
* € 20 miliardi circa di finanziamenti ottenuti dalle banche.
 
Totale ''cash'': € 30 miliardi, ovvero la cifra più alta mai pagata in contanti. L'offerta era condizionata al successo della vendita di Oliman e all'insuccesso dell'OPA Telecom su [[TIM]] (condizioni in seguito entrambe soddisfatte). Il consiglio di amministrazione di Telecom approvò in data 10 marzo 1998 tre [[poison pill]] (pillola avvelenata) e un piano industriale triennale:
 
* [[Offerta pubblica di sottoscrizione|OPS]] tra azioni ordinarie Telecom e azioni ordinarie e di risparmio Tim;
* Conversione delle azioni di risparmio Telecom in ordinarie;
* Riacquisto di azioni proprie fino al massimo consentito dalla legge (10%);
* Piano 1999-2002, imperniato sulla convergenza fisso/mobile (ristrutturazione dell'attivo).
 
La ''passivity rule'' innescata dall'OPA imponeva, che, per essere attuata, questa strategia necessitava dell'approvazione di almeno il 30% degli azionisti ordinari, che furono convocati il 10 aprile 1999. Non era facile coalizzare questa maggioranza: oltre agli investitori italiani, bisognava convincere gli investitori istituzionali internazionali, che possedevano oltre il 50% di Telecom. Nel frattempo si scatenò l'asta relativa all'OPA ostile:
 
* 1° rilancio di Olivetti, 17 marzo 1999: nuovo piano industriale, nessuna fusione Telecom-Tim, ''payout'' al 90% per gli azionisti Tim e ''buyback'' per Telecom risparmio;
* 2° rilancio di Telecom, 27 marzo 1999: non più OPS ma OPA sull'intero flottante Tim (40%), con un esborso di €6,84 per le ordinarie (+17,4% rispetto all'ultima quotazione) e €3,85 per le risparmio (+8,6%), con l'effetto collaterale dell'aumento dell'indebitamento;
* 3° rilancio di Olivetti, 29 marzo 1999: rialzo del prezzo offerto per le azioni Telecom da €10 a €11,5 (complessivi €60,4 miliardi) di cui €6,92 ''cash'', €2,9 in obbligazioni Tecnost ed € 1,68 in azioni Tecnost, con clausola di offerta subordinata alla mancata acquisizione di Tim da parte di Telecom.
 
Nei giorni precedenti l'assemblea del 10 aprile ci fu una grande campagna pubblicitaria per convincere gli azionisti Telecom a partecipare in assemblea. Tuttavia il Tesoro e la Banca d'Italia decisero di non partecipare per mantenere un profilo neutrale<ref>{{cita web|autore=Giorgio Meletti|autore2=Stefania Tamburello|url=http://archiviostorico.corriere.it/1999/febbraio/23/Alema_governo_resta_neutrale_co_0_9902232241.shtml|titolo=D'Alema: il governo resta neutrale del 23 febbraio 1999|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=23 febbraio 1999|pagina=4|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20140221145925/http://archiviostorico.corriere.it/1999/febbraio/23/Alema_governo_resta_neutrale_co_0_9902232241.shtml|dataarchivio=21 febbraio 2014|accesso=23 marzo 2021}}</ref>. Anche gli investitori istituzionali stranieri erano allettati dall'offerta Olivetti in quanto permetteva loro di realizzare forti plusvalenze. Il 10 aprile 1999, dopo 40 minuti dall'apertura dei lavori risultava iscritto il 33,5% dei soci ma presente solo il 22,3%. In assenza del ''quorum'' del 30% (ex art. 104 [[Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria|TUF]], Passivity Rule) l'assemblea fu sciolta e nessun provvedimento difensivo poté essere approvato.
 
=== Secondo tentativo ===
Bernabè ottenne dal consiglio di amministrazione il mandato per cercare un acquirente gradito alla direzione aziendale, detto in gergo ''White knight''. Questa operazione era resa difficile dal fatto che il tessuto imprenditoriale italiano non disponeva di capitali sufficienti da investire in questa acquisizione così onerosa. Al contempo, per uno straniero, risultava difficile superare la condizione dell'approvazione politica. Tuttavia il 16 aprile 1999 Bernabè raggiunse un accordo con [[Deutsche Telekom]] che prevedeva una fusione in una ''NewCo''<ref>{{cita web|autore=Marco Esposito|wkautore=Marco Esposito (giornalista)|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/04/17/telecom-bernabe-gioca-asso.html|titolo=Telecom, Bernabè gioca l'asso|pubblicazione=[[la Repubblica (quotidiano)|la Repubblica]]|data=17 aprile 1999|accesso=23 marzo 2021}}</ref>. Tale operazione avrebbe creato un colosso della telefonia, con grandi sinergie e poche sovrapposizioni di mercato poiché Telecom Italia operava in Sud America mentre Deutsche Telekom in Asia e nell'est europeo. Si sarebbero raggiunti €70 miliardi di fatturato e €200 miliardi di capitalizzazione. La ''NewCo'', di diritto tedesco, sarebbe stata quotata a [[Borsa di Francoforte|Francoforte]], [[Borsa di Milano|Milano]] e [[Borsa di New York|New York]].
 
Ma il 22 aprile 1999 la Consob diede il via libera all'OPA proposta da Olivetti. Il giorno della chiusura si arrivò al 51,02% di partecipazione, così Olivetti assunse il controllo di Telecom Italia. Per ripagare i debiti contratti con l'operazione di ''leveraged buyout'' il ''management'' di Telecom Italia fu costretto negli anni a seguire a cedere ''asset'' di valenza strategica e a dimezzare i propri dipendenti<ref name="soldionline">{{cita web|autore=Paolo Sassetti|url=https://www.soldionline.it/archivio/judo-finanziario/telecom-italia-e-la-maledizione-dei-ri-leveraged-buy-out|titolo=Telecom Italia e la maledizione dei ri-leveraged buy out|data=23 aprile 2007|accesso=23 marzo 2021}}</ref>.
 
Fu però solo nel 2003, durante la gestione Pirelli con presidente [[Marco Tronchetti Provera]], che i 16 miliardi di debiti dell'OPA di Olivetti furono scaricati sul Gruppo Telecom Italia mediante l'operazione di fusione Olivetti-Telecom. Dai dati di bilancio del Gruppo Telecom i debiti incrementano dai 21,9 miliardi del 2001 (anno di ingresso della Pirelli) ai 33,3 miliardi del 2003.
 
Il ''leverage buyout'' si concluse dunque nel 2003, dopo che la Pirelli, arrivata al controllo di Telecom nel 2001 rilevando i debiti della Olivetti per evitare grossi esborsi monetari, decise di scaricare i debiti della sua scalata sul Gruppo Telecom. E' possibile infatti definire la scalata della Pirelli come un ''rileverage buyout''<ref name="soldionline" /> con definitiva fusione dei debiti della società veicolo (Olivetti) sulla società target (Gruppo Telecom).
 
UnoUn altro dei più grandi acquisti a leva al mondo, è stato l'acquisto della [[Hospital Corporation of America]] (HCA) da parte della [[Kohlberg Kravis Roberts]] & Co. (KKR), [[Bain & Company|Bain & Co.]] e della [[Merrill Lynch]] nel 2006. Le tre compagnie in totale hanno pagato circa trentatré miliardi di dollari per acquisire la HCA tramite LBO<ref name="Investopedia_Lbo" />.
Effettivamente, prima della fusione Olivetti-Telecom avvenuta nel 2003, i debiti dell'OPA gravavano sulla Olivetti che era la controllante al 51% del Gruppo Telecom. Tali debiti invece di esser scaricati avrebbero potuto anche essere risanati o isolati dal Gruppo Telecom<ref>{{cita news|autore=Massimo Mucchetti|wkautore=Massimo Mucchetti|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/24/tronchetti-copre-le-sue-colpe-prepara-la.html|titolo=Tronchetti copre le sue colpe e prepara la vendita di Pirelli|pubblicazione=la Repubblica|data=24 settembre 2013|accesso=23 marzo 2021}}</ref>, specie quando le quotazioni di borsa negli anni successivi erano in netta discesa potendo favorire l'ascesa di altri gruppi di controllo riducendo la quota della Olivetti.
 
== Note ==