Differenze tra le versioni di "Manomissione"

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Si svolgeva davanti al magistrato, con presenti il padrone e lo schiavo. Sembra che in origine si trattasse di una finta ''[[vindicatio in libertatem]]'', assai simile alla ''[[in iure cessio]]''.<ref name="l163" />
 
Il padrone, affrancatore dello schiavo (''assertoradsertor libertatis''), conduceva questi di fronte a un [[pretore (storia romana)|pretore]], il quale gli toccava leggermente il capo con una verga detta ''vindicta'' (''vindictam imponere'') e pronunciava la formula rituale; poi un [[littore]] del magistrato toccava lo schiavo con una verga,<ref>{{cita|Ramilli, 1971|pp. 27-28}}.</ref><ref>"''vindicta''" in ''Vocabolario della lingua latina'' di Luigi Castiglioni e Scevola Mariotti, ed. Loescher.</ref> con poi la pronuncia dell'''addictio secundum libertatem'', permettendo allo schiavo di acquisire la libertà.
 
Con il passare dei secoli il rito divenne sempre più semplice, giungendo, nel diritto giustinianeo, a vedere la ''manumissio vindicta'' compiuta con una semplice dichiarazione di volontà di affrancare il servo resa dal suo padrone al magistrato.<ref name= "mmpriro" >{{cita|Marrone, 2004|p. 132}}.</ref>
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