Corona d'Italia: differenze tra le versioni

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Nel 1861, il capitano viterbese [[Angelo Angelucci]] (poi direttore del [[Museo storico nazionale dell'artiglieria|Museo d'artiglieria di Torino]]) pubblicò il progetto d'una nuova corona, che a molti parve esser adatta allo scopo<ref>A. Angelucci, ''La corona del regno italiano inventata, disegnata e descritta dall'architetto A.A.'',Torino, Marzorati, 1861</ref>. Sempre nel 1861, poi, le città di [[Torino]] e [[Napoli]] regalarono a [[Vittorio Emanuele II]] due [[Corona trionfale|corone trionfali]], realizzate con delle fronde di alloro in oro. Tali corone furono trafugate, assieme ad altri gioielli, dal [[Palazzo Reale (Torino)|Palazzo Reale di Torino]], nella notte fra il 16 e il 17 agosto 1885, e successivamente delle repliche furono realizzate in bronzo.<ref> A. Merlotti, ''Corone di Vittorio Emanuele II'', in ''Dalle regge d'Italia'' pp. 128-129, ripreso in {{cita news|autore = Andrea Parodi|url=https://www.lastampa.it/torino/appuntamenti/2020/01/05/news/quel-clamoroso-furto-delle-corone-del-re-il-mistero-svelato-in-tv-1.38290118|titolo=Quel clamoroso furto delle corone del Re: il mistero svelato in tv|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=05 Gennaio 2020
|accesso=16 Gennaio 2020|lingua=italiano}}</ref> Fra 1861 e 1862 il quotidiano fiorentino ''Lo Zenzero'' aprì una sottoscrizione per sostenere il costo della nuova corona. Nel 1862, tuttavia, lo stesso giornale dovette rinunciare al proposito, commentando: «Il Gonfaloniere di Firenze, presidente di una Commissione Promotrice, deliberava l'anno passato una Corona al Re d'Italia, facendo appello a tutti i municipii italiani onde concorressero con i suoi amministrati, per mezzo di volontarie offerte, ad accumulare la somma necessaria per adempiere a questo dovere».<ref>{{cita|Rossi|p. 46.}}</ref> Nonostante una discreta somma raccolta, il quotidiano informò che la corona non era stata realizzata, pare «per vergognose gelosie municipali, e per incuria di coloro che tutto pospongono allo interesse e all'ambizione personale».<ref>{{cita|Rossi|p. 48.}}</ref>. Nel frattempo, la città di Perugia invece fece realizzare uno splendido stipo per custodire la corona, ancora oggi visibile a Palazzo Pitti<ref>S. Vavalle, ''Stipo per la Corona d'Italia'', in ''Dalle regge d'Italia'', cit., pp. 120-121; si veda inoltre il video di Andrea Merlotti {{YouTube |autore = La Venaria Reale |id = 1cqDC2JVzkM |titolo = Dalle Regge d'Italia - Lo stipo per la corona del Re d'Italia |n = |ora = |minuto = |secondo = |produttore = |lingua = italiano |data = |citazione = |cid = |accesso = }}</ref>.
Dietro al fallimento di tali progetti era la convinzione di [[Vittorio Emanuele II]] che la vera corona d'Italia fosse quella ferrea. Anche se, per lo scontro con la Chiesa, dovette rinunciare a farsi incoronare con essa, volle che la corona ferrea fosse presente nei suoi ritratti ufficiali, come in quello realizzato da [[Paolo Emilio Morgari]] nel 1874 ed oggi conservato a Villa della Regina<ref> P. Manchinu, ''Ritratto di Vittorio Emanuele II'' in, ''Dalle regge d'Italia'' cit., pp. 121-122</ref>. In ogni caso, alla sua morte, nel 1878, la corona ferra fu portata a Roma ed esposta al Pantheon. Una copia bronzea della corona fu poi realizzata per il suo sepolcro.
 
[[Umberto I di Savoia|Umberto I]], figlio di Vittorio Emanuele II, avrebbe voluto, come il padre, essere incoronato con la storica [[Corona Ferrea]] quando il clima politico italiano fosse stato più favorevole: nel [[1890]], infatti, la inserì nello stemma reale e nel [[1896]] donò al [[duomo di Monza]], città in cui amava risiedere, la teca in vetro blindato dove la corona è tuttora custodita. Il suo assassinio, nel [[1900]], interruppe i suoi progetti, ma alle sue esequie venne esposta la Corona Ferrea e la sua tomba al [[Pantheon (Roma)|Pantheon]] ne reca, davanti, una copia bronzea.