Differenze tra le versioni di "Autovox"

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==Storia ==
=== Le origini: l'Industria Radiotecnica Italiana (1933-1944) ===
=== Gli inizi ===
Le origini dell'azienda risalgono alla fondazione della ditta individuale ''Industria Radiotecnica Italiana'' (IRI), avvenuta nel 1933 su iniziativa del signor [[Giordano Bruno Verdesi]] (1906-1982), con sede e stabilimento in viale Manzoni 39, all'[[Esquilino]].<ref name="fondiri">{{cita libro | autore= | titolo= Annuario industriale di Roma e del Lazio| anno= 1938| editore= Confederazione fascista degli industriali - Unione provinciale di Roma| p=435}}</ref> Al 1939, sede e stabilimento della ditta risultavano ubicati in via Tomassetti 14-16a, al [[Nomentano]].<ref name="viatomassetti">{{cita libro | autore= | titolo= Annuario politecnico italiano. Guida generale delle industrie nazionali. 1939| anno=1939 | editore= | p=493}}</ref> Due anni più tardi, nel 1941, le medesime vennero nuovamente trasferite in via Albenga 12, nel quartiere [[Appio-Latino]].<ref>{{cita pubblicazione |autore= |titolo=Notizie brevi |rivista=Radio Industria. Rivista mensile di radiotecnica |editore=Edizioni Radio Industria |numero=75-76 |anno= 1941|mese=gennaio-febbraio |p=163}}</ref>
L'impresa fu fondata nel [[1945]] a [[Roma]] su iniziativa di [[Giordano Bruno Verdesi]] e dell'ingegner Carlo Daroda con la denominazione '''Autovox S.p.A.''' con sede legale in largo Ponchielli 6, della quale il primo assunse la carica di amministratore delegato e il secondo di presidente.
 
L'attività dell'IRI consisteva nella produzione di apparecchiature elettrotecniche per uso professionale, quali [[trasmettitore|trasmettitori]] e ricevitori radiotelevisivi, [[alimentatore|alimentatori]] anodici, convertitori di corrente continua in alternata, filtri livellamento di corrente, [[microfoni]] Velotron senza voltaggio (su licenza della statunitense Bruno Laboratories di New York), sistemi di antenna trasportabili, scaricatori per [[aeroplani]], survoltori di tensione ed accessori e componenti per radio.<ref name="fondiri"/><ref name="viatomassetti"/> La ditta romana svolgeva inoltre attività di rappresentante generale per l'Italia e le colonie della statunitense Pioneer General Electric Motor Corp. di Chicago.<ref name="viatomassetti"/> Il numero di dipendenti era cresciuto notevolmente, passando nel volgere di pochi anni dalle decine di unità iniziali a 108.<ref name="fondiri"/><ref>{{cita pubblicazione |autore= G. Pagnotta|titolo= La geografia degli insediamenti produttivi tra il dopoguerra e gli anni Cinquanta|rivista=Roma moderna e Contemporanea |editore=Università degli Studi Roma Tre - CROMA |volume=8|numero=1-2 |anno= 2000|mese=gennaio-agosto |pp=191-228}}</ref>
Fin dalla sua costituzione, l'azienda, la cui produzione si svolse inizialmente in un capannone in via Mondovì 5, con lo sviluppo della motorizzazione di massa del secondo dopoguerra, si specializzò nella costruzione di [[autoradio]]. Fu in questo particolare settore dell'elettronica che Autovox ebbe i primi successi commerciali con i modelli della serie ''RA'' e ''RRA'', affermandosi in pochi anni sui mercati nazionale ed estero.
 
Le attività dell'impresa furono convertite a finalità belliche dopo il 1940, con l'ingresso dell'Italia nella [[Seconda guerra mondiale]] al fianco della [[Germania nazista]].<ref name="dellarovere">{{cita news|autore=R. Della Rovere|titolo=L'agonia dell'Autovox, cinquant'anni di fatti e misfatti romani|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=10 aprile 1996|p=41}}</ref><ref name="toscano">{{cita libro | autore=P. Toscano| titolo=Imprenditori a Roma nel secondo dopoguerra. Industria e terziario avanzato dal 1950 ai giorni nostri | anno=2011 | editore= Gangemi| p=54}}</ref> Tuttavia, dopo l'[[occupazione tedesca di Roma]] avvenuta nel 1943 a seguito dell'[[Armistizio di Cassibile]] con cui si ruppe l'alleanza militare italo-tedesca, le attività di IRI subirono una brusca interruzione allorché la fabbrica fu posta sotto [[sequestro]] dalle autorità militari germaniche.<ref name="dellarovere"/>
=== Il boom ===
[[File:Radioricevitore per auto a valvole - Museo scienza tecnologia Milano D1141.jpg|miniatura|[[Autoradio]] a valvole Autovox RA 107 prodotto dal 1960 al 1965]]
[[File:AUTOVOX 2589 anno 1967 .jpg|miniatura|TVC 2589 anno 1967]]
Già all'inizio degli anni cinquanta la Autovox costituiva un player fondamentale nel settore dell'elettronica consumer, per progettazione e per numeri di produzione. Nel [[1953]] la sede e le attività industriali furono trasferiti dal capannone iniziale, non più sufficiente, in un grande stabilimento di 28 000&nbsp;m² in [[via Salaria]] 981. Si trattava di un progetto completamente nuovo, ispirato alle grandi aziende d'oltreoceano; in un unico campus veniva riunito il settore ricerca e sviluppo, il reparto marketing, l'organizzazione distributiva, e il reparto produzione e assemblaggio, con l'impiego di 650 addetti. L'ingresso era sormontato da un grande arco in cemento armato.
 
=== Autovox, da nome commerciale a ragione sociale (1945-1970)===
In quegli anni, Autovox avviò anche la produzione dei nuovi elettrodomestici da intrattenimento: i [[televisori]], e delle [[antenne]] per ricezione, ottenendo buoni successi anche in quella categoria di prodotti.
Nel 1945, a conclusione del conflitto, fece ingresso nella società l'ingegner [[Carlo Daroda]] e IRI poté riprendere le sue attività, che furono spostate in un altro stabilimento in largo Ponchielli 6, al [[Salario (Roma)|Salario]].<ref name="toscano"/> Il Verdesi, prevedendo un forte sviluppo della [[motorizzazione]] di massa fece avviare l'attività di progettazione e sviluppo delle [[autoradio]]: fu in questo contesto che nacque il marchio ''Autovox'', il cui primo modello, costruito con supereterodina a 6 valvole, sintonizzatore automatico a cinque pulsanti e regolatore di volume, fu esposto in occasione della Fiera di Milano del 1946.<ref name="dellarovere"/><ref>{{cita pubblicazione |autore= |titolo=Fiera di Milano 1946. Fiera della ripresa! |rivista=Elettronica |editore= Radio Club Piemonte|volume= |numero=10 |anno= 1946|mese=ottobre |pp=405-409}}</ref>
 
Nel secondo [[dopoguerra]], l'IRI crebbe rapidamente e ciò rendeva insufficienti gli spazi dei capannoni di largo Ponchielli, e perciò furono acquistati dei capannoni più spaziosi in [[via Salaria]] 981, dove nel 1953 furono trasferiti la sede e le attività industriali dell'azienda, che contestualmente diveniva [[società per azioni]] ed assumeva la ragione sociale ''Autovox S.p.A.'' - dal nome del prodotto che le permise di affermarsi sia in Italia che all'estero - con capitale sociale di 700.000 lire, e nella quale il Daroda ricopriva la carica di presidente ed il Verdesi quella di [[amministratore delegato]].<ref name="dellarovere"/><ref name="toscano"/><ref>Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Foglio delle inserzioni n. 87 dell'11 aprile 1958, p. 1404</ref> Il nuovo stabilimento aveva una superficie di 28 000&nbsp;m², e alla produzione di autoradio e componenti elettronici si aggiunse quella dei [[televisori]], delle [[radio (apparecchio)|radio]] portatili e delle [[antenne]] per la ricezione (sia per i televisori che per le autoradio), interamente progettati e costruiti da Autovox, che ottenne buoni successi anche in quelle categorie di prodotti.<ref name="toscano"/> Nei televisori, unico componente acquistato da terzi era il [[cinescopio]], fornitogli dalla [[Raytheon-ELSI]] di Palermo.<ref>Inserzioni pubblicitarie Autovox pubblicate sulla rivista ''L'Antenna'' n. 9 del settembre 1963</ref>
Nel [[1967]] Autovox ha già sviluppato - e inizia la produzione - del primo televisore a colori completamente transistorizzato e a tecnica modulare. Il modello TVC 2589, destinato esclusivamente all'esportazione (infatti le scritte sui vari comandi erano in tedesco) dal momento che in Italia la [[televisione a colori]] non era ancora ritenuta necessaria, mancando - a causa di gravi ritardi politici - anche le trasmissioni a colori. Questo primo modello montava un CRT RCA da 25". Nelle case italiane non c'è traccia di presenza. Era invece diffuso nelle varie sedi della RAI. A Firenze ed esempio uno di questi era installato nella sala [[Ampex]]
 
Le autoradio, che riscossero uno straordinario successo commerciale, rimanevano il punto di forza di Autovox, che si affermava come una delle principali industrie italiane di elettronica del dopoguerra, con i modelli a valvole della serie RA.<ref>{{cita libro | autore=P. Toscano | titolo= Le origini del capitalismo industriale nel Lazio. Imprese e imprenditori a Roma dall'Unità alla Seconda guerra mondiale| anno=2002 | editore=Edizioni dell'Università degli studi di Cassino | p=425}}</ref> Questi prodotti si adattavano a tutte le vetture, ma l'azienda stabilì con la [[FIAT]] un'importante rapporto di collaborazione per la fornitura delle autoradio per le vetture prodotte dalla casa automobilistica torinese.<ref name="dellarovere"/> Uno di questi fu il modello RA 19F del 1954, a cinque valvole, predisposto per l'installazione nella [[Fiat 1100]].<ref>{{cita pubblicazione |autore= |titolo= «Autovox RA 19/F» per «Fiat 1100»|rivista=Radiotecnica teorica e pratica|editore= |numero= 42|anno=1954 |mese= |pp=1349-1351}}</ref>
 
Nel 1958, l'azienda romana fondò la sua prima filiale commerciale all'estero, la Autovox Corporation of America con sede a [[New York]], e l'anno seguente, nel 1959, con la statunitense [[PR Mallory & Company]], fondò la Mallory Timers Continental S.p.A., con sede a Roma e detenuta con quote paritetiche dai due soci, per la produzione di [[timer]] per il [[Mercato Comune Europeo]].<ref>{{cita libro | autore= P. R. Mallory| titolo=Recollection. Fifty Years with the Company | anno= 1966| editore= | p=212|lingua=en}}</ref><ref>{{cita libro | autore= | titolo=Directory of United States Importer| anno= 1971| editore= | p=340|lingua=en}}</ref>
 
[[File:Radioricevitore per auto a valvole - Museo scienza tecnologia Milano D1141.jpg|miniatura|[[Autoradio]] a valvole Autovox RA 107 prodotto dal 1960 al 1965]]
[[File:Radioricevitore per auto a stato solido - Museo scienza tecnologia Milano 09560.jpg|miniatura|Autoradio a stato solido Autovox ''Bermuda'' RA 163 B prodotto dal 1965 al 1975]]
Negli anni del [[miracolo economico italiano|boom economico]], l'Autovox era divenuta una delle maggiori industrie nazionali dell'elettronica (oltre 1.600 addetti nel [[1968]]<ref>AA.VV., ''Capitolium'' vol. 43, 1968, p. 14</ref>). Senza mai progettare componenti di altissima fedeltà, all'alba degli anni settanta si impegnò - al pari delle altre imprese del settore - nella ricerca di oggetti di design; risultati furono oggetti quali la autoradio modello ''Bikini'' o il televisore Linea 1, disegnato da [[Rodolfo Bonetto]], e Stile 1; il settore autoradio fu quello sul quale però la Autovox volle concentrarsi per gli anni a venire, pur senza abbandonare gli altri. Ecco come, nei decenni successivi, altri modelli come il ''Piper'', il ''Melody'', il ''Kanguro'' vennero lanciati. Fu proprio in quel periodo che l'azienda romana divenne leader di mercato nazionale dell'autoradio con una quota del 40%, un dominio che durò per molti anni.
 
Nel 1960, fece ingresso in Autovox la finanziaria [[La Centrale (società finanziaria)|La Centrale]] di [[Milano]], che acquisì il 43,78% delle quote ed il capitale sociale fu aumentato a 1 milione di lire.<ref name="toscano"/><ref>{{cita libro | autore=N. D'Amati | titolo= Documenti e discussioni sulla formazione del sistema tributario italiano| volume=2|anno= 1961| editore=CEDAM |p=A-101}}</ref> Nello stesso anno, fu lanciato sul mercato l'autoradio Transmobil 2, il primo modello costruito interamente con tecnologia a [[transistor]] dall'azienda romana, equipaggiato con otto transistori ed un [[diodo]] al [[germanio]].<ref>{{cita pubblicazione |autore= |titolo=Il nuovo Transmobil 2 presentato da Autovox|rivista=L'Antenna|editore= |numero=10 |anno= 1960|mese=ottobre|p=441}}</ref> L'anno seguente, nel 1961, lo stabilimento della Salaria subì un'ulteriore ampliamento.<ref>{{cita pubblicazione |autore= |titolo= Ampliamento degli stabilimenti della Autovox S.p.A. a Roma|rivista=L'Antenna |editore= |numero=5 |anno= 1961|mese=maggio |p=205}}</ref> L'azienda proseguì con l'espansione della propria presenza all'estero, dapprima con la creazione di una filiale commerciale e produttiva nel 1963 a [[Maipú (Buenos Aires)|Maipú]], la Autovox Argentina S.A., dove si producevano autoradio e televisori per il mercato latinoamericano, e due anni più tardi, nel 1965, con la creazione della filiale commerciale a [[Parigi]], la Autovox France S.A..<ref>{{cita libro | autore= | titolo= Anuario Kraft. Gran guia de la República Argentina. Ciudad de Buenos Aires| volume=2|anno=1964-65 | editore=G. Kraft Ltda. | pp=564, 566 e 709|lingua=es}}</ref><ref name="arzumanian">{{cita libro | autore= A. Arzumanian| titolo= Tendenze del capitalismo europeo| anno= 1966| editore= Editori Riuniti| p=615}}</ref>
=== L'inizio della crisi ===
Nel [[1971]] il capitale di maggioranza dell'Autovox fu ceduto dal proprietario Bruno Verdesi alla multinazionale statunitense [[Motorola]], della quale divenne sussidiaria europea. L'azienda romana contava in quell'anno circa 2 700 lavoratori<ref name="vox">[http://archiviostorico.corriere.it/1996/aprile/10/agonia_dell_Autovox_cinquant_anni_co_10_960410883.shtml "L' agonia dell'Autovox, cinquant'anni di fatti e misfatti romani" - Corriere della Sera, 10 aprile 1996]</ref> e nei progetti degli americani - desiderosi di penetrare l'allora mercato comune europeo<ref>{{Cita pubblicazione|autore = Bruce Weber|titolo = Kusisto envisions rainbows ahead|rivista = Billboard|data = 15 gennaio 1972}}</ref> delle audiocassette e dei riproduttori anche con il loro marchio - dovrà produrre componenti anche per loro.<ref>{{Cita pubblicazione|autore = Richard Robson|titolo = Motorola UK bows cassette units|rivista = Billboard|data = 1º luglio 1972}}</ref>
 
[[File:AUTOVOX 2589 anno 1967 .jpg|miniatura|TVC 2589 anno 1967]]
La scelta di Verdesi si dimostrò motivata; infatti, la crisi dell'elettronica nazionale era già evidente; complice l'invasione di prodotti d'importazione a prezzo competitivi, sia Autovox sia altri colossi dell'elettronica italiana erano già falliti o in difficoltà.
 
Nel 1967, Autovox sviluppò e iniziò la produzione del primo televisore a colori completamente transistorizzato e a tecnica modulare, il modello 2589, destinato esclusivamente all'esportazione (infatti le scritte sui vari comandi erano in [[lingua tedesca|tedesco]]) dal momento che in Italia la [[televisione a colori]] non era ancora ritenuta necessaria, mancando - a causa di gravi ritardi politici - anche le trasmissioni a colori. Questo primo modello montava un cinescopio [[Radio Corporation of America|RCA]] da 25 pollici. Nelle case italiane non c'è traccia di presenza. Era invece diffuso nelle varie sedi della [[RAI]]. A [[Firenze]] ed esempio uno di questi era installato nella sala [[Ampex]]. Nello stesso anno fu lanciato il modello di autoradio RA 2011, costruito con microcircuiti integrati e dotato di sintonizzatore automatico OM ed FM azionato con un tasto, che l'azienda romana consegnò alle quarantasette maggiori case automobilistiche del mondo.<ref>{{cita news|autore=|titolo=Presentazione di gala per l'autoradio "Duemila"|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=5 novembre 1967|p=12}}</ref> Due anni più tardi, nel 1969, in occasione della cinquantunesima edizione del [[Salone dell'automobile di Torino]], Autovox presentò i modelli RA 331 ad onde medie ed RRA 332 ad onde medie e lunghe della serie "Raid", progettate per la [[Fiat 128]] e per l'[[Autobianchi A112]], il modello RA 164/C detto "Bermuda", ad onde medie, dotato di sintonizzatore automatico e presa per giradischi e giranastri, progettato per la Fiat 128, la [[Fiat 130]] e la [[Fiat 124 Sport Spider|Fiat 124 Sport Spider 1600]], ed il modello RA 191 detto "Tiffany", con sintonizzatore a quattro gamme d'onda, progettato per la [[Fiat Dino|Fiat Dino 2400]].<ref name="saltor">{{cita news|autore=|titolo=Per ogni autoveicolo una sua Autovox|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=5 novembre 1969|p=16}}</ref> A questi apparecchi veniva sovente abbinata la produzione dei [[Riproduttore di cassette|giranastri]] della serie Melody, il cui primo modello a riproduzione stereofonica uscì nel 1970, il RA 363.<ref name="saltor"/><ref>{{cita news|autore=|titolo=In auto come al concerto|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=7 novembre 1970|p=29}}</ref>
Già nel 1977 Autovox dovette ricevere un prestito di 8,5 miliardi di lire dall'Istituto Mobiliare Italiano, prestando a garanzia tutti i propri macchinari e ipotecando la sede, mentre nel 1980 Motorola aveva ceduto la proprietà di Autovox alle svizzere Genfinco A.G. e Unifinco A.G. di Giovanni Mario Ricci.<ref name="law.justia.com">{{Cita web|url = http://law.justia.com/cases/federal/district-courts/FSupp/689/812/1890761/|titolo = Istituto Mobiliare Italiano, SpA v. Motorola, 689 F. Supp. 812 (N.D. Ill. 1988)|accesso = 26 gennaio 2016|sito = Justia Law}}</ref>
 
Senza mai progettare componenti di altissima fedeltà, alla fine del decennio, si impegnò - al pari delle altre imprese del settore - nella ricerca di oggetti di ''[[design]]''; risultati furono oggetti come il televisore Linea 1 di 12 pollici del 1969, disegnato da [[Rodolfo Bonetto]], che per la forma si sarebbe ispirato ai monitor della [[NASA]] di [[Houston]] intravisti in televisione o sui giornali in quei mesi, quando si preparava la missione americana sulla [[Luna]].<ref>{{cita news|autore=|url=https://www.italianways.com/it/lautovox-linea-1-il-televisore-venuto-dalla-luna/|titolo=L'AUTOVOX LINEA 1, IL TELEVISORE VENUTO DALLA LUNA|pubblicazione=Italian Ways|data=25 maggio 2016|accesso=6 maggio 2021}}</ref>
=== La nuova Autovox ===
Nel frattempo la produzione e la progettazione proseguono, e nel 1982, Autovox lancia il suo ultimo oggetto di design dotato di innovazioni di ricerca: l'autoradio Shuttle 1000, prima autoradio al mondo a "sintesi di frequenza diretta" con cui era possibile sintonizzarsi su una frequenza FM oppure AM semplicemente premendo un tastierino numerico.[[File:AX1000.jpg|thumb|L'Autovox Shuttle 1000]]
 
=== Il passaggio sotto il controllo di Motorola e il declino (1971-1979) ===
A complicare le cose, lo scontro fra la forte sindacalizzazione presente in azienda, le richieste della dirigenza - molto rigida in fatto di qualità dei prodotti - e la presenza di frange di lotta operaia negli stabilimenti<ref>{{Cita libro|autore = Aldo Grandi|titolo = Insurrezione Armata|anno = 2005|editore = BUR - Rizzoli|città = |ISBN = 978-88-17-00758-0}}</ref>.
Agli inizi degli anni settanta, Autovox contava quasi 3.000 dipendenti.<ref name="dellarovere"/> Il fondatore dell'azienda Verdesi nel 1971 uscì dall'azionariato e cedette le sue quote alla multinazionale statunitense [[Motorola]], la quale acquisì il 52% delle azioni attraverso la sua consociata svizzera con sede a [[Ginevra]].<ref>{{cita libro | autore= | titolo=Motorola. A Journey Through Time and Technology | anno=1994 | editore=Motorola, inc. Museum of Electronics | p=59|lingua=en}}</ref><ref name="magmot">{{cita libro | autore=A. Amaduzzi, R. Camagni, G. Martelli | titolo= Studio sull'evoluzione della concentrazione nell'industria della costruzione elettrica in Italia (1970-1974)| anno= 1975| editore=Commissione delle Comunità Europee| p=143}}</ref> Il rimanente delle azioni rimase in mano a La Centrale (32%) e alla famiglia Daroda (16%).<ref name="magmot"/>
 
La scelta di Verdesi si dimostrò motivata, infatti, la crisi dell'elettronica nazionale era già evidente; complice l'invasione di prodotti d'importazione a prezzo competitivi, sia Autovox sia altri colossi dell'elettronica italiana erano già falliti o in difficoltà. L'azienda romana a seguito di questa cessione del suo pacchetto di maggioranza a Motorola, divenne sussidiaria del medesimo colosso americano - che intendeva penetrare l'allora mercato comune europeo delle audiocassette e dei riproduttori anche con il loro marchio<ref>{{Cita pubblicazione|autore = Bruce Weber|titolo = Kusisto envisions rainbows ahead|rivista = Billboard|data = 15 gennaio 1972|lingua=en}}</ref> - e produttrice dei componenti per esso.<ref>{{Cita pubblicazione|autore = Richard Robson|titolo = Motorola UK bows cassette units|rivista = Billboard|data = 1º luglio 1972|lingua=en}}</ref>
Nel [[1983]] l'azienda, in netto declino, subì un nuovo cambio di proprietà, passando nelle mani degli imprenditori Franco Cardinali, titolare di una ditta subfornitrice della stessa Autovox, e Francesco Sciannameo. La vendita fu necessaria per assicurare l'inclusione di Autovox in un programma del governo per rivitalizzare e ristrutturare aziende elettroniche italiane. Autovox, entrando in questo programma, avrebbe ottenuto due ordini di vantaggi: da una parte, avrebbe aumentato il proprio capitale vendendo parte delle proprie azioni a una finanziaria controllata dal governo italiano. Dall'altra, avrebbe ricevuto un prestito di 15 miliardi a basso interesse.<ref name="law.justia.com"/>
 
Anche in questo decennio Autovox consolidò la propria leadership a livello nazionale nel comparto autoradio, sia dal punto di vista commerciale che tecnologico. Nel 1972, fu lanciato il modello MA 777, detto "Melody Super", con cui l'azienda romana si confermava all'avanguardia nel campo: l'apparecchio, installabile su qualsiasi autovettura, svolgeva le funzioni di autoradio con onde medie, lunghe e a modulazione di frequenza, di giranastri stereo e di registratore ad [[alta fedeltà]].<ref>{{cita pubblicazione |autore= |titolo=Autoradio per registrare in viaggio |rivista=Sperimentare. Selezione radio-tv di tecnica |editore= JCE|numero=7 |anno= 1972|mese= luglio|pp=1143-1144}}</ref> L'anno prima, nel 1971, nel campo del design applicato ai televisori, spiccava il televisore Stile 1, realizzato da Bonetto.<ref>{{cita libro | autore=A. C. Quintavalle | titolo=Ettore Vitale. Visual designer | anno= 2001| editore= Electa| p=86}}</ref>
Sotto la nuova proprietà la situazione aziendale peggiorò drasticamente, con un crollo della [[quota di mercato]], passata dal 40% avuto fino al [[1982]] al 10% nel [[1985]]<ref>''Il Mondo'' vol. 36, 1985, p. 65</ref>, così come il numero di lavoratori in organico ridotto a 750. Mentre il piano aziendale fu attuato e - per farlo - beni e diritti di Autovox furono trasferiti a una nuova azienda chiamata Nuova Autovox S.p.a. nell'estate del 1983, questa società non riuscì neppure a onorare il debito contratto con l'IMI; il capitale di 20 miliardi di lire diviso tra la finanziaria pubblica [[REL (finanziaria pubblica)|REL]] (54%) e Cardinali (46%)<ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/06/08/alla-finanziaria-pubblica-rel-il-54-della.html "ALLA FINANZIARIA PUBBLICA REL IL 54% DELLA NUOVA AUTOVOX" - Repubblica, 8 giugno 1985]</ref> costituiva una riserva in esaurimento. La nuova società - infatti - rallentò le proprie attività di ricerca, concentrandosi sulla produzione di autoradio di media fascia e televisori.
 
Fino al 1973, fatturato e utili di Autovox avevano registrato una crescita costante, ma nel periodo successivo iniziarono le prime difficoltà per l'azienda, che registrò perdite di bilancio e 500 dipendenti su 2.200 erano stati messi in cassa integrazione.<ref>{{cita news|autore=|titolo=In forte aumento il fatturato di Autovox|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=30 aprile 1974|p=6}}</ref><ref name="divisoni">{{cita news|autore=|titolo=La Motorola acquista il pacchetto Autovox|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=20 gennaio 1977|p=15}}</ref>
 
Nel gennaio 1977, Motorola, che aveva incrementato la sua partecipazione in Autovox arrivando al 62%, acquisì il pieno controllo dell'azienda avendo rilevato le restanti quote in possedute da La Centrale.<ref>{{cita news|autore=|titolo=Alla Motorola il pieno controllo dell'Autovox|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=20 gennaio 1977|p=18}}</ref> Due mesi più tardi, Autovox stipulò un contratto con l'[[Istituto Mobiliare Italiano]] per un prestito di 8,4 miliardi di lire, e a garanzia concesse a IMI un privilegio su tutte le sue attrezzature e macchinari e un'ipoteca sui suoi beni immobili.<ref name="law.justia.com">{{Cita web|url = http://law.justia.com/cases/federal/district-courts/FSupp/689/812/1890761/|titolo = Istituto Mobiliare Italiano, SpA v. Motorola, 689 F. Supp. 812 (N.D. Ill. 1988)|accesso = 26 gennaio 2016|sito = Justia Law|lingua=en}}</ref> Poco dopo l'acquisizione dell'intero pacchetto azionario di Autovox, Motorola chiese ed ottenne dal [[Ministero del Lavoro]] l'erogazione di altri 8,4 miliardi di lire per sostenere un piano di [[ristrutturazione aziendale]] che prevedeva l'aumento della produzione del 60% ed una riduzione dell'8% della forza lavoro da impiegare, nonché il prolugamento della cassa integrazione dei 500 dipendenti per tutto il 1979.<ref>{{cita news|autore=|titolo=Si prende otto miliardi per produrre disoccupati |pubblicazione=[[L'Unità]]|data=18 ottobre 1978|p=12}}</ref><ref>{{cita news|autore=|titolo=«Ristrutturazione» dell'Autovox, i sindacati si oppongono|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=15 febbraio 1979|p=15}}</ref> L'azienda era stata organizzata in quattro divisioni autonome: elettronica per l'automobile, autoradio, televisione e componenti elettronici.<ref name="divisoni"/>
 
=== La cessione a Gefinco (1980-1982) ===
[[File:AX1000.jpg|thumb|L'Autovox Shuttle 1000]]
[[File:Autovox16.jpg|thumb|upright=1.3|left|Tv color Autovox 1681 4X32 con il mobile di materiale soffice antiurto]]
Nel giugno 1980, Motorola cedette Autovox alla società svizzera Gefinco AG di [[Zurigo]], che faceva riferimento al finanziere italiano [[Giovanni Mario Ricci]].<ref name="law.justia.com"/><ref>{{cita news|autore=|titolo=L'Autovox diventa svizzera|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=19 giugno 1980|p=10}}</ref><ref>{{cita news|autore=|titolo=L'Autovox ha cambiato padrone: quale sorte per i 2 mila operai?|pubblicazione=[[L'Unità]]|data=25 giugno 1980|p=12}}</ref> La cessione di Autovox a Gefinco da parte degli americani avvenne in maniera improvvisa, e alla sua acquisizione era interessato l'imprenditore [[Amedeo Ortolani]], titolare della [[Voxson]], altra grossa azienda di elettronica di Roma, con l'obiettivo di creare un polo elettronico nella capitale.<ref name="ortolani">{{cita news|autore=|titolo=Alla Voxson impianti fermi e abbandonati. Cassa integrazione per 1.300 lavoratori|pubblicazione=[[L'Unità]]|data=10 luglio 1980|p=11}}</ref>
L'iniezione di capitale pubblico non riuscì però a cambiare le sorti dell'impresa. La Nuova Autovox, nonostante i 40 miliardi di lire di denaro pubblico ricevuti nell'arco di due anni a seguito di altri finanziamenti, si sarebbe trovava a fronteggiare in tribunale i propri creditori.<ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/11/12/convocati-dal-tribunale-creditori-dell-autovox.html "CONVOCATI DAL TRIBUNALE I CREDITORI DELL' AUTOVOX" - Repubblica, 12 novembre 1987]</ref>
 
Per quel che concerne le attività industriali, gran parte di esse erano state sospese e proseguiva soltanto quella delle autoradio: nel 1982, Autovox lanciò lo Shuttle 1000, prima autoradio al mondo a "sintesi di frequenza diretta" con cui era possibile sintonizzarsi su una frequenza FM oppure AM semplicemente premendo un tastierino numerico.<ref name="ortolani"/> A complicare le cose, lo scontro fra la forte sindacalizzazione presente in azienda, le richieste della dirigenza - molto rigida in fatto di qualità dei prodotti - e la presenza di frange di lotta operaia negli stabilimenti.<ref>{{Cita libro|autore = Aldo Grandi|titolo = Insurrezione Armata|anno = 2005|editore = BUR - Rizzoli|città = |ISBN = 978-88-17-00758-0}}</ref>.
 
=== L'era Cardinali: la Nuova Autovox e l'Autovox Video System (1983-1996) ===
Dopo poco meno di tre anni, il 16 marzo 1983, Autovox subì un altro passaggio di proprietà venendo rilevata dagli imprenditori Franco Cardinali, titolare di una ditta subfornitrice della stessa azienda romana, e Francesco Sciannameo.<ref name="dellarovere"/><ref name="law.justia.com"/> L'azienda cambiò poco tempo dopo ragione sociale in ''Partecipazioni e gestioni elettroniche S.p.A.'' (PGE), e nel luglio 1983 il presidente Cardinali creò una ''[[newco]]'', la Nuova Autovox S.p.A. con sede a Roma, nella quale furono trasferiti il marchio Autovox e le attività industriali.<ref name="dellarovere"/><ref name="sentfall">Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Foglio delle inserzioni n. 170 del 24 luglio 1986, p. 8</ref>
 
La vendita fu necessaria per assicurare l'inclusione di Autovox in un programma del governo per rivitalizzare e ristrutturare aziende elettroniche italiane.<ref name="law.justia.com"/> Autovox, entrando in questo programma, avrebbe ottenuto due ordini di vantaggi: da una parte, avrebbe aumentato il proprio capitale vendendo parte delle proprie azioni a una finanziaria controllata dal governo italiano, dall'altra, avrebbe ricevuto un prestito di 15 miliardi di lire a basso interesse.<ref name="law.justia.com"/> Nel maggio 1984, PGE, la cui situazione finanziaria era fortemente compromessa, venne messa in [[amministrazione controllata]] da parte del Tribunale di Orvieto, che nominò commissario straordinario l'avvocato Valeriano Venturi.<ref name="ammcon">{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/05/08/tutto-fermo-per-la-zanussi-ancora-nessun.html?ref=search|titolo=TUTTO FERMO PER LA ZANUSSI ANCORA NESSUN CONTROPIANO ALL'INGRESSO DEGLI SVEDESI|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=8 maggio 1984|p=47|accesso=6 maggio 2021}}</ref>
 
Nel giugno 1985, nel capitale della Nuova Autovox fece ingresso la finanziaria pubblica [[REL (finanziaria pubblica)|REL]], istituita l'anno prima dal [[Ministeri del governo italiano soppressi o accorpati|Ministero dell'Industria]] allo scopo di risanare le aziende italiane di elettronica in crisi.<ref name="rel">{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/06/08/alla-finanziaria-pubblica-rel-il-54-della.html?ref=search|titolo=ALLA FINANZIARIA PUBBLICA REL IL 54% DELLA NUOVA AUTOVOX|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=8 giugno 1985|p=40|accesso=6 maggio 2021}}</ref> REL partecipò come socio di maggioranza con il 54% su un capitale di 20 miliardi di lire della Nuova Autovox, che prese in carico 750 lavoratori della PGE, socio di minoranza, la cui produzione si sarebbe dovuta concentrare unicamente su autoradio e [[autronica]].<ref name="rel"/> Un mese più tardi, la nuova azienda firmò un accordo con il governo messicano ed un gruppo imprenditoriale di [[Sonora (stato)|Sonora]] per il trasferimento di tecnologie elettroniche italiane e la costruzione di uno stabilimento di produzione.<ref>{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/07/27/brevi-economia.html?ref=search|titolo=BREVI D' ECONOMIA|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=27 luglio 1985|p=32|accesso=6 maggio 2021}}</ref>
A ciò si aggiunsero una serie di vicende giudiziarie che videro contrapposti Cardinali e il ministro dell'Industria [[Adolfo Battaglia]], quest'ultimo intenzionato a liquidare la società<ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/11/19/autovox-battaglia-vuole-il-fallimento.html "AUTOVOX, BATTAGLIA VUOLE IL FALLIMENTO" - Repubblica, 19 novembre 1987]</ref>.
 
Il 23-25 giugno 1986, il Tribunale di Orvieto dichiarò il [[fallimento (diritto)|fallimento]] di PGE, ex Autovox.<ref name="sentfall"/> Nello stesso periodo, sorsero contrasti tra i due soci della Nuova Autovox, poiché REL intendeva ridurre la sua quota di partecipazione e cedere il 5-10% delle azioni alla multinazionale giapponese [[Pioneer (azienda)|Pioneer]], in base ad un accordo stipulato tempo prima con questi, non gradito a Cardinali che accusò REL di voler svendere l'azienda al Gruppo nipponico.<ref name="contrasti">{{cita news|autore=G. Martinotti|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/07/10/battaglia-furibonda-per-la-autovox-privati-la.html?ref=search|titolo=BATTAGLIA FURIBONDA PER LA AUTOVOX I PRIVATI E LA REL AI FERRI CORTI|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=10 luglio 1986|p=38|accesso=6 maggio 2021}}</ref> La nuova azienda non riuscì a decollare, poiché dopo appena un anno di attività registrò un fatturato di 50 miliardi di lire e perdite per 23 miliardi, e 40.000 pezzi prodotti rimanevano invenduti.<ref name="contrasti"/> La quota di mercato registrata nel 1985 era di appena dell'8%, solo 60 addetti dei 750 complessivi erano operativi e lavoravano su ordinazione, mentre la restante gran parte era in [[cassa integrazione]].<ref>{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/09/06/la-rel-aspetta-arrivo-di-un.html?ref=search|titolo=LA REL ASPETTA L'ARRIVO DI UN NUOVO PRESIDENTE|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=6 settembre 1987|p=52|accesso=6 maggio 2021}}</ref> REL era intenzionata a procedere con la liquidazione dell'azienda - che complessivamente aveva ricevuto 40 miliardi di lire di denaro pubblico - ma questa soluzione incontrò la decisa opposizione di Cardinali, che invece chiedeva la [[ricapitalizzazione]].<ref name="liqrel">{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/11/12/convocati-dal-tribunale-creditori-dell-autovox.html?ref=search|titolo=CONVOCATI DAL TRIBUNALE I CREDITORI DELL' AUTOVOX|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=12 novembre 1987|p=55|accesso=6 maggio 2021}}</ref> Nel corso del 1986-87, i contrasti tra Cardinali e il ministro dell'Industria [[Adolfo Battaglia]] - quest'ultimo intenzionato a liquidare la società - coinvolsero i tribunali di Roma e di [[Orvieto]], e grazie ad un provvedimento emesso dal tribunale della cittadina umbra con cui furono poste sotto sequestro le azioni detenute da REL, Cardinali divenne socio di maggioranza con l'87%.<ref name="liqrel"/><ref>{{cita news|autore=F. Saulino|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/11/15/autovox-nei-guai-il-ministro.html?ref=search|titolo=L' AUTOVOX E' NEI GUAI IL MINISTRO BATTAGLIA VUOLE IL FALLIMENTO|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=15 novembre 1987|p=57|accesso=6 maggio 2021}}</ref> L'azienda accumulò un debito di circa 120 miliardi di lire (di cui 90 verso REL), Cardinali chiese ed ottenne dal Tribunale di Roma l'accesso al [[concordato preventivo]], decisione che infastidì il ministro Battaglia.<ref>{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/12/22/si-al-concordato-per-autovox-dura.html?ref=search|titolo=SI' AL CONCORDATO PER L' AUTOVOX DURA REAZIONE DI BATTAGLIA|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=22 dicembre 1987|p=52|accesso=6 maggio 2021}}</ref> Nello stesso periodo, l'imprenditore umbro creò la Autovox Video System S.p.A., con sede a [[Terni]], a cui assegnò la proprietà del marchio Autovox, con cui furono commercializzati prodotti audiovisivi importati dal [[Sudest asiatico]].<ref name="avs">Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 43 del 22 febbraio 1993, pp. 5-6</ref><ref name="marchio">{{cita news|autore=|titolo=Nuova Autovox vince la causa per il marchio|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=21 giugno 1990|p=25}}</ref>
L'azienda, ritrovatasi con una situazione debitoria di oltre 120 miliardi di lire, già nel marzo del 1987 era in crisi, e nel luglio del 1987 entrò in [[amministrazione controllata]] in base alle [[legge Prodi]]; commissario fu nominato Riccardo Gallo<ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/07/04/nove-in-cordata-per-salvare.html "NOVE ' IN CORDATA' PER SALVARE L' AUTOVOX" - Repubblica, 4 luglio 1992]</ref>. Con decreto ministeriale del novembre 1988, i dipendenti iniziarono a essere posti in cassa integrazione<ref>{{Cita web|url = http://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1989-11-10&atto.codiceRedazionale=089A5099&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario|titolo = *** ATTO COMPLETO ***|accesso = 21 gennaio 2016|sito = www.gazzettaufficiale.it}}</ref>, e la produzione - già ridotta per la crisi di mercato - fu ulteriormente rallentata.
 
Tuttavia però, nell'agosto 1988 il tribunale fallimentare capitolino, che ravvisò l'inaffidabilità della proprietà, dichiarò fallita la Nuova Autovox, e a seguito di ciò, con decreto ministeriale emanato a novembre, i dipendenti iniziarono a essere posti in cassa integrazione e la produzione - già ridotta per la crisi di mercato - fu ulteriormente rallentata, e a dicembre, il Ministro dell'Industria nominò il professor [[Riccardo Gallo (professore)|Riccardo Gallo]] commissario straordinario.<ref>{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/08/04/il-tribunale-di-roma-ha-deciso-il.html?ref=search|titolo=IL TRIBUNALE DI ROMA HA DECISO IL FALLIMENTO DELL' AUTOVOX|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=8 aprile 1988|p=53|accesso=6 maggio 2021}}</ref><ref>{{cita libro | autore= | titolo= X LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA n. 355 DEL 13 SETTEMBRE 1989| anno= 1989| editore= | p=37111}}</ref><ref>{{Cita web|url = http://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1989-11-10&atto.codiceRedazionale=089A5099&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario|titolo = *** ATTO COMPLETO ***|accesso = 21 gennaio 2016|sito = www.gazzettaufficiale.it}}</ref><ref>{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/12/09/autovox-tenta-la-risalita-altra-meta.html?ref=search|titolo=AUTOVOX. TENTA LA RISALITA L'ALTRA META' DEL POLO|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=9 dicembre 1988|p=57|accesso=6 maggio 2021}}</ref> Ma dopo appena un anno esatto, nell'agosto 1989, la sentenza di fallimento venne ribaltata in appello a seguito di ricorso presentato dal Cardinali.<ref>{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/08/12/salva-la-nuova-autovox-revocato-il-fallimento.html?ref=search|titolo=SALVA LA NUOVA AUTOVOX REVOCATO IL FALLIMENTO|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=9 dicembre 1988|p=34|accesso=6 maggio 2021}}</ref>
Nel 1990 la Nissan - cui nel frattempo era stato affittato parte del secondo polo costruttivo della Autovox, a Capena - si interessa all'acquisto dell'intero immobile, permettendo così alla Autovox di ottenere liquidità<ref>{{Cita web|url = http://archivio.agi.it/articolo/59a0edee9b49a7da09b518b9359ef28c_19900507_nuova-autovox-a-nissan-italia-complesso-aziendale-capena/?query=autovox|titolo = nuova autovox: a nissan Italia complesso aziendale Capena {{!}} Agi Archivio|accesso = 20 gennaio 2016|sito = archivio.agi.it|urlmorto = sì|urlarchivio = https://web.archive.org/web/20160308073628/http://archivio.agi.it/articolo/59a0edee9b49a7da09b518b9359ef28c_19900507_nuova-autovox-a-nissan-italia-complesso-aziendale-capena/?query=autovox|dataarchivio = 8 marzo 2016}}</ref>, concentrando la produzione in via Salaria.<ref>{{Cita web|url = http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/04/06/la-nissan-favorita-per-acquisto-autovox.html|titolo = LA NISSAN FAVORITA PER L'ACQUISTO AUTOVOX - la Repubblica.it|accesso = 20 gennaio 2016|sito = Archivio - la Repubblica.it}}</ref>
 
La Nuova Autovox aveva creato un secondo impianto produttivo a [[Capena]], nell'hinterland romano, che venne ceduto nel 1990 alla casa automobilistica giapponese [[Nissan Motor]].<ref>{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/05/08/nuova-autovox-alla-nissan-ad-apinvest-il.html?ref=search|titolo=NUOVA AUTOVOX ALLA NISSAN E AD APINVEST IL COMPLESSO DI CAPENA|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=8 maggio 1990|p=46|accesso=6 maggio 2021}}</ref> Nello stesso anno, l'azienda ottenne dal Tribunale di Roma l'assoluta titolarità e l'uso esclusivo del marchio Autovox, fino a prima detenuto dall'altra società di Cardinali.<ref name="marchio"/><ref>{{cita news|autore=|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/06/21/musica-nuova-per-autovox-il-marchio.html?ref=search|titolo=MUSICA NUOVA PER L' AUTOVOX IL MARCHIO TORNA ALL' AZIENDA|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=21 giugno 1990|p=35|accesso=6 maggio 2021}}</ref> Tre anni più tardi, nel 1993, anche la Autovox Video System venne sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria.<ref name="avs"/>
=== Gli anni novanta ===
Per la casa madre inizia una lenta agonia, con ripetuti tentativi di vendita; si propose - fra gli altri - la [[Sèleco]] di [[Gian Mario Rossignolo]], per rilevare parte degli impianti - e il marchio Autovox - per produrre autoradio. In parallelo si offrì anche il gruppo ''Cragnotti & Partners Capital Investment NV'' capeggiato dall'imprenditore romano [[Sergio Cragnotti]]; lo scopo avrebbe dovuto essere quello di avviare la produzione di elettronica per mezzi di trasporto, settore nel quale era ancora attiva la Nuova Autovox.
 
AllaDopo fineil delfallimento 1997di l'aziendaalcune cessòtrattative diper esistere anchela legalmentecessione, le attività della Nuova Autovox cessarono tra aprile e licenziògiugno idel 1996, con la sua messa in liquidazione ed il licenziamento dei 234 lavoratori rimasti in organico<ref name="dellarovere"/>[http<ref>{{cita news|autore=|url=https://archiviostoricoricerca.corriererepubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/giugno05/1119/OCCUPAZIONE_Autovox_licenzia_234_lavoratori_co_10_9606111639brevi.shtmlhtml?ref=search|titolo=BREVI|pubblicazione=[[La "Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=19 maggio 1996|p=30|accesso=6 maggio 2021}}</ref><ref>{{cita news|autore=|titolo=OCCUPAZIONE. L' Autovox licenzia 234 lavoratori" - |pubblicazione=[[Corriere della Sera, ]]|data=11 giugno 1996]|p=42}}</ref>; alcuni di essi saranno riassorbiti dalla Roma Multiservizi Spa, società costituita nel 1994, la cui quota di maggioranza è detenuta dal Comune di Roma e dall'AMA, e operante nel settore della pulizia.<ref>{{Cita web|url = http://archivio.agi.it/articolo/64c5f711f357f4613cd2d6da44bf6a16_20000510_italia-lavoro-dismette-quota-in-roma-multiservizi/?query=autovox&mode=date_desc|titolo = Italia lavoro dismette quota in Roma multiservizi {{!}} Agi Archivio|accesso = 20 gennaio 2016|sito = archivio.agi.it|urlmorto = sì|urlarchivio = https://web.archive.org/web/20160202203149/http://archivio.agi.it/articolo/64c5f711f357f4613cd2d6da44bf6a16_20000510_italia-lavoro-dismette-quota-in-roma-multiservizi/?query=autovox&mode=date_desc|dataarchivio = 2 febbraio 2016}}</ref> La stessa [[AMA (Roma)|AMA]], a novembre rilevò i capannoni industriali di via Salaria, che adibì a impianto di selezione e trattamento dei rifiuti.<ref>{{cita news|autore=M. Colantoni|titolo=L'Autovox passa all'Ama Alla municipale fabbricati e dipendenti|pubblicazione=[[L'Unità]]|data=26 novembre 1996|p=21}}</ref>
Gli accordi, da concludersi entro il 1992, non raggiunsero in realtà mai uno stadio avanzato. E lo stesso avvenne per altre ipotesi di salvataggio o sviluppo.<ref>{{Cita web|url = http://archiviostorico.corriere.it/1992/luglio/04/AUTOVOX_cordata_romana_per_riaccendere_co_0_9207042645.shtml|titolo = AUTOVOX, cordata romana per riaccendere l'autoradio|accesso = 20 gennaio 2016|sito = archiviostorico.corriere.it}}</ref> Nel 1993 venne posta in liquidazione anche Autovox Video System, società collegata alla Nuova Autovox, e con sede a Terni.<ref>{{Cita web|url = http://archivio.agi.it/articolo/2bfc65c88a6c95ebbe06d55d8aa5c32a_19930223_nuova-autovox-commissariata-anche-la-autovox-video-system/?query=autovox|titolo = Nuova autovox:commissariata anche la autovox video system {{!}} Agi Archivio|accesso = 20 gennaio 2016|sito = archivio.agi.it|urlmorto = sì|urlarchivio = https://web.archive.org/web/20160202184328/http://archivio.agi.it/articolo/2bfc65c88a6c95ebbe06d55d8aa5c32a_19930223_nuova-autovox-commissariata-anche-la-autovox-video-system/?query=autovox|dataarchivio = 2 febbraio 2016}}</ref> Nel 1997 Riccardo Gallo iniziò un contenzioso con l'azienda per la nettezza urbana, che nell'ottobre del 1996 aveva acquisito i capannoni per trasformarli, insediandovi - come poi farà, dal 1998 - un proprio centro di smistamento<ref>{{Cita web|url = http://archivio.agi.it/articolo/aad81aa60f2d27a964ca533fc3ec8e12_19980618_rifiuti-a-roma-nuovo-impianto-e-prima-centrale-biogas/?query=autovox&mode=date_desc|titolo = Rifiuti: a Roma nuovo impianto e prima centrale biogas {{!}} Agi Archivio|accesso = 20 gennaio 2016|sito = archivio.agi.it|urlmorto = sì|urlarchivio = https://web.archive.org/web/20160202223832/http://archivio.agi.it/articolo/aad81aa60f2d27a964ca533fc3ec8e12_19980618_rifiuti-a-roma-nuovo-impianto-e-prima-centrale-biogas/?query=autovox&mode=date_desc|dataarchivio = 2 febbraio 2016}}</ref>: in base agli accordi, infatti, l'azienda si era impegnata ad assumere i duecentotrenta dipendenti dell'azienda, oramai in cassa integrazione.<ref>{{Cita web|url = http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/06/17/accordo-ama-autovox-rischio-di-rottura.html|titolo = ACCORDO AMA - AUTOVOX RISCHIO DI ROTTURA - la Repubblica.it|accesso = 20 gennaio 2016|sito = Archivio - la Repubblica.it}}</ref>
 
=== Il marchio Autovox negli anni successivi ===
Alla fine del 1997 l'azienda cessò di esistere anche legalmente, e licenziò i 234 lavoratori rimasti in organico<ref>[http://archiviostorico.corriere.it/1996/giugno/11/OCCUPAZIONE_Autovox_licenzia_234_lavoratori_co_10_9606111639.shtml "OCCUPAZIONE. L' Autovox licenzia 234 lavoratori" - Corriere della Sera, 11 giugno 1996]</ref>; alcuni di essi saranno riassorbiti dalla Roma Multiservizi Spa, società costituita nel 1994, la cui quota di maggioranza è detenuta dal Comune di Roma e dall'AMA, e operante nel settore della pulizia<ref>{{Cita web|url = http://archivio.agi.it/articolo/64c5f711f357f4613cd2d6da44bf6a16_20000510_italia-lavoro-dismette-quota-in-roma-multiservizi/?query=autovox&mode=date_desc|titolo = Italia lavoro dismette quota in Roma multiservizi {{!}} Agi Archivio|accesso = 20 gennaio 2016|sito = archivio.agi.it|urlmorto = sì|urlarchivio = https://web.archive.org/web/20160202203149/http://archivio.agi.it/articolo/64c5f711f357f4613cd2d6da44bf6a16_20000510_italia-lavoro-dismette-quota-in-roma-multiservizi/?query=autovox&mode=date_desc|dataarchivio = 2 febbraio 2016}}</ref>.
Negli [[anni 2000]], il solo marchio Autovox - acquisito da terzi - fa la propria ricomparsa sul mercato italiano dell'elettronica di consumo attraverso la società Italvideo S.r.l. di [[Casoria]], in [[provincia di Napoli]].<ref name="italvideo">{{cita web|url=http://www.audioevideocenter.it/italvideo/VESTEL.htm|titolo=prodotti distribuiti da Italvideo con produzione Vestel|accesso=16 aprile 2021}}</ref> Si tratta di [[televisore LCD|televisori LCD]] e [[LED]], [[lettori DVD]] e [[Blu-ray]], autoradio, [[home theatre]], [[set-top box]] prodotti in [[Turchia]] dalla [[Vestel]].<ref name="italvideo"/>
 
== Il marchio Autovox ==
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