Differenze tra le versioni di "Sant'Eufemia d'Aspromonte"

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Anche la tradizione orale popolare ricorda che al monastero entrava una ricchezza corrispondente ad un kg d'oro al giorno. Il monastero fu distrutto dal [[Terremoto della Calabria meridionale del 1783|terremoto del 1783]] ed i sette monaci superstiti, dei venti che contava, si trasferirono al SS Salvatore di Messina anch’esso fondato da san Bartolomeo. Restano i muri perimetrali, un portale con un capitello ed un rudere detto "U Campanaru", ed una fontana la cui acqua, dalla località Cellia, arrivava attraverso una condotta costituita da due tegole sovrapposte. Relativamente alla sua storia il paese subì le vicende di questa estrema parte della penisola. Patì la dominazione bizantina, normanna e sveva e le incursioni dei Saraceni. A tale proposito esiste in località Meladoro uno speco detto "Grotta dei Saraceni".
 
Sorgeva verso il 1250 la potenza della famiglia Ruffo con Tropeano Pietro, servo della casa Sveva, divenuto con intrighi e maneggi Conte di Catanzaro. Approfittando delle difficoltà di Manfredi, si impossessò di parte della Calabria e tra le lotte che vi furono in queste contrade è ricordata una battaglia sui Piani della Corona appena dopo la metà del XIII secolo. Successivamente nel 1283 i Piani della Corona furono ancora teatro di battaglie tra gli Angioini e [[Pietro III di d'Aragona|Pietro d'Aragona]] prima e Giacomo, Re di Sicilia, dopo. Queste terre con la [[pace di Caltabellotta]] tornarono agli Angioini, ma saranno ancora teatro di lotte tra Spagnoli e Francesi dal 1495 al 1503.
 
Nel 1535 Carlo V, partito da Fiumara di Muro e diretto a [[Seminara]], attraverso l’antica [[via Popilia]], toccò San Bartolo, Sant'Eufemia e a Sinopoli si fermò in una località detta Alloggiamento. Il governo spagnolo aggravò con numerosi balzelli la situazione economica delle terre calabresi, inviando uno stuolo di rapaci funzionari. Fu un periodo ricordato come "Calabriae planctus" e lo strapotere dei nobili e la debolezza del governo di Napoli favorirono il [[banditismo]]. Il paese durante i secoli XVI, XVII, XVIII, fu casale di Sinopoli e subì la signoria dei Ruffo. Desideroso di sentirsi libero, il paese nel 1790, sotto il sindacato di Vincenzo Panuccio, intentò e vinse una causa per liberarsi dal loro dominio. In seguito il paese mutò il nome di Sant'Eufemia di Sinopoli in quello di Sant'Eufemia d’Aspromonte.
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