Differenze tra le versioni di "La chiesa di Auvers"

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Sostituisco volume con numero, perché collana
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In maniera ancora più gridata rispetto al passato qui van Gogh rinuncia ad una riproduzione fotograficamente esatta della «realtà stereoscopica» e proietta nell'architettura di Auvers i suoi tormenti interiori, manipolando forme e colori in modo libero e soggettivo, con un'esplicita presa di distanze dal naturalismo impressionista e neoimpressionista (si confronti, a titolo esemplificativo, il presente dipinto con le ''[[Cattedrali di Rouen (serie di Monet)|Cattedrali di Rouen]]'' di [[Monet]]).<ref>{{cita web|url=http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/pittura/commentaire_id/la-chiesa-di-auvers-sur-oise-8619.html?S=0&tx_commentaire_pi1%5BpidLi%5D=509&tx_commentaire_pi1%5Bfrom%5D=841&cHash=80ffd8caba|lingua=it, fr, en, de, es, pt, ru, ja, lzh, ko|editore=musée d'Orsay|città=Parigi|accesso=2 aprile 2017|titolo=L'église d'Auvers-sur-Oise, vue du chevet [La Chiesa di Auvers-sur-Oise, veduta della parte absidale]}}</ref> È in questo modo che l'abside della chiesetta del XIII secolo, lontana dalle rigide norme fisiche che caratterizzano l'''ars costruendi'', non si erge con precisione, bensì barcolla convulsamente, come se fosse sul punto di collassare. La mole bassa e compatta della chiesa è infatti individuata da linee morbide e tortuose, impiegate dal pittore per generare un dinamismo che viene amplificato dalle due stradine che, biforcandosi, stringono l'edificio da una parte e dall'altra, senza darvi accesso. Sul sentiero di sinistra, poi, si avventura una contadina che, tuttavia, rivolge il tergo allo spettatore, isolandolo in un senso di angosciosa solitudine.
 
Il dato visibile, si è detto, viene reinterpretato in questo dipinto con molta libertà espressiva. Ciò vale anche per i colori che, sovraccaricati, sembrano quasi palpitare, diffondendo il disperato ''[[pathos]]'' di van Gogh. Tutte le tonalità del dipinto, stese sulla tela per mezzo di pennellate avvitate su sé stesse, sono infatti gravide di significati: è il caso del verde-giallo dei prati, del rosso delle tegole, ma soprattutto del blu cobalto che inquina il cielo, rendendolo foriero di vorticose burrasche, quasi come se fosse notte (anche se è evidentemente giorno, come dimostra l'ombra proiettata dalla chiesa sul triangolo erboso che ha innanzi). Quest'arbitrarietà del colore e delle forme non solo orchestra magistralmente l'«atmosfera psicologica» dell'opera, che in termini speculari con il sentire dell'artista appare oppressa da un greve silenzio carico di presagi, ma riassume ''in nuce'' anche tutti gli indirizzi stilistici che saranno poi distintivi dell'arte espressionista. «Van Gogh aveva ormai perso ogni accesso al divino» osserva la critica d'arte Federica Armiraglio «e anche la fede nella pittura, che aveva sostituito quella religiosa, era in procinto di spegnersi». Attraverso i colori irreali e l’assenza di prospettiva, l’immagine reale della chiesa è come trasfigurata, filtrata dal mondo interiore dell’artista. La linea, i colori divengono per Van Gogh i mezzi espressivi con i quali egli comunica la bellezza e il dramma dell’esistenza.<ref name=asd>{{cita libro|collana=I Classici dell'Arte|editore=Rizzoli|titolo=Van Gogh|volumenumero=2|anno=2003|p=164|autore=Federica Armiraglio}}</ref>
 
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