Differenze tra le versioni di "Carlo I d'Angiò"

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|investitura = 28 giugno [[1265]]
|predecessore = [[Manfredi di Hohenstaufen]]
|successore = • [[Pietro III di d'Aragona|Pietro I]] ([[Regno di Trinacria|isola di Sicilia]])<br>• [[Carlo II di Napoli|Carlo II]] ([[Regno di Napoli|territori peninsulari]])
|titolo1 = [[Governanti della Provenza|Conte di Provenza]] e [[Conti di Forcalquier|Forcalquier]]
|regno1 = 31 gennaio [[1246]] -<br>7 gennaio [[1285]]<br>(con [[Beatrice di Provenza]] fino al [[1267]])
La sollevazione popolare che andava preparandosi esplose, per apparenti ragioni di interesse privato, il 30 marzo 1282, giorno del [[Lunedì di Pasqua]], a Palermo, prima della funzione religiosa serale dei [[Vespri]]<ref>Un soldato francese, certo [[Drouet]], offese una nobildonna palermitana sul sagrato della [[Chiesa del Santo Spirito (Palermo)|Chiesa del Santo Spirito]] e fu ucciso, per reazione, dal marito di quest'ultima, scatenando di fatto l'attacco degli abitanti di Palermo contro i francesi.</ref>. In poco tempo gli Angioini furono scacciati da tutta l'isola, tranne che nell'imponente [[castello di Sperlinga]], dove alcuni soldati di Carlo d'Angiò, capeggiati da ''[[Pierre de Lamanon|Petro de Lamanno]]''<ref>Detto anche Lemanno o Alamannonno.</ref>, resistettero all'assedio per tredici mesi, con aiuto dei popolani. Un'iscrizione latina sul vestibolo del Castello di [[Sperlinga]] ricorda questo famoso evento: <small>[[Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit]]</small>. Il 25 luglio, Carlo, con le forze destinate alla guerra greca sbarcò in Sicilia e pose l'assedio a Messina, che resistette eroicamente per due mesi.
 
I siciliani, che avevano chiesto invano al papa la possibilità di autogovernarsi come confederazione di liberi comuni in forma repubblicana, si rivolsero allora al [[Corona d'Aragona|re di Aragona e Valencia]], [[Pietro III di d'Aragona|Pietro III ''il Grande'']], marito di [[Costanza di Hohenstaufen]], figlia di [[Manfredi di Sicilia|Manfredi]].<ref>Benigno e Giarrizzo, ''Storia della Sicilia'', cit., p. 1.</ref> Il sovrano aragonese sbarcò a [[Trapani]], con circa 9.000 armigeri, il 30 agosto, causando, meno di un mese più tardi, la fuga di Carlo, che, il 26 settembre, fu costretto a lasciare la Sicilia, perdendone di fatto il [[regno di Sicilia|regno]].
 
=== Guerra contro gli aragonesi e morte di Carlo ===
Dopo la morte di Clemente IV e il lunghissimo [[Elezione papale del 1268-1271|conclave viterbese]] che la seguì, l'elezione di [[Gregorio X]] non piacque certo a Carlo, poiché il pontefice piacentino non gli mostrò mai particolare amicizia, cercando anzi un atteggiamento di corretta equidistanza con i suoi avversari. Morto Gregorio nel 1276 anche i tre papi che, nello stesso 1276, si susseguirono a distanza di pochi mesi uno dall'altro ([[papa Innocenzo V|Innocenzo V]], [[papa Adriano V|Adriano V]] e [[papa Giovanni XXI|Giovanni XXI]]), non furono graditi, per un motivo o per l'altro, al sovrano angioino<ref>Carlo tentò in ogni modo di costringere i cardinali ad eleggere un papa che gli fosse amico; durante il ''conclave lateranense'' del luglio 1276 compì, come ''custode del conclave'', gravi vessazioni contro i cardinali italiani, contrapposte a sfacciati favori verso i porporati francesi. Ciò esasperò gli italiani che si accordarono per eleggere un ''papa di transizione'' nel malandato [[Adriano V]], che morì infatti dopo soli 39 giorni. Anche nel successivo ''conclave viterbese'' del settembre dello stesso anno Carlo tentò inutilmente di influenzare il [[Sacro Collegio]].</ref>; le cose poi peggiorarono ulteriormente per lui il 25 novembre 1277 con l'elezione di [[papa Niccolò III|Niccolò III]], un [[Orsini]], da sempre nemico di Carlo, e che non mancò di manifestargli la sua ostilità, seppur ammantata da una formale correttezza. Accadde così che, per un decennio, l'Angioino non trovò più sostegno nei papi e ciò contribuì non poco a limitare la sua influenza, e non solo in Italia. Né valse a migliorare le cose l'ascesa al [[Papato|soglio di Pietro]] -il 22 febbraio 1281- di [[papa Martino IV]], il vecchio amico Simon de Brion, per la cui elezione Carlo tanto si era adoperato anche in passato: oramai la situazione nel regno si era gravemente deteriorata e il supporto di questo pontefice amico non gli giovò particolarmente.
 
Le mire espansionistiche del sovrano lo avevano infatti portato a mettere in pratica una serie di misure che gli avevano alienato le simpatie dei sudditi. Diffidando della lealtà dei nobili italiani, aveva sostituito quasi ovunque i maggiorenti locali con uomini francesi, o comunque stranieri, di sua fiducia, generando diffuso malcontento<ref>Secondo un'ipotesi molto interessante formulata da [[Franco Cardini]] e Marina Montesano nella loro ''Storia Medievale'' (Firenze,''Le Monnier'',2006, pagg.312 e segg.) proprio da questi comportamenti di Carlo I d'Angiò sarebbero nati quegli atteggiamenti di diffidenza nei confronti del potere centrale, accompagnati da locali prevaricazioni e violenze, che avrebbero caratterizzato nei secoli successivi l'aristocrazia meridionale, ed in particolare quella siciliana. Peraltro, secondo altri storici (Benigno e Giarrizzo, ''Storia della Sicilia'', op. cit.), taluni comportamenti aggressivi ed arbitrarii della nobiltà siciliana vanno fatti risalire al precedente periodo della [[storia della Sicilia normanna|dominazione normanna]], durante la quale ed in reazione alla quale sarebbero nati i [[Beati Paoli]], il cui mito potrebbe essere considerato uno dei punti di partenza della [[mafia]].</ref><ref>Secondo quanto riferisce il giornalista statunitense Selwyn Raab, che riprende frasi dette durante i suoi interrogatori dal boss mafioso [[Tommaso Buscetta]], lo stesso termine ''[[mafia]]'' sarebbe un [[acronimo]] delle parole «Morte Alla Francia Italia Anela» ed il fenomeno mafioso sarebbe sorto durante i [[Vespri Siciliani]]; l'ipotesi, certo fantasiosa, appare peraltro sia storicamente che linguisticamente improponibile.</ref>. Aveva inoltre investito i suoi militari di un enorme potere, creando così momenti di grande disagio e tensione<ref>Proprio il comportamento oltraggioso di un soldato francese fu la scintilla che scatenò i [[Vespri Siciliani]].</ref>. Per di più, il fatto di dover mantenere pienamente operativo un imponente esercito, in guarnigioni spesso tra loro molto lontane, lo obbligava a elevate spese, per far fronte alle quali ricorreva a pesantissime imposizioni fiscali, da cui esentava il clero, con ulteriori conseguenze assai negative in mezzo al popolo. Il malcontento cominciò a manifestarsi sin dal 1273, con vari moti nell'[[Italia settentrionale]], che causarono la progressiva perdita d'influenza di Carlo in molte zone del [[Piemonte]], della [[Liguria]], della [[Lombardia]] e della [[Toscana]]; furono quelli i primi importanti segnali di una situazione generalmente negativa nei territori dominati dal sovrano angioino, situazione che trovò poi il suo momento più esplosivo nel 1282 con la rivolta dei [[Vespri Siciliani]]. Si trattò in realtà di una rivolta da tempo fomentata e preparata, anche per opera di [[Pietro III di d'Aragona]], non a caso marito di [[Costanza di Hohenstaufen]], figlia di Manfredi, cosicché il desiderio di nuove conquiste del sovrano aragonese finì per sommarsi alla brama di vendetta della moglie. Alla fine, come sopra meglio precisato, lo scontro con Pietro d'Aragona espose Carlo a una serie di insuccessi - con la conseguente perdita della Sicilia - che si protrassero poi fino al 1285, anno della sua morte.
 
Il giudizio degli storici nei confronti del re angioino è stato sin dall'inizio molto controverso, diviso tra coloro che hanno fermamente condannato la sua eccessiva sete di potere, la sua crudeltà, i suoi atteggiamenti dispotici e la sua spregiudicatezza, e coloro che, invece, ne hanno generosamente elogiato il coraggio, la religiosità e la fermezza. Così gli storici francesi si sono abitualmente espressi con toni molto positivi fino ad autentiche apologie<ref>v. in particolare Émile G. Léonard, ''Les Angevins de Naples'', Parigi, 1954.</ref>, specie da parte di quelli che hanno visto in lui il vero erede e successore di [[Carlo Magno]]; i tedeschi invece, valutando molto negativamente l'annientamento della [[Hohenstaufen|casa di Svevia]] - considerata un esempio di illuminato progresso -<ref>v. specialmente il celeberrimo lavoro di [[Ferdinand Gregorovius]], ''Storia della Città di Roma nel Medioevo'',Torino, Einaudi, 1973.</ref>, lo hanno giudicato un brutale arrogante, avido e privo di sensibilità. Nella storiografia italiana sono prevalsi, fino alla fine del [[XIX secolo]]<ref>Di grande rilievo rimane la famosa opera di [[Michele Amari]] ''La guerra del vespro siciliano'', Parigi, 1843.</ref>, i toni nazionalistici e antifrancesi, specie con riferimento alla vicenda dei [[Vespri Siciliani]]. Va comunque notato come, negli ultimi decenni, gli storici si siano espressi quasi ovunque con maggiore equilibrio, sottolineando luci e ombre del regno di Carlo e finendo per descriverlo come un sovrano brutale ma dotato di una religiosità quasi bigotta, introverso ma capace di impensabili momenti di sensibilità, onesto e cavalleresco ma anche crudele e arrogante; esemplari, per queste valutazioni, rimangono le due guerre combattute (1266 e 1268) rispettivamente contro [[Manfredi di Sicilia|Manfredi]] e contro [[Corradino di Svevia|Corradino]], in cui le sue vittorie risultarono favorite sia da coraggiosa determinazione sia da spregiudicata furbizia<ref>v. la parte conclusiva dell'articolo di Peter Herde, op. cit..</ref>. Un simile giudizio equanime era stato anticipato secoli prima da [[Dante Alighieri|Dante]], che, pur non amando particolarmente il re angioino, lo colloca nell'[[Antipurgatorio]] tra le anime che stanno per incominciare la loro espiazione, in mezzo a molti altri sovrani tra i quali proprio il suo grande avversario [[Pietro III di d'Aragona]], che il poeta descrive mentre canta la [[Salve Regina]] insieme con Carlo<ref>v. [[Purgatorio - Canto settimo]], vv.97-136; Dante chiama Carlo «il nasuto», con riferimento al grosso naso che si dice egli avesse.</ref>.
 
== Araldica ==
|precedente=[[Manfredi di Sicilia]]
|periodo= [[1266]] - [[1282]]
|successivo=[[Pietro III di d'Aragona]] (regno di Trinacria)
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