Differenze tra le versioni di "Cineto Romano"

 
== Storia ==
Il borgo di Scarpa sorse sul colle Peschiero (forse derivante da ''pesclum'' ossia “peschio” o “pesco”, per indicare un “luogo alto e ripido”, forseo anche alladalla presenza di una peschiera di età romana), dopo il declino dell’antica ''Statio ad Lamnas'', per l’aggregazione degli abitanti sparsi nelle campagne, che con l’accordo dei signori radunarono le loro abitazioni a fortificazione del castello. Sia l’antica denominazione di ''Lamnae'' (“lame”) che il toponimo successivo, avrebbero origine dalla natura morfologica del territorio (dal latino ''scalpere'' (“incidere”) e ''sculpere'' (“scolpire”) che riguardano quindi qualcosa di “acuto”, quasi “tagliente” a “punta”, scosceso, e non dall’alterazione dell’antica città di ''Scaptia'' (come riportato da alcuni autori) che più unanimemente è collocata in territorio prenestino o comunque nella pianura sottostante Tivoli. Secondo notizie tramandate, ma non documentate, il fondatore e primo possessore della Scarpa fu il conte Giovanni de Marso (o de Marsi), forse discendente da una delle famiglie abruzzesi più importanti, i [[Berardi (famiglia)|Berardi]], noti come [[Berardi (famiglia)|Conti dei Marsi]] (''Comites Marsorum''), originati dalla ''gens'' romana Marcia (o Martia) e Mamilia Ottavia. La prima menzione in un documento è fatta risalire al ''Chronicon Sublacense'', dove è riportato il giuramento del 1180 con cui Raone asserisce che l’abbate Simone concede la torre del castello di Roiate a Costo e suo figlio B. di Scarpa per 10 anni. Tuttavia negli ''Annales Ceccanenses'' (''Chronicon Fossae Novae''), è riferito che nell’anno 1166, alla morte di Rainaldo, Theodino di Scarpa è eletto [[Abate di Montecassino|abate di Monte Cassino]]. A dominio del territorio furono posti i castelli del Lago (''Castrum Laci''), oggi in territorio di [[Percile]] e quello di Scarpa (''Castrum Scarpae'') inclusi poi sotto la giurisdizione della città di [[Tivoli]] (''Castra censuaria Comitatus Civitati Tiburis'') per il tributo di 5 libbre. Dal XII secolo, come diverse terre e castelli della zona ([[Percile]], [[Vivaro Romano|Vivaro]], [[Licenza (Italia)|Licenza]], [[Mandela (Italia)|Cantalupo]], [[Vallinfreda]], [[Riofreddo]], [[Roviano]], [[Anticoli Corrado]], [[Roccagiovine]]) anche Scarpa era stata concessa in feudo alla nobile famiglia romana degli [[Orsini]], i quali a seconda delle vicende patrimoniali, familiari e successorie, se ne trasmisero il possesso fra di loro per un lungo periodo. Nella sua [[Storia d'Italia (Guicciardini)|Istoria d'Italia]], [[Francesco Guicciardini]] riferisce che nel dicembre 1526, [[Ascanio Colonna (cardinale)|Ascanio Colonna]], conquistate diverse terre del [[Lazio]], si diresse verso [[Tivoli]] con 2000 fanti e 300 cavalli, cercando inutilmente di occupare Scarpa, castello dell’[[abbazia di Farfa]], seppur luogo piccolo e debole. Nel 1535, il Capitano Papirio Capizucchi, cavaliere della nobile famiglia romana, rifiutò come sospetto il campo della Scarpa che Giovanni e Vulpio Orsini avevano concesso per una contesa al suo avversario Bernardino Pierleoni perché questi era al servizio della casa Orsini. Nel 1545 Orso Orsini, diede il campo a Scarpa per un duello tra Ottaviano Monci da Palestrina e Tontarello da Gallicano per una controversia sorta fra i due, ma sul luogo convenuto nel giorno 8 dicembre, si presentò una “trombetta di Giustizia” che consegnando un breve, costrinse l’Orsini ad allontanare i contendenti. Riportano antiche cronache che tra il 1567-75, gli abitanti di Scarpa distruggono la strada (via Valeria) per convogliare il traffico sull’osteria del loro paese deviandolo da Ferrata. Tra gli ultimi anni del 1500 e i primi del 1600, quando si accentuava il dissesto economico degli Orsini a causa di ingenti debiti contratti dai vari suoi membri, il cospicuo complesso di beni patrimoniali della famiglia fu soggetto a squilibri, smembramenti e passaggi nell’altrui proprietà. Sotto il pontificato di [[Papa Clemente VIII|Clemente VIII]] e del suo successore [[Papa Paolo V|Paolo V]], gli stessi furono costretti alla vendita forzata della parte loro spettante del castello di Scarpa, in virtù di vari mandati esecutivi e nel 1611 alla cessione definitiva a Marcantonio Borghese, principe di Sulmona. Il feudo di Scarpa rimase poi sempre a questa famiglia fino alla rinuncia di tutti i diritti e pesi baronali per il ''motu proprio'' del papa [[Papa Pio VIII|Pio VIII]] nel 1816. Con la successione apertasi nel 1886 per la morte del [[Marcantonio V Borghese|Principe Marcantonio Borghese]], il fondo di Scarpa passò ad uno dei figli, il Principe di Vivaro Don Camillo, che a sua volta, con atto del notarile del 13 giugno 1905, lo vendette a sua sorella Lodovica Borghese Ruffo Principessa della Scaletta, quando era ormai cambiato in Cineto Romano. Il Comune infatti, a seguito della deliberazione del Consiglio del 28 marzo 1884, che ravvisava l’opportunità di tale modifica, (“per la bruttezza e viltà del nome di Scarpa”) a far data dal 1° maggio di quello stesso anno<ref>Decreto n. 2266 del 24 aprile 1884.</ref> assunse tale nome, in riguardo del profondo cratere carsico, singolarità geologica del luogo, tramandato dall’antichità col nome di Cineto (alterato volgarmente in Cinetto) <ref>{{Cita libro|titolo=A. Colasanti, «La terra di Scarpa nell'età feudale» in: Da Lamnas a Scarpa. Storia e archeologia nel territorio di Cineto Romano con i recuperi della Guardia di Finanza, Arti Grafiche Roma, Guidonia Montecelio, 2018 (cm 23×30), pagine 128, molte illustrazioni a colori, s. i. p.}}</ref>.
 
== Monumenti e luoghi d'interesse ==
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