Il nome della rosa: differenze tra le versioni

da Pisa verso i cammini di San Giacomo
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(da Pisa verso i cammini di San Giacomo)
 
=== Gli omicidi nell'abbazia ===
È la fine di novembre del [[1327]]. Guglielmo da Baskerville, un [[frate]] francescano inglese e il suo allievo Adso da Melk si recano in un monastero [[Ordine di San Benedetto|benedettino]] di [[Congregazione cluniacense|regola cluniacense]] sperduto sui monti dell'ItaliaAppennino settentrionaletoscano, da Pisa verso i cammini di San Giacomo.<ref>Umerto Eco, Il nome della rosa, Bompiani, 1980, pag. 30.</ref> Questo monastero sarà sede di un delicato convegno che vedrà protagonisti i [[Ordine francescano|francescani]] (sostenitori delle tesi [[Pauperismo medievale|pauperistiche]] e alleati dell'[[Ludovico il Bavaro|imperatore Ludovico]]) e i delegati della [[Curia romana|curia papale]] di [[Papa Giovanni XXII]], insediata a quei tempi ad [[Avignone]]. I due religiosi (Guglielmo è francescano e [[inquisizione|inquisitore]] "pentito", il suo discepolo Adso è un novizio benedettino) si stanno recando in questo luogo perché Guglielmo è stato incaricato dall'imperatore di partecipare al congresso quale sostenitore delle tesi [[Pauperismo medievale|pauperistiche]]. L'abate, timoroso che l'arrivo della delegazione avignonese possa ridimensionare la propria giurisdizione sull'abbazia e preoccupato che l'inspiegabile morte del giovane confratello Adelmo durante una bufera di neve possa far saltare i lavori del convegno e far ricadere la colpa su di lui, decide di confidare nelle capacità inquisitorie di Guglielmo affinché faccia luce sul tragico omicidio, cui i monaci tra l'altro attribuiscono misteriose cause soprannaturali. Nel monastero circolano infatti numerose credenze circa la venuta dell'[[Anticristo]].
 
Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all'ex [[Inquisizione|inquisitore]], viene trovato morto Venanzio, giovane monaco traduttore dal greco e amico di Adelmo. Un personaggio su cui si vociferano malignità è l'aiuto bibliotecario Berengario, troppo succube del bibliotecario Malachia, grasso, minato nella salute (soffre di convulsioni), e peccatore anche di sodomia concupendo i giovani monaci e scambiando favori sessuali con libri proibiti. Guglielmo ipotizzerà infatti che è proprio a causa di questo scambio che Adelmo si toglie la vita, non prima di aver rivelato a Venanzio del libro e come trovarlo.
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