Luigi Einaudi: differenze tra le versioni

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Nel periodo degli studi universitari, Einaudi si avvicina al [[socialismo|movimento socialista]] e collabora con la rivista ''[[Critica sociale]]'', diretta da [[Filippo Turati]]. La collaborazione con ''Critica sociale'' dura un decennio e si conclude con il distacco dai socialisti e il progressivo spostamento, a partire dai primi anni del [[XX secolo|Novecento]], su posizioni sempre più apertamente [[Liberismo|liberiste]]. Nel [[1895]] ottiene la laurea in [[giurisprudenza]]. Copre la cattedra di [[Scienza delle finanze]] all'Università di Torino, l'incarico di Legislazione industriale ed Economica politica al [[Politecnico di Torino]] e l'incarico di Scienza delle finanze all'[[Università Bocconi]] di [[Milano]].
 
[[File:Luigi Einaudi, 1919 - Accademia delle Scienze di Torino 0087 B.jpg|sinistra|thumb|Ritratto di Luigi Einaudi nel 1919]] Il 6 ottobre [[1919]] è nominato [[senatore]] del [[Regno d'Italia|Regno]] su proposta di [[Francesco Saverio Nitti]].
Nel [[1919]], insieme a [[Giovanni Gentile]] e [[Gioacchino Volpe]], è tra i firmatari del manifesto del "Gruppo Nazionale Liberale" romano, che, insieme ad altri gruppi nazionalisti e di ex combattenti, forma l'"Alleanza Nazionale per le elezioni politiche", il cui programma politico prevede la rivendicazione di uno «Stato forte», anche se provvisto di larghe autonomie regionali e comunali, capace di combattere la metastasi burocratica, i protezionismi, il radicalismo democratico, rivelatosi «inetto a tutelare i supremi interessi della Nazione, incapace di cogliere e tanto meno interpretare i sentimenti più schietti e nobili»<ref>Manifesto cit. in Eugenio Di Rienzo, ''Storia d'Italia e identità nazionale. Dalla Grande Guerra alla Repubblica'', Firenze, Le Lettere, 2006, p. 71-72</ref>. Europeista ''ante litteram'', nel [[1920]] raccoglie alcuni suoi articoli pubblicati sul ''[[Corriere della Sera]]'', in cui prospettava e auspicava un'Europa federata, nel volume "Lettere di Junius"<ref>Sergio Romano, ''Guida alla politica estera italiana'', Rizzoli, Milano, 2002, p. 71</ref>.
 
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