Differenze tra le versioni di "Cimitero monumentale della Certosa di Bologna"

riassumo e riposiziono testo da incipit eccessivo, riordino scondo la struttura delle sezioni e semplifico parti divaganti, non enciclopediche o superflue. Non intervengo sulle mega-liste, ma la voce è diventata un ipetrofico elenco e va ampiamente rivista a mio avviso
m (wl e preciso)
(riassumo e riposiziono testo da incipit eccessivo, riordino scondo la struttura delle sezioni e semplifico parti divaganti, non enciclopediche o superflue. Non intervengo sulle mega-liste, ma la voce è diventata un ipetrofico elenco e va ampiamente rivista a mio avviso)
|Note = Sezione acattolica ed ebraica
}}
Il '''cimitero monumentale della Certosa di Bologna''' siè il maggiore cimitero della città di Bologna. Si trova appena fuori dal cerchio delle [[Mura di Bologna|mura della città]], vicino allo [[stadio Renato Dall'Ara]], ai piedi del [[colle della Guardia]] dove si trova il [[santuario della Madonna di San Luca]]. Sorge in un'area già utilizzata come necropoli dagli [[Etruschi]], e in seguito adibita a [[monastero]]. Istituito nel 1801 come unico cimitero della città dopo la conquista di Bologna da parte delle [[truppe napoleoniche]] nel 1796 e la [[soppressioni napoleoniche|soppressione]] della [[Certosa di San Girolamo di Casara]], il cimitero monumentale occupa gli antichi edifici del monastero e include al suo interno la chiesa di San Girolamo, con le sue preziose opere pittoriche del Seicento. A partire dagli anni Trenta dell'Ottocento il cimitero si è arricchito di nuovi spazi e chiostri, presentandosi oggi come un vero e proprio museo all'aperto, in cui sono conservate monumenti funebri di pregio dipinti dai maggiori artisti di inizio Ottocento e importanti sculture dei principali scultori bolognesi attivi tra l'Ottocento e il Novecento.
 
Il cimitero, articolato in diversi spazi e chiostri, conserva monumenti funebri di pregio dipinti dai maggiori artisti di inizio Ottocento e importanti sculture dei principali scultori bolognesi attivi tra l'Ottocento e il Novecento.
 
== Storia ==
 
=== Le origini dalla vecchia Certosa ===
Nel 1800 Luigi Pistorini, presidente della Commissione del dipartimento di sanità del Reno, sottoscrisse un'importante decisione per Bologna:bandì per ragioni di salute pubblica era bandita l'usanza di seppellire i morti nelle chiese e nelle fosse comuni degli Ospedali della Vita e della Morte, e stabilì che si dovevasarebbe dovuto utilizzare un cimitero fuori dall'abitato.
 
Il cimitero comunale fu istituito nel [[1801]] convertendo le preesistenti strutture della [[Certosa di San Girolamo di Casara]], fondata a metà del Trecento, e soppressa nel 1797 da [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]], e. diDella cuiCertosa èresta ancoratutt'ora in funzione la [[Chiesa di San Girolamo alla Certosa|Chiesa di San Girolamo]].
 
TraA iseguito turisti internazionali che visitarono la Certosa nell'Ottocento vi fu lo storicodelle [[AlexanderSpoliazioni Turgenev]], che descrisse la Certosa di Bologna e il camposanto di Pisa come due musei.<ref>{{cita webnapoleoniche|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/un-cimitero-che-si-puo-chiamare-museo-1106-evento|titolo=Un Cimitero che si può chiamare Museo|editore=Istituzione Bologna Musei|Museo civico del Risorgimento|sito=Storia e Memoria di Bologna|accesso=21 aprile 2021}}</ref> All'epoca delle [[spoliazioni napoleoniche]], quando il cimitero aveva appena aperto le porte, numerose madonneMadonne provenienti dalle chiese soppresse e dalle edicole votive delle strade di Bologna hanno trovato una nuova collocazione nel Chiostro delle Madonne, per preservarle ed esporle ai visitatori. Sorte analoga è toccata alle numerose lapidi e monumenti funerari del XVI secolo sparsi nelle ex chiese per la città, di cui una parte è stata conservata nelle sale del Chiostro del 1500, fino alla loro parziale ricollocazione nelle chiese di origine.<ref>{{cita web|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/chiostro-del-1500-sale-del-chiostro-1500-1967-luogo|titolo=Chiostro del 1500 - Sale del Chiostro 1500|editore=Istituzione Bologna Musei|Museo civico del Risorgimento|sito=Storia e Memoria di Bologna|accesso=21 aprile 2021}}</ref>
La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all'aria aperta”, tappa del [[grand tour]] italiano: la visitarono [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]], [[George Gordon Byron|Byron]], [[Charles Dickens|Dickens]], [[Theodor Mommsen|Mommsen]], [[Stendhal]] e gli ospiti illustri che in visita a Bologna vi venivano condotti dalle autorità cittadine. Era anche meta di escursioni romantiche: nel 1826 Giacomo Leopardi vi passeggiava con l'amica musicista Marianna Brighenti.
 
La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò presto la Certosa in un vero e proprio “museo"museo all'aria aperta”aperta", tappa del [[grand tour]] italiano: la visitarono [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]], [[George Gordon Byron|Byron]], [[Charles Dickens|Dickens]], [[Theodor Mommsen|Mommsen]], [[Stendhal]], [[Alexander Turgenev|Turgenev]]<ref>{{cita web|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/un-cimitero-che-si-puo-chiamare-museo-1106-evento|titolo=Un Cimitero che si può chiamare Museo|editore=Istituzione Bologna Musei|Museo civico del Risorgimento|sito=Storia e Memoria di Bologna|accesso=21 aprile 2021}}</ref>, e gli ospiti illustri che in visita a Bologna vi venivano condotti dalle autorità cittadine. Era anche meta di escursioni romantiche: nel 1826 Giacomo Leopardi vi passeggiava con l'amica musicista Marianna Brighenti.{{cn}}
Le stesse autorità cittadine in accordo con l'Accademia di Belle Arti si assunsero il compito di garantire la qualità dei progetti, vagliata da una commissione appositamente costituita, e favorirono l'evolversi delle tecniche di esecuzione dei monumenti. Mentre in età napoleonica si privilegiava la pittura secondo la tradizione classico-naturalistica radicata a Bologna, dopo il 1815 prevalse la scultura. Il podestà e l'Accademia avevano infatti imposto agli artisti la garanzia dell'opera per un anno pena il ripristino a loro spese, obbligo che si trasferiva successivamente ai committenti. La scultura, oltre che più affine al gusto neoclassico, era, per opere all'aperto, più resistente agli agenti atmosferici.
 
Le stesse autorità cittadine, in accordo con l'[[Accademia di belle arti di Bologna|Accademia di Belle Arti]], si assunsero il compito di garantire la qualità dei progetti, vagliatavagliati da una commissione appositamente costituita, e favorirono l'evolversi delle tecniche di esecuzione dei monumenti. Mentre in età napoleonica si privilegiava la pittura secondo la tradizione classico-naturalistica radicata a Bologna, dopo il 1815 prevalse la scultura. Il podestà e l'Accademia avevano infatti imposto agli artisti la garanzia dell'opera per un anno, pena il ripristino a loro spese, obbligo che si trasferiva successivamente ai committenti. La scultura, oltre che più affine al gusto neoclassico, era, per opere all'aperto, più resistente agli agenti atmosferici.
In particolare sotto le arcate del Chiostro Terzo (o della Cappella) vi è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica: tombe sia dipinte a tempera che in stucco e scagliola.
Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli [[anni 1950|anni cinquanta]] in poi. Nel [[2007]] la [[Sala del Pantheon del cimitero monumentale della Certosa di Bologna|sala del Pantheon]], dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una [[Sala del Pantheon del cimitero monumentale della Certosa di Bologna|sala del Commiato]] per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell'artista [[Flavio Favelli]]. La chiesa, non parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei [[passionisti]] di [[Casalecchio di Reno]].
 
DalNel dicembre del 2000 ill'area monumentale del cimitero è trasformatostata trasformata in museo.<ref>{{cita web|url=https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/search.do?value%28NCTA%29=LC-00002&option%28NCTA%29=strict&type=n&fakesearch=Nuclei+e+raccolte|titolo=Opere d'arte del Novecento - Museo della Certosa - Certosa Monumentale |sito=PatER - portale del patrimonio culturale dell'Emilia Romagna|editore=Assessorato alla cultura e paesaggio - Servizio patrimonio culturale|accesso=20 aprile 2021}}</ref>, anche se l'idea di una Certosa come museo è ben più antica.
=== La chiesa ===
 
{{Per approfondire|Chiesa di San Girolamo alla Certosa}}
===Il cimitero nell'era contemporanea===
Nella chiesa del monastero sono da segnalare il ''trittico della Passione di Cristo'', opera di [[Bartolomeo Cesi (pittore)|Bartolomeo Cesi]] (1556-1629) e il coro ligneo intarsiato ripristinato da Biagio De' Marchi nel 1538 dopo l'incendio provocato dai [[Lanzichenecchi]] di [[Carlo V]]. In evidenza sono i dipinti dedicati ad episodi della vita di Cristo, delle dimensioni di circa 450x350 cm, i quali furono commissionati nella metà del Seicento ai due Sirani, [[Giovanni Andrea Sirani|Giovan Andrea]] e la figlia [[Elisabetta Sirani|Elisabetta]], a [[Francesco Gessi]], [[Giovanni Maria Galli da Bibbiena]], [[Lorenzo Pasinelli]], [[Domenico Maria Canuti]] e al napoletano [[Nunzio Rossi]]. Altre opere di [[Antonio Vivarini|Antonio]] e [[Bartolomeo Vivarini]], [[Carracci|Ludovico e Agostino Carracci]], oltre che del [[Guercino]], furono trasferite in epoca napoleonica alla [[Pinacoteca Nazionale di Bologna]].
Il cimitero ha subito un fortenotevole ampliamento dagli [[anni 1950|anni cinquanta]] in poi. Nel [[2007]] la [[Sala del Pantheon del cimitero monumentale della Certosa di Bologna|sala del Pantheon]], dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventadagli unaanni [[Salanovanta del PantheonNovecento, delè cimiterodiventata monumentaleuna della Certosa di Bologna|sala del Commiato]] per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad, operaallestita delldall'artista [[Flavio Favelli]]. La chiesa, non parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei [[passionisti]] di [[Casalecchio di Reno]].
 
[[File:Sala del colombario (certosa di bologna).JPG|thumb|left|Sala del Colombario]]
[[File:Ossario Partigiani Bologna.JPG|thumb|right|''[[Monumento Ossario ai caduti partigiani]]'', opera dell'architetto [[Piero Bottoni]].]]
 
=== Struttura del cimitero ===
Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall'originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla 'città dei vivi'. {{cn|Anche il porticato ad archi, presente all'entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al [[santuario della Madonna di San Luca]] posta sul colle della Guardia, vuole significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.}}
 
=== La chiesa ===
== Opere scultoree e monumenti di pregio artistico ==
{{Per approfondire|Chiesa di San Girolamo alla Certosa}}
All'interno del cimitero si può ammirare un vastissimo repertorio di opere scultoree, «oltre 6000 manufatti di interesse storico artistico, sale, gallerie e chiostri» «ripartite su trenta ettari di superficie» come segnala il portale di riferimento ''Storia e Memoria di Bologna'' dell'[[Istituzione Bologna Musei]] curato dal [[Museo civico del Risorgimento]].<ref>{{cita web|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/certosa/opere/tutte-le-opere|titolo=Elenco completo delle opere|sito=Storia e Memoria di Bologna|accesso=10 aprile 2021}}</ref><ref>Il portale ''Storia e Memoria di Bologna'' ha incorporato i materiali dell'ex sito web ''Museo Virtuale della Certosa'' (certosa.cineca.it) sito di riferimento per la Certosa di Bologna negli anni 2010.</ref>
Nella chiesa del monastero sono da segnalare il ''trittico della Passione di Cristo'', opera di [[Bartolomeo Cesi (pittore)|Bartolomeo Cesi]] (1556-1629) e il coro ligneo intarsiato ripristinato da Biagio De' Marchi nel 1538 dopo l'incendio provocato dai [[Lanzichenecchi]] di [[Carlo V]]. In evidenza sono i dipinti dedicati ad episodi della vita di Cristo, delle dimensioni di circa 450x350 cm, i quali furono commissionati nella metà del Seicento ai due Sirani, [[Giovanni Andrea Sirani|Giovan Andrea]] e la figlia [[Elisabetta Sirani|Elisabetta]], a [[Francesco Gessi]], [[Giovanni Maria Galli da Bibbiena]], [[Lorenzo Pasinelli]], [[Domenico Maria Canuti]] e al napoletano [[Nunzio Rossi]]. Altre opere di [[Antonio Vivarini|Antonio]] e [[Bartolomeo Vivarini]], [[Carracci|Ludovico e Agostino Carracci]], oltre che del [[Guercino]], furono trasferite in epoca napoleonica alla [[Pinacoteca Nazionale di Bologna]].
 
== Opere scultoree e monumenti di pregio artistico ==
Dal dicembre del 2000 il cimitero è trasformato in museo<ref>{{cita web|url=https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/search.do?value%28NCTA%29=LC-00002&option%28NCTA%29=strict&type=n&fakesearch=Nuclei+e+raccolte|titolo=Opere d'arte del Novecento - Museo della Certosa - Certosa Monumentale |sito=PatER - portale del patrimonio culturale dell'Emilia Romagna|editore=Assessorato alla cultura e paesaggio - Servizio patrimonio culturale|accesso=20 aprile 2021}}</ref>, anche se l'idea di una Certosa come museo è ben più antica.
All'interno del cimitero si può ammirare un vastissimo repertorio di opere scultoree, «oltre 6000 manufatti di interesse storico artistico, sale, gallerie e chiostri» «ripartite su trenta ettari di superficie» come segnala il portale di riferimento ''Storia e Memoria di Bologna'' dell'[[Istituzione Bologna Musei]] curato dal [[Museo civico del Risorgimento]].<ref>{{cita web|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/certosa/opere/tutte-le-opere|titolo=Elenco completo delle opere|sito=Storia e Memoria di Bologna|accesso=10 aprile 2021}}</ref><ref>Il portale ''Storia e Memoria di Bologna'' ha incorporato i materiali dell'ex sito web ''Museo Virtuale della Certosa'' (certosa.cineca.it) sito di riferimento per la Certosa di Bologna negli anni 2010.</ref>
Tra i turisti internazionali che visitarono la Certosa nell'Ottocento vi fu lo storico [[Alexander Turgenev]], che descrisse la Certosa di Bologna e il camposanto di Pisa come due musei.<ref>{{cita web|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/un-cimitero-che-si-puo-chiamare-museo-1106-evento|titolo=Un Cimitero che si può chiamare Museo|editore=Istituzione Bologna Musei|Museo civico del Risorgimento|sito=Storia e Memoria di Bologna|accesso=21 aprile 2021}}</ref> All'epoca delle [[spoliazioni napoleoniche]], quando il cimitero aveva appena aperto le porte, numerose madonne provenienti dalle chiese soppresse e dalle edicole votive delle strade di Bologna hanno trovato una nuova collocazione nel Chiostro delle Madonne, per preservarle ed esporle ai visitatori. Sorte analoga è toccata alle numerose lapidi e monumenti funerari del XVI secolo sparsi nelle ex chiese per la città, di cui una parte è stata conservata nelle sale del Chiostro del 1500, fino alla loro parziale ricollocazione nelle chiese di origine.<ref>{{cita web|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/chiostro-del-1500-sale-del-chiostro-1500-1967-luogo|titolo=Chiostro del 1500 - Sale del Chiostro 1500|editore=Istituzione Bologna Musei|Museo civico del Risorgimento|sito=Storia e Memoria di Bologna|accesso=21 aprile 2021}}</ref>
Nel 2018, il Museo del Risorgimento ha organizzato una mostra dal titolo ''Un cimitero che si può chiamare Museo. Opere e artisti della Certosa di Bologna'', incentrata sulle collezioni private delle ditte Imbellone e Davide Venturi & Figlio.<ref>[https://www.bolognawelcome.com/it/eventi/mostre-esposizioni/un-cimitero-che-si-puo-chiamare-museo-opere-e-artisti-della-certosa-di-bologna ''Un cimitero che si può chiamare Museo. Opere e artisti della Certosa di Bologna''], www.bolognawelcome.com, consultato il 21 aprile 2021</ref>
 
Alle spalle della ricchezza del cimitero monumentale e del cimitero come museo si celano scelte strategiche, culturali e politiche che rimontanorisalgono al 1815.
In quell'anno, l'incisore [[Francesco Rosaspina]] (1762–1841) segnalasegnalò ai membri dell'[[Accademia di Belle Arti di Bologna]], riuniti in seduta ordinaria il 1° gennaio, l'esigenza di porre rimedio a un grande disordine e disonore per la città: nel cimitero della Certosa, frequentato dagli ospiti stranieri, non si vedonovedevano che "«goffissime opere d'inettissimi artisti"». Il cimitero stastava diventando un luogo notevole, visitato daidi forestieri, analogamente alle quadrerie e alle collezioni d'arte. L'Accademia non puòpoteva rimanere estranea a quanto èveniva prodotto in Certosa. Secondo Rosaspina era necessario che i nuovi monumenti venissero commissionati ad artisti abili e che fossero sottoposti all'esame dei maestri dell'Accademia. Questa opinione era condivisa dai membri dell'istituto, in particolare dal protosegretario [[Pietro Giordani]] e dal presidente [[Carlo Filippo Aldrovandi Marescotti]], secondo i quali il "luogo illustre" della Certosa richieva l'opera di artisti "noti e reputati".
La proposta difu collaborazioneaccolta ècon giratafavore alladalla Municipalità, chee l'accoglieil connuovo moltoregolamento favoredivenne operativo dall'estate 1815. La valutazione della commissione accademica avverrà in due fasi: l'analisi del disegno e il collaudo dell'opera finita.<ref name=1815salaborsa>{{cita web|url=https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1815/le_tombe_della_certosa_agli_artisti|editore=[[Biblioteca Salaborsa]]|titolo=Le tombe della Certosa agli artisti|data= 5 maggio 2020 |accesso=23 marzo 2021}}</ref>
È necessario, secondo Rosaspina, che i nuovi monumenti vengano commissionati ad artisti abili e che siano sottoposti all'esame dei maestri dell'Accademia.
Questa opinione è condivisa dai membri dell'istituto, in particolare dal protosegretario [[Pietro Giordani]] e dal presidente [[Carlo Filippo Aldrovandi Marescotti]], che, per il "luogo illustre" della Certosa, richiedono l'opera di artisti "noti e reputati".
La proposta di collaborazione è girata alla Municipalità, che l'accoglie con molto favore. La valutazione della commissione accademica avverrà in due fasi: l'analisi del disegno e il collaudo dell'opera finita.<ref name=1815salaborsa>{{cita web|url=https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1815/le_tombe_della_certosa_agli_artisti|editore=[[Biblioteca Salaborsa]]|titolo=Le tombe della Certosa agli artisti|data= 5 maggio 2020 |accesso=23 marzo 2021}}</ref>
I monumenti dipinti dovranno imitare quelli scolpiti, rinunciando alla prospettiva e usando i colori dei rilievi, e le due tipologie andranno alternate secondo un ritmo armonioso.<ref name=1815salaborsa/>
Il nuovo regolamento sarà operativo dall'estate 1815. Il rapporto di consulenza dell'Accademia con il Municipio proseguiràproseguì, tra alti e bassi, per tutta la prima metà dell'800 e consentiràconsentì l'opera dei migliori artisti del periodo, quali [[Pelagio Palagi]], [[Antonio Basoli]], [[Pietro Fancelli]], [[Giacomo De Maria]], [[Giovanni Putti]].<ref name=1815salaborsa/>
 
Ad oggi, il Servizio patrimonio culturale dell'Assessorato alla cultura e paesaggio dell'Emilia-Romagna recensisce 499 opere e oggetti d'arte presenti nel Cimitero monumentale della Certosa di Bologna (dati aggiornati al febbraio 2021).<ref>
 
== Artisti presenti ==
Degli oltreOltre 200 artisti presentisono sepolti nel cimitero monumentale della Certosa <ref>{{Cita web|url=http://www.comune.bologna.it/risorgimento/luoghi/49495/id/49221|titolo= Complesso monumentale della Certosa|editore=[[Museo Civico del Risorgimento]]|accesso=28 febbraio 2021}}</ref><ref>{{cita silibro|curatore=Giovanna ritrovaPesci|titolo=La traccia nelle guide pubblicate, come quelleCertosa di GiovannaBologna: Pesciimmortalità edella Angelomemoria|anno=1998|editore=Editrice Raule,Compositori|città=Bologna|isbn= e978-88-7794-123-7}}</ref><ref nei sitiname=indiceRaule>{{Cita web|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/files/vecchio_archivio/certosa/l/rauleindicenomi.pdf|titolo=Indice dedicatidei alla Certosa (''Storia e Memoria dinomi|sito=www.storiaememoriadibologna.it|editore=Istituzione Bologna'' eMusei|accesso=15 ''Panopticonfebbraio di2021}}</ref><ref>{{Cita Bologna''),web|url=http://www.panopticondibologna.it/Luoghi/certosa/indice%20artisti.html|titolo=La cheCertosa selezionanoMonumentale: iIndice seguentiper artisti|editore=Alberto comeMartini|sito=www.panopticondibologna.it|accesso=15 rilevantifebbraio 2021}}</ref>:
 
<ref>{{cita libro|curatore=Giovanna Pesci|titolo=La Certosa di Bologna: immortalità della memoria|anno=1998|editore=Editrice Compositori|città=Bologna|isbn= 978-88-7794-123-7}}</ref><ref name=indiceRaule>{{Cita web|url=https://www.storiaememoriadibologna.it/files/vecchio_archivio/certosa/l/rauleindicenomi.pdf|titolo=Indice dei nomi|sito=www.storiaememoriadibologna.it|editore=Istituzione Bologna Musei|accesso=15 febbraio 2021}}</ref><ref>{{Cita web|url=http://www.panopticondibologna.it/Luoghi/certosa/indice%20artisti.html|titolo=La Certosa Monumentale: Indice per artisti|editore=Alberto Martini|sito=www.panopticondibologna.it|accesso=15 febbraio 2021}}</ref>:
{{Div col|cols=3}}
* [[Luigi Acquisti]] (1745-1823), scultore, Forlì