Differenze tra le versioni di "Robert Walser"

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[[File:Berlin Friedrichstr Victoria Hotel (um 1910).jpg|thumb|left| Berlino nel 1900: Friedrichstrasse e Hotel Victoria ]]
 
Nel 1905 si trasferì a [[Berlino]], dove il fratello [[Karl Walser]], già noto come pittore, illustratore di testi e affrescatore di interni in edifici sia pubblici che privati, lo introdusse nella cerchia di artisti e letterati della metropoli tedesca dell'inizio del Novecento.<ref> Karl ha illustrato diversi testi di Robert. Sul rapporto professionale tra i due fratelli si veda ''Die Brüder Karl und Robert Walser. Maler und DcihterDichter'', a cura di Bernhard Echte e Andreas Meier, Stäfa, Rotenhäusler Verlag 1990. </ref> Occasionalmente, Walser lavorò come segretario per la [[Berliner Secession]].
 
[[File:Bundesarchiv Bild 183-1985-0614-502, Berlin, Jury der Sezessionsausstellung.jpg|thumb|Giuria della esposizione della Secessione berlinese]]
Nella primavera del [[1913]], dopo essersi spostato a piedi da Berlino a Biel (ben 950 km !), Walser tornò a stabilirsi in Svizzera. Visse per un breve periodo con sua sorella Lisa presso la casa di cura di [[Bellelay (Saicourt)|Bellelay]], dove lei lavorava come insegnante. Qui conobbe Frieda Mermet, una stiratrice con la quale entrò in rapporti di grande amicizia; Robert nutriva sentimenti di profonda simpatia e di ammirazione per le sue qualità umane e tra loro si instaurò una fitta corrispondenza che dal 1913 si protrasse per quasi trent'anni. Si tratta molto probabilmente dell'unica relazione sentimentale di Walser. Le missive dirette alla donna, che aveva alle spalle un matrimonio da cui era nato un figlio, fanno comprendere non solo che lo scrittore considerava l'amica un'interlocutrice attenta e sensibile, ma che era ben lieto di trascorrere del tempo con lei e con il bambino, al punto di immaginare una comune esistenza insieme<ref> A questo proposito, si vedano le missive a lei indirizzate contenute in Robert Walser, ''Briefe'' (Berner Ausgabe, voll. 1-3) a cura di Peter Stocker e Bernhard Echte, in collaborazione con Peter Utz e Thomas Binder, 3 voll., Berlin, Suhrkamp 2018, vol. 1.</ref>.
 
Sempre nel 1913 si trasferì a Biel, prima presso il padre, quindi in una mansarda dalldell'albergo '' Blaues Kreuz'', l'unico alloggio in cui rimase abbastanza a lungo, ovvero oltre sette anni, fino al 1921<ref> Sui numerosissimi indirizzi che Walser ha cambiato nel corso della sua esistenza si veda ''Robert Walser Handbuch'', a cura di Lucas Marco Gisi, Stuttgart, Metzler 2015, pp.13-15. </ref>. Il periodo di Biel è caratterizzato da una serie di lutti: nel 1915 morì il padre; nel 1916 venne a mancare il fratello Ernst, ricoverato presso la clinica psichiatrica di Waldau in quanto labile psichicamente; nel 1919 il fratello Hermann, docente di geografia presso l'Università di Berna, si suicidò.
 
[[File:Biel Zunfthaus.jpg|thumb|Biel oggi, angolo del centro storico]]
[[File:Max Brod signature.jpg|thumb|left|Firma di Max Brod (1884-1968), tra i recensori della prima produzione di Walser]]
 
La più rappresentativa raccolta di questa fase è ''Seeland'', in cui egli mostra una particolare attenzione per la natura, che fornisce costantemente lo spunto per scrivere, come esemplarmente illustrato nel racconto ''[[La passeggiata (Walser)|La passeggiata]]'' (1917), di cui si tratterà più oltre.
 
In questo periodo lo scrittore comincia a rimanere isolato, non da ultimo a causa della guerra che interrompe i contatti con la [[Germania]]. Pur lavorando intensamente, riesce a stento a mantenersi attraverso la scrittura.
[[File:Bern Clocktower 1900.jpeg|thumb|Berna nel 1900, Torre Zytglogge]]
 
Nel decennio successivo al primo conflitto cambia il contesto culturale, sia in riferimento a case editrici che a riviste e quotidiani. Walser ha difficoltà a pubblicare i numerosissimi testi che scrive e molti manoscritti che invia a editori e riviste vengono rifiutati. Questo provocò in lui una crisi di carattere professionale, accentuata anche dalla mancanza di contatti nella capitale elvetica, in cui finì per non sentirsi a proprio agio. "Risponde […] al vero come io ricopra in questa città il ruolo di un outsider e sarei nel giusto se prendessi coscienza di ricoprire da sempre questo ruolo"<ref> R. Walser, ''Diario del 1926'', trad. di Mattia Mantovani, Genova, Il Melangolo 2000, p. 21, originale tedesco GW X 95. </ref>, scrive nel ''[[Diario del 1926]]''. Le opere di questa fase tarda sono caratterizzate da una struttura volutamente frammentaria e da uno stile all'insegna della [[Associazione libera|libera associazione di idee]], come si deduce da quella che è la raccolta più provocatoria del periodo bernese cioè ''La rosa'', di cui più avanti verranno delineate le caratteristiche principali.
Molti dei testi di questo periodo vennero redatti a matita con una grafia lillipuziana, difficilissima da decifrare e su carta riciclata. Con questa tecnica scrisse prose brevi, scene dialogiche e poesie; l'unica narrativa di più ampio respiro fu ''Der Räuber'' (''[[Il brigante (Walser)|Il brigante]]''). Il suo stile giocoso e soggettivo si fece sempre più astratto. Walser leggeva la letteratura canonica così come quella di consumo e amava reinventare la trama in modo tale che l'originale fosse irriconoscibile. Molti testi risultano ambivalenti dal punto di vista del genere letterario e possono essere letti come ''[[Romanzo d'appendice|feuilleton]]'' o come complesse trame piene di allusioni non sempre agevolmente individuabili.
 
=== 1929-1956 ===
A seguito di allucinazioni acustiche, insonnia e crisi di ansia, Walser nel 1929 fu portato dalla sorella Lisa presso la clinica psichiatrica di [[Waldau (Berna)|Waldau]], vicino a Berna. Che l'autore si sia fatto ricoverare di sua spontanea volontà - come spesso si legge in alcuni contributi critici - non corrisponde al vero. L'episodio riportato nel volume di Seelig<ref> Cfr. Carl Seelig, ''Passeggiate con Robert Walser'', trad. di Emilio Castellani, Milano, Adelphi 1981 </ref> in riferimento all'arrivo a Waldau mostra come Walser nel momento forse più delicato della sua esistenza palesasse una invidiabile, pragmatica lucidità. In merito alla crisi che avrebbe determinato la svolta della sua vita, riferisce a Seelig: "Ero disperato. Sì, in realtà io non avevo più nulla da dire. [...] Spento, estinto come una vecchia stufa. [...] Andò a finire che mia sorella Lisa mi portò nella clinica Waldau. Ancora davanti alla porta d'ingresso le chiesi se quello che facevamo era giusto. Il silenzio di lei mi bastò. Che altro mi rimaneva se non entrare?"<ref> Seelig, ''Passeggiate'', cit., p. 29. </ref> In clinica fu stilata in tutta fretta la diagnosi di [[schizofrenia]], diagnosi successivamente mai più verificata.
A Waldau Walser, paziente modello, rimarrà quattro anni, per essere poi trasferito nel 1933 nella clinica di Herisau, nell'Appenzello. Oggi pazienti come il poeta di Biel sarebbero curati in modo diverso, ambulatorialmente, di certo non internati a vita. Nel determinare il suo destino un ruolo decisivo ebbe la situazione familiare, in quanto nessuno era in condizioni di ospitare Robert, o almeno nessuno si dichiarò disposto a farlo.
 
==Produzione letteraria==
Caratteristica precipua della scrittura di Walser è quella di configurarsi come apparentemente ingenua, svagata, di una disarmante semplicità che cela tuttavia profondità di cui il lettore intuisce la natura singolare ed enigmatica, consapevole della difficoltà di coglierne le pieghe più riposte. L'inafferrabilità è parte essenziale del fascino di Walser.
La sua opera induce a molteplici interpretazioni, che spesso si muovono in direzioni opposte: da Walser poeta dell'idillio, erede del poeta romantico [[Joseph Freiherr von Eichendorff]] - come fu spesso stilizzato dai primi recensori -, al Walser maestro dell'arabesco, al passeggiatore solitario dalle elucubrazioni filosofiche, al [[Nichilismo|nichilista]] [[Scetticismo|scettico]], al poeta pervaso da anelito religioso, al graffiante polemista, al funambolo del linguaggio che anticipa aspetti essenziali della contemporaneità.
Piuttosto che illustrare astrattamente tali aspetti, nella parte che segue verrà commentato un testo chiave di ognuno dei tre principali periodi della produzione artistica dell'autore di Biel.
 
Affermare che Walser sia mai potuto essere un nichilista scettico significa parlare senza contezza, ossia a vanvera, e soprattutto significa che a tutt'oggi solo pochi hannoabbiano capito la sua poesia nobilissima e senza ritegno o rispetto alcuno. Molti sono quelli che pretendono di liquidar tutto dentro i loro schemi privi di poesia. Leggere le sue parole con il proprio cuore resta l'unica via per conoscere questo immenso, titanico poeta.
 
"Come è bello avere un cuore vibrante, sensibile, difficile da appagare. È ciò che vi è di più bello nell'uomo. Un uomo che non sa custodire il proprio cuore è stolto, perché si spoglia di una fonte infinita di dolce, inesauribile forza, di una ricchezza che lo rende superiore a tutte le creature della terra, di una pienezza, di un calore dei quali, se vuole restare uomo, non potrà mai fare a meno. Un uomo di cuore non è soltanto l'uomo migliore ma anche il più intelligente, perché ha qualcosa che nessuna intelligenza per quanto industriosa gli può dare." da i[[I Temitemi di Fritz Kocher]] , (L'Uomo).
 
===Periodo di Berlino: ''L'assistente''===
[[File:Robert Walser - Der Gehülfe, Erstausgabe 1909 in Verlagsbroschur.JPG|thumb|left|Copertina (disegno di Karl Walser) della prima edizione del romanzo di Robert Walser ''Der Gehülfe'', 1908]]
 
Joseph Marti si accinge a lavorare presso la villa "Stella Vespertina" come assistente del bizzarro ingegnere Tobler ed è confrontato con il contesto borghese della famiglia del principale, che lo attrae e lo respinge al tempo stesso. Grazie al contatto con la natura circostante e alle sporadiche gite domenicali in città riesce a mantenere il suo precario equilibrio, messo alla prova dagli sbalzi di umore di Tobler, inventore di singolari oggetti che offre ad imprenditori in grado di garantire finanziamenti. La situazione economica della famiglia degenera e una delle tante discussioni con il datore di lavoro offre a Joseph il pretesto per lasciare l'incarico e avventurarsi verso un incerto futuro. Tuttavia, la trama ha un valore molto relativo, essa fornisce la struttura per incanalare le riflessioni e le elucubrazioni del protagonista, rese con tecniche di rappresentazione del mondo interiore come [[discorso vissuto]] e [[monologo interiore]], tecniche che anticipano quella che sarà la tendenza del romanzo europeo del Novecento. A ragione, Benjamin Kunkel afferma che il tipo di romanzo auspicato da [[Virginia Woolf]] nel saggio ''Modern Fiction'', (1919), ossia <ref>"aA more impressionistic and less narrowly empirical modern novel, a novel of floating sensibility rather than fixed characters, had been […] anticipated a dozen years earlier by a Swiss writer living in Berlin"<ref> (Un romanzo moderno più impressionistico e meno angustamente empirico, un romanzo di una fluttuante sensibilità piuttosto che di rigidi protagonisti, era stato […] previsto una dozzina d'anni prima dallo scrittore svizzero che viveva a Berlino", Benjamin Kunkel, "Still Small voice. The fiction of Robert Walser", in ''The New Yorker'', 06.08.2007, [http://www.newyorker.com/magazine/2007/08/06/ still-small-voice]. La valenza anticipatoria de ''L'assistente'' era stata ben compresa da George C. Avery, che nella sua pionieristica dissertazione ''Inquiry and Testament. A Study of the Novels and Short Prose of Robert Walser'', Philadelphia, University of Pennsylvania Press 1968.</ref>, evidenziava lail "prophetic contribution" ("contributo profetico", p. VIII) dell'autore di Biel al romanzo del Novecento </ref>, ovvero da parte di Walser. Caratterizzato da lui stesso come narrazione realistica ("''L'assistente'' è un romanzo assolutamente realistico. Non ho dovuto inventare quasi nulla. La vita l'ha creato per me"<ref> Seelig, ''Passeggiate'', cit., p. 50 </ref>), il testo appare di una notevole e deliberata eterogeneità stilistica in quanto comprende non solo descrizioni poetiche del paesaggio lacustre, resoconti dalla quotidianità borghese in casa Tobler nonché scene dialogiche, ma anche lettere di vario genere (private e di lavoro), appunti diaristici e annunci commerciali, da intendere come l'emergere di quella modernità che fa capolino in più punti del romanzo con telegrafo, telefono e simili. Si tratta indubbiamente del romanzo walseriano più calato nel contesto elvetico, come provano episodi quali la [[Festa nazionale svizzera|festa nazionale del primo agosto]] e i richiami militari, nonché elementi quali la bandiera che fa mostra di sé in cima alla Villa Vespertina e giochi di carte tipicamente svizzeri.
 
''L'assistente'' è il testo di Walser apparentemente più vicino alla tradizionale comunicazione narrativa, anche se appartiene peculiarmente al genere del romanzo, come ben osserva [[Claudio Magris|Magris]] nella postfazione all'edizione italiana.<ref> Cfr. [[Claudio Magris]], ''Davanti alla porta della vita'', in R. Walser, ''L'assistente'', trad. di Ervino Pocar, Torino, Einaudi 1978, pp. 249-259.</ref> Come sempre in Walser, l'opera appare inafferrabile ed affascinante in quanto sospesa tra varie tendenze. Nel romanzo più ‘realistico' di Walser, le riflessioni, i sogni, i monologhi e gli scritti del protagonista palesano una profonda e pervasiva inquietudine, in contrasto con l'immobilità delle acque lacustri e il carattere idilliaco del paesaggio, ed illuminano i lati più reconditi della sua personalità, le ineffabili oscillazioni della sua coscienza<ref> Sul rapporto tra realismo e introspezione psicologica ne ''L'assistente'' cfr. Anna Fattori, ''Sogni e fantasticherie in due romanzi realistici della letteratura svizzero-tedesca: ‘Martin Salander' di Gottfried Keller e ‘Der Gehülfe' di Robert Walser'', in ''La sfuggente logica dell'anima. Il sogno in letteratura. Studi in onore Uta Treder'', a cura di Hermann Dorowin, Rita Svandrlik, Leonardo Tofi, Perugia, Morlacchi U. P. 2014, pp. 207-222. </ref>, configurando ''L'assistente'' come il più sottile romanzo psicologico di Walser, che qui anticipa le sperimentazioni dello ''[[stream of consciousness]]'' dei capolavori novecenteschi europei.
 
===Periodo di Biel: ''La passeggiata''===
Il motivo della passeggiata, coniugato da Walser in diversi modi nelle varie fasi della sua produzione, si realizza in tale testo nella forma più compiuta, diventando metafora della prassi e dell'attività artistica dell'autore di Biel<ref> Sul motivo della passeggiata nell'opera di Walser è stato scritto moltissimo. Cfr. ad esempio, in italiano, in contributi contenuti nel numero monografico dedicato a Walser della rivista ''Homo Sapiens'' (nuova serie, anno 1, n. 1, giugno 2009, Roma, Teseo Editore) e in tedesco Guido Stefani, ''Der Spaziergänger. Untersuchungen zu Robert Walser'', Zürich, München 1985.</ref>. Il notissimo brano che segue è da intendersi come esplicitazione della poetica letteraria di Walser:
 
{{Citazione|'A spasso' risposi 'ci devo assolutamente andare, per ravvivarmi e per mantenere il contatto col mondo; se mi mancasse il sentimento del mondo, non potrei più scrivere nemmeno mezza lettera dell'alfabeto, né comporre alcunché in versi o prosa. Senza passeggiate sarei morto e da tempo avrei dovuto rinunciare alla mia professione, che amo appassionatamente. Senza passeggiate, senza andare a caccia di notizie, non sarei in grado di stendere il minimo rapporto, e tanto meno un articolo, non parliamo poi di scrivere un racconto'|<ref>"Spazieren muß ich unbedingt, damit ich mich belebe und die Verbindung mit der Welt aufrecht erhalte, ohne deren Empfinden ich weder einen halben Buchstaben mehr schreiben noch ein Gedicht in Vers oder Prosa hervorbringen könnte. Ohne Spazieren wäre ich tot." Robert Walser, ''La passeggiata'', trad. di ''[[Emilio Castellani (traduttore)|Emilio Castellani]]'', Milano, Adelphi 1976, p. 64, testo originale tedesco GW III 251. </ref>}}
 
La trama è semplicissima: il protagonista-scrittore, lasciato il proprio studio, passeggia tutta la giornata nei dintorni di una città (individuabile come Biel) incontrando diverse persone, come un sarto, una cantante lirica, un libraio. I vari elementi del paesaggio urbano e naturale costituiscono lo spunto per monologhi nei quali si esprime in modo ironico e bizzarro la sua soggettività. Il protagonista afferma apertamente che i diversi momenti della passeggiata rappresenteranno altrettante fasi della composizione dell'opera: "'Tutto questo lo descriverò' promisi fermamente a me stesso ‘ne parlerò al più presto in uno scritto o in una specie di fantasia, che chiamerò ''La Passeggiata'' […]'"<ref> R. Walser, ''La passeggiata'', cit., p.33, origin. ted. GW III 226. </ref> Si crea così un particolare rapporto tra l'opera d'arte ''La passeggiata'' e l'azione di passeggiare: scrivere significa trasporre un'esperienza personale che è già vissuta con la consapevolezza che sarà trasformata in un'opera letteraria. Il protagonista vive in funzione della letteratura.