Differenze tra le versioni di "René Guénon"

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(Lineette)
 
===La realizzazione spirituale===
La ''pars costruens'' dell'opera di René Guénon riguarda la [[Tradizione]], intesa non come mero insieme di usi e costumi<ref>Cfr. in particolare R. Guénon ''Introduzione generale allo studio delle dottrine indù'', cit., cap. III, «Che cosa si deve intendere per tradizione».</ref> ma come «trasmissione» di un patrimonio simbolico e metodologico<ref>[…] ci sono simboli che sono comuni alle forme tradizionali più diverse e più remote le une dalle altre, non in seguito a “prestiti” che, in molti casi, sarebbero assolutamente impossibili, ma perché appartengono in realtà alla tradizione primordiale da cui queste forme sono tutte derivate in modo diretto o indiretto” (R. Guénon, ''Simboli della Scienza sacra'', cit., p.36).</ref>, cioè come veicolo imprescindibile per accostarsi alla «metafisica», termine con il quale Guénon intende la conoscenza sovra-razionale da realizzare attraverso il procedimento immediato dell'intuizione intellettuale: la conoscenza metafisica è quell'identificazione tra conoscente e conosciuto che non può avvenire neanche mediante la più elevata tra le facoltà individuali, cioè la ragione<ref>«[...] la ragione è sita alla sommità della parte inferiore dell'anima (sensi, memoria e facoltà cogitativa), mentre l'intelletto è sito alla sommità della sua parte superiore (la quale conosce le idee eterne, ragioni immutabili delle cose); alla prima appartiene la scienza (delle cose terrestri e transitorie), alla seconda la saggezza (conoscenza dell'assoluto e dell'immutabile); la prima è legata alla vita attiva, la seconda alla vita contemplativa. Questa distinzione equivale a quella delle facoltà individuali e sovraindividuali e dei due ordini di conoscenza che rispettivamente vi corrispondono» (R. Guénon, ''Autorità spirituale e potere temporale'', Luni Editrice, Milano 1995, cap. IX, «La legge immutabile», p. 103, ISBN 88-7984-022-3).</ref>, ma solo attraverso l'Intelletto superiore, facoltà trascendente<ref>Cfr., solo a mo' d'esempio, dato che il tema è essenziale in tutta l'opera dell'autore, ''La metafisica orientale'', cit., p. 19.</ref> che partecipa della natura divina insita nell'essere umano, al di là delle illusioni a cui la prospettiva individuale pare limitarlo. La conoscenza metafisica, la quale è «identità tra il possibile e il reale»<ref>R. Guénon, ''Gli Stati molteplici dell'essere'', cap. II, «Possibili e compossibili», Adelphi, Milano 1996, p. 34, ISBN 88-459-1201-9</ref>., è «la verità in sé», che «può venire concepita come l'adeguamento della conoscenza alla Possibilità totale»<ref>''Ivi'', cap. XVI, «Conoscenza e coscienza», p. 126.</ref>, ovverosia come la realizzazione dell'Infinito<ref>''Ivi'', in particolare cap. I, «L'Infinito e la Possibilità», e cap. XV, «La realizzazione dell'essere per mezzo della conoscenza».</ref>.
 
Facendo propria la terminologia in uso in alcune scuole filosofiche dell'antica Grecia, Guénon distingue due aspetti in una dottrina e, di conseguenza, due livelli di partecipazione alla «tradizione»: quello «exoterico», cioè esteriore, elementare, facilmente comprensibile e alla portata di tutti; quello «esoterico», cioè interiore, più profondo, d'ordine più elevato, e come tale rivolto e accessibile solo a coloro i quali sono qualificati in modo speciale per comprenderlo<ref>''Introduzione generale allo studio delle dottrine indù'', cit., cap. IX, «Esoterismo ed exoterismo»; cfr. anche «"Conosci te stesso"», in ''Il demiurgo e altri saggi'', Adelphi, Milano 2007, ISBN 978-88-459-2190-2.</ref>.
La ''pars destruens'' dell'opera di R. Guénon è riconducibile, in estrema sintesi, alla condanna intellettuale di tutto ciò che si pone quale ostacolo alla realizzazione spirituale: rivolgendosi al lettore occidentale moderno, è tale specifica mentalità, considerata alla stregua di un «dogma indiscutibile», che l'opera mira a mettere in discussione.
 
Le considerazioni sull'argomento sono effettuate da Guénon in accordo con la «dottrina dei cicli cosmici», in particolare nei termini in cui essa viene presentata nella tradizione indù<ref>R. Guénon, ''Forme tradizionali e cicli cosmici'', Mediterranee, Roma 1974, senza ISBN 88-272-0678-7</ref>: qualunque realtà (macrocosmica o microcosmica) sviluppa determinate possibilità fino al loro esaurimento, che è a un tempo la fine del ciclo precedente e l'inizio di quello successivo. Tale processo, esemplificabile dal susseguirsi delle stagioni nel ciclo annuale, riguarda anche le civiltà umane<ref>R. Guénon, ''La crise du monde moderne'', Gallimard, Paris 1973, cap. I, ISBN 2-07-023005-8</ref>, che si sviluppano simbolicamente a partire da una [[Età dell'Oro]], in cui i princìpi spirituali informano pienamente l'esistenza di tutti gli esseri, a una [[Età del Ferro]], in cui appare sovrano l'aspetto quantitativo delle cose, considerato secondo una prospettiva materialistica. Quando tale tendenza «cristallizzante» è portata alle sue estreme conseguenze, a essa subentra una tendenza «dissolutiva», tesa a far emergere in superficie le regioni inferiori dell'ambito psichico<ref>R. Guénon, ''Il regno della quantità e i segni dei tempi'', cit., passim, in particolare dal cap. XXIV in avanti</ref>.
 
Secondo questa lettura non rettilinea del tempo, la tendenza alla dissoluzione deve condurre a quanto è simbolicamente indicato da tutte le tradizioni come la [[Apocalisse|fine dei tempi]], attraverso una vera e propria parodia della spiritualità primordiale, un suo completo rovesciamento: il «regno dell'anticristo», per usare un'espressione nota al lettore occidentale. Essendo del tutto illusorio, però, questo regno deve immediatamente dissolversi, avendo condotto all'esaurimento definitivo le sue possibilità, per lasciare il campo a un nuovo ciclo<ref>Cfr., particolarmente, ''Il regno della quantità e i segni dei tempi'', cit., cap. XXIII, «Il tempo mutato in spazio», pp. 155-159.</ref>, in cui sarà restaurata la tradizione primordiale, puramente metafisica e universale. Alle forme del ciclo precedente, essendo unicamente degli adattamenti<ref>I riferimenti, per questa affermazione, sono innumerevoli e continui in tutta l'opera dell'autore. Si confrontino, solo a mo' di esempio, i seguenti testi di R. Guénon: ''Il re del mondo'', Adelphi, Milano 1977, cap. V, «Il simbolismo del Graal», p. 52, ISBN 88-459-0325-7; ''Forme tradizionali e cicli cosmici'', cit., «Atlantide e regione iperborea» e «La situazione della civiltà atlantidea nel "Manvantara"», in ''Forme tradizionali e cicli cosmici'', Roma, Mediterranee, 1974, pp. 27-37; ''Simboli della Scienza sacra'', cit., pp. 24, 26, 27, 30-31, 36, 44, 51-52, 63-64, 70, 79 (nota 12), 84-85, 87, 91, 94, 96, 113, 121, 136-137, 145, 146-147, 206 (nota 9), 361…, (v. Bibl.).</ref>, seppur funzionali al tempo e al luogo della loro manifestazione, non è dato di oltrepassare tale limite estremo.
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