Battaglia di Opicina: differenze tra le versioni

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A partire dalla sera del 30 aprile tutte le forze jugoslave si concentrarono nella zona dell'abitato di Opicina che, l'indomani, venne interamente circondato. Gli scontri si svilupparono duramente anche per tutte la giornate dell'1, del 2 e durante le prime luci del 3 maggio. Questo stesso giorno giunsero nei pressi di Opicina, provenienti da Monfalcone, anche mezzi corazzati, autoblindo ed elementi del [[20º Reggimento neozelandese]], al comando del [[capitano]] [[J. Wells]],<ref name="Zubini">{{Cita| Zubini|p. 291}}.</ref> che presero contatto con il comandante delle truppe tedesche, colonnello [[Oberst Mayer|Mayer]].<ref name="Cita|Veronese|p. 63">{{Cita|Veronese|p. 63}}.</ref>[[File:Petar Drapšin 1944.jpg|miniatura|Il generale jugoslavo Petar Drapšin, comandante della 4ª Armata dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.]]Venne sancita una tregua e si radunarono i rappresentanti degli schieramenti protagonisti dello scontro: Mayer, due ufficiali dell'Esercito neozelandese, il comandante partigiano [[Bogdan Pecotić]], un interprete ed alcuni vigili urbani.<ref name="Cita|Veronese|p. 63"/> I tedeschi si sarebbero arresi unicamente alle truppe neozelandesi, intenzione che gli jugoslavi disapprovavano totalmente. I neozelandesi allora, comunicato via radio lo stallo decisionale al brigadiere [[Gentry brigadier|Gentry]] ed al generale [[Bernard Freyberg]],<ref name="Zubini" /> al fine di escludere ulteriori spargimenti di sangue e scontri con le truppe jugoslave, siglata la resa, furono costretti ad abbandonare il teatro degli scontri e cedere tutti i prigionieri tedeschi alle brigate partigiane.
 
Parte delle truppe germaniche arrese fu radunata e trasportata nei dintorni di Opicina, vicino alla [[Stazione di Villa Opicina|stazione ferroviaria]], nel sito della [[foiba di Monrupino]], luogo in cui i prigionieri furono gettati dalle truppe del maresciallo [[Josip Broz Tito]]. Circa una cinquantina furono le salme, principalmente di militari germanici fucilati dai titini o caduti durante il combattimento, ad essere scoperte nel primo dopoguerra. Il numero dei corpi risulta dalle indagini e dalle esplorazioni portate avanti dall'ispettore della [[Polizia Civile TLT|Polizia Civile]] [[Umberto De Giorgi]] negli ultimi mesi del [[1945]] e i primi del [[1946]].<ref>{{Cita web|url=http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/custef24-014713.htm|titolo=Il rapporto dell'ispettore De Giorgi sulle "foibe"}}</ref>
 
== Note ==
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