Differenze tra le versioni di "Vespri siciliani"

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In [[Sicilia]] la situazione si era fatta particolarmente critica per una generalizzata riduzione delle libertà baronali e, soprattutto, per una opprimente politica fiscale. L'isola, da sempre fedelissima roccaforte sveva, che dopo la morte di [[Corradino di Svevia]] aveva resistito ancora per alcuni anni, era ora il bersaglio della rappresaglia angioina.<ref>{{Cita web|url=https://web.archive.org/web/20071024183137/http://www.mondimedievali.net/pre-testi/vespro.htm|titolo=Fara Misuraca, Il Vespro (L’eredità di Federico II e gli eventi che portarono al Vespro), Pre-testi|data=2007-10-24|accesso=2020-09-18}}</ref> Gli Angiò si mostrarono insensibili a qualunque richiesta di ammorbidimento ed applicarono un esoso fiscalismo, praticando usurpazioni, soprusi e violenze. Va segnalato a tal proposito che [[Dante Alighieri|Dante]], che nel 1282 aveva solo 17 anni, nell'VIII canto del Paradiso, indicherà come ''Mala Segnoria'' il regno angioino di Sicilia.
 
I nobili siciliani e in particolare il diplomatico [[Giovanni da Procida]] riponevano le proprie speranze in [[Michele VIII Paleologo]], imperatore bizantino già in contrasto con Carlo I d'Angiò, in [[papa Niccolò III]], che si era dimostrato disponibile ad una mediazione, e in [[Pietro III di d'Aragona]]. Poiché Michele si trovava in una situazione critica a causa dell'invasione dei [[Balcani]] da parte di Carlo d'Angiò, scelse la via diplomatica, in cui i Bizantini si erano sempre distinti, per distogliere il re angioino dai suoi piani di conquista. Durante il pontificato di Niccolò III, Michele VIII con la sua mediazione aveva stretto un'alleanza con Pietro. Il re aragonese avrebbe dovuto attaccare l'Angioino alle spalle e togliergli il regno, così come nel 1266 Carlo lo aveva tolto a re [[Manfredi di Sicilia|Manfredi]]. L'imperatore bizantino gli avrebbe messo a disposizione i mezzi per costruire una flotta.
 
Il re d'Aragona, in particolare, era guardato con favore perché sua moglie [[Costanza II di Sicilia|Costanza]], in quanto figlia di [[Manfredi di Sicilia|Manfredi]] e nipote di [[Federico II di Svevia|Federico II]], risultava l'unica pretendente legittima della casa di Svevia; tuttavia il sovrano aragonese era impegnato nella riconquista di quella parte della [[penisola iberica]] ancora in mano agli arabi. Alla fine del [[1280]], in concomitanza con la morte di papa Niccolò III e con la guerra che impegnava il Paleologo contro una coalizione di cui facevano parte veneziani ed angioini, i baroni siciliani ruppero gli indugi organizzando una sollevazione popolare che desse un segno tangibile della loro determinazione, convincendo l'unico interlocutore rimasto, Pietro d'Aragona, ad accorrere finalmente in loro aiuto. In quel mentre avveniva l'elezione del papa di origini francesi [[Martino IV]] che, eletto proprio grazie al determinante sostegno degli Angiò, si mostrò fin dall'inizio insensibile alla causa dei siciliani. Intanto, agenti bizantini e aragonesi, largamente provvisti di denaro bizantino, istigarono i Siciliani alla rivolta.
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