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==Storia ==
=== Le origini: l'Industria Radiotecnica Italiana (1933-19441943) ===
Le origini dell'azienda risalgono alla fondazione della ditta individuale ''Industria Radiotecnica Italiana'' (IRI), avvenuta nel 1933 su iniziativa del signor [[Giordano Bruno Verdesi]] (1906-1982), con sede e stabilimento in viale Manzoni 39, all'[[Esquilino]].<ref name="fondiri">{{cita libro | autore= | titolo= Annuario industriale di Roma e del Lazio| anno= 1938| editore= Confederazione fascista degli industriali - Unione provinciale di Roma| p=435}}</ref> Al 1939, sede e stabilimento della ditta risultavano ubicati in via Tomassetti 14-16a, al [[Nomentano]].<ref name="viatomassetti">{{cita libro | autore= | titolo= Annuario politecnico italiano. Guida generale delle industrie nazionali. 1939| anno=1939 | editore= | p=493}}</ref> Due anni più tardi, nel 1941, le medesime vennero nuovamente trasferite in via Albenga 12, nel quartiere [[Appio-Latino]].<ref>{{cita pubblicazione |autore= |titolo=Notizie brevi |rivista=Radio Industria. Rivista mensile di radiotecnica |editore=Edizioni Radio Industria |numero=75-76 |anno= 1941|mese=gennaio-febbraio |p=163}}</ref>
 
L'attività dell'IRI consisteva nella produzione di apparecchiature elettrotecniche per uso professionale, quali [[trasmettitore|trasmettitori]] e ricevitori radiotelevisivi, [[alimentatore|alimentatori]] anodici, convertitori di corrente continua in alternata, filtri livellamento di corrente, [[microfoni]] Velotron senza voltaggio (su licenza della statunitense Bruno Laboratories di New York), sistemi di antenna trasportabili, scaricatori per [[aeroplani]], survoltori di tensione ed accessori e componenti per radio.<ref name="fondiri"/><ref name="viatomassetti"/> La ditta romana svolgeva inoltre attività di rappresentante generale per l'Italia e le colonie della statunitense Pioneer General Electric Motor Corp. di [[Chicago]].<ref name="viatomassetti"/> Il numero di dipendenti era cresciuto notevolmente, passando nel volgere di pochi anni dalle decine di unità iniziali a 108.<ref name="fondiri"/><ref>{{cita pubblicazione |autore= G. Pagnotta|titolo= La geografia degli insediamenti produttivi tra il dopoguerra e gli anni Cinquanta|rivista=Roma moderna e Contemporanea |editore=Università degli Studi Roma Tre - CROMA |volume=8|numero=1-2 |anno= 2000|mese=gennaio-agosto |pp=191-228}}</ref>
 
Le attività dell'impresa furono convertite a finalità belliche dopo il 1940, con l'ingresso dell'Italia nella [[Seconda guerra mondiale]] al fianco della [[Germania nazista]].<ref name="dellarovere">{{cita news|autore=R. Della Rovere|titolo=L'agonia dell'Autovox, cinquant'anni di fatti e misfatti romani|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=10 aprile 1996|p=41}}</ref><ref name="toscano">{{cita libro | autore=P. Toscano| titolo=Imprenditori a Roma nel secondo dopoguerra. Industria e terziario avanzato dal 1950 ai giorni nostri | anno=2011 | editore= Gangemi| p=54}}</ref> Tuttavia, dopo l'[[occupazione tedesca di Roma]] avvenuta nel 1943 a seguito dell'[[Armistizio di Cassibile]] con cui si ruppe l'alleanza militare italo-tedesca, le attività di IRI subirono una brusca interruzione allorché la fabbrica fu posta sotto [[sequestro]] dalle autorità militari germaniche.<ref name="dellarovere"/>
 
=== Autovox, da nome commerciale a ragione sociale (19451944-1970)===
Nel 19451944, adopo conclusionela del[[liberazione conflittodi Roma]], fece ingresso nella società l'ingegner [[Carlo Daroda]] e IRI poté riprendere le sue attività, che furono spostate in un altro stabilimento in largo Ponchielli 6, al [[Salario (Roma)|Salario]].<ref name="toscano"/> Il Verdesi, prevedendo un forte sviluppo della [[motorizzazione]] di massa fece avviare l'attività di progettazione e sviluppo delle [[autoradio]]: fu in questo contesto che nacque il marchio ''Autovox'', il cui primo modello, costruito con supereterodina a 6 valvole, sintonizzatore automatico a cinque pulsanti e regolatore di volume, fu esposto in occasione della [[Fiera di Milano]] del 1946.<ref name="dellarovere"/><ref>{{cita pubblicazione |autore= |titolo=Fiera di Milano 1946. Fiera della ripresa! |rivista=Elettronica |editore= Radio Club Piemonte|volume= |numero=10 |anno= 1946|mese=ottobre |pp=405-409}}</ref>
 
Nel secondo [[dopoguerra]], l'IRI crebbe rapidamente e ciò rendeva insufficienti gli spazi dei capannoni di largo Ponchielli, e perciò furono acquistati dei capannoni più spaziosi in [[via Salaria]] 981, dove nel 1953 furono trasferiti la sede e le attività industriali dell'azienda, che contestualmente diveniva [[società per azioni]] ed assumeva la ragione sociale ''Autovox S.p.A.'' - dal nome del prodotto che le permise di affermarsi sia in Italia che all'estero - con capitale sociale di 700.000 lire, e nella quale il Daroda ricopriva la carica di presidente ed il Verdesi quella di [[amministratore delegato]].<ref name="dellarovere"/><ref name="toscano"/><ref>Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Foglio delle inserzioni n. 87 dell'11 aprile 1958, p. 1404</ref> Il nuovo stabilimento aveva una superficie di 28 000&nbsp;m², e alla produzione di autoradio e componenti elettronici si aggiunse quella dei [[televisori]], delle [[radio (apparecchio)|radio]] portatili e delle [[antenne]] per la ricezione (sia per i televisori che per le autoradio), interamente progettati e costruiti da Autovox, che ottenne buoni successi anche in quelle categorie di prodotti.<ref name="toscano"/> Nei televisori, unico componente acquistato da terzi era il [[cinescopio]], fornitogli dalla [[Raytheon-ELSI]] di Palermo.<ref>Inserzioni pubblicitarie Autovox pubblicate sulla rivista ''L'Antenna'' n. 9 del settembre 1963</ref>
Fino al 1973, fatturato e utili di Autovox avevano registrato una crescita costante, ma nel periodo successivo iniziarono le prime difficoltà per l'azienda, che registrò perdite di bilancio e 500 dipendenti su 2.200 erano stati messi in cassa integrazione.<ref>{{cita news|autore=|titolo=In forte aumento il fatturato di Autovox|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=30 aprile 1974|p=6}}</ref><ref name="divisoni">{{cita news|autore=|titolo=La Motorola acquista il pacchetto Autovox|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=20 gennaio 1977|p=15}}</ref>
 
Nel gennaio 1977, Motorola, che aveva incrementato la sua partecipazione in Autovox arrivando al 62%, acquisì il pieno controllo dell'azienda avendo rilevato le restanti quote in possedute da La Centrale.<ref>{{cita news|autore=|titolo=Alla Motorola il pieno controllo dell'Autovox|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=20 gennaio 1977|p=18}}</ref> Due mesi più tardi, Autovox stipulò un contratto con l'[[Istituto Mobiliare Italiano]] per un prestito di 8,4 miliardi di lire, e a garanzia concesse a IMI un privilegio su tutte le sue attrezzature e macchinari e un'ipoteca sui suoi beni immobili.<ref name="law.justia.com">{{Cita web|url = http://law.justia.com/cases/federal/district-courts/FSupp/689/812/1890761/|titolo = Istituto Mobiliare Italiano, SpA v. Motorola, 689 F. Supp. 812 (N.D. Ill. 1988)|accesso = 26 gennaio 2016|sito = Justia Law|lingua=en}}</ref> Poco dopo l'acquisizione dell'intero pacchetto azionario di Autovox, Motorola chiese ed ottenne dal [[Ministero del Lavorolavoro]] l'erogazione di altri 8,4 miliardi di lire per sostenere un piano di [[ristrutturazione aziendale]] che prevedeva l'aumento della produzione del 60% ed una riduzione dell'8% della forza lavoro da impiegare, nonché il prolugamento della cassa integrazione dei 500 dipendenti per tutto il 1979.<ref>{{cita news|autore=|titolo=Si prende otto miliardi per produrre disoccupati |pubblicazione=[[L'Unità]]|data=18 ottobre 1978|p=12}}</ref><ref>{{cita news|autore=|titolo=«Ristrutturazione» dell'Autovox, i sindacati si oppongono|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=15 febbraio 1979|p=15}}</ref> L'azienda era stata organizzata in quattro divisioni autonome: elettronica per l'automobile, autoradio, televisione e componenti elettronici.<ref name="divisoni"/>
 
=== La cessione a Gefinco (1980-1982) ===
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