Gaetano Bresci: differenze tra le versioni

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Bava Beccaris, per tale azione di ordine pubblico, fu insignito con la Croce di Grand'Ufficiale dell'[[ordine militare di Savoia|Ordine Militare di Savoia]] dal re [[Umberto I di Savoia|Umberto I]], il quale per l'occasione inviò a Bava Beccaris un telegramma, reso pubblico, in cui scriveva fra l'altro che l'onorificenza gli era conferita «per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della Patria».<ref>Giorgio Candeloro, ''Storia dell'Italia moderna. Volume settimo. La crisi di fine secolo e l'età giolittiana'', Feltrinelli, Milano 1986 (seconda edizione), pag. 60.</ref> Inoltre Umberto I lo nominò [[Senato del Regno (Italia)|senatore]] un mese dopo, con un decreto reale del 16 giugno 1898. Bava Beccaris definì il regicida «un folle che meriterebbe di subire lo [[squartamento]]». Morì a 93 anni nel 1924.<ref>{{Senatori Regno|Q967174|nome=BAVA BECCARIS Fiorenzo|tipo=completo}}</ref>}}
Negli Stati Uniti d'America si legò all'irlandese Sophie Knieland, dalla quale ebbe due figlie, Maddalena e Gaetanina;<ref>[https://www.youtube.com/watch?v=G8mH0AseXsQ Gaetanina Bresci. Lo spettacolo del teatro La Baracca]</ref> quest'ultima sarà anche lei anarchica convinta, e dopo la morte del padre continuò le lotte per una vita migliore degli operai di Paterson (lotte peraltro già sostenute, anni prima, dal padre medesimo). Durante la sua permanenza negli Stati Uniti d'America, Gaetano Bresci venne a conoscenza della feroce repressione nel [[1894]] dei [[Fascifasci siciliani|Fasci Siciliani]] da parte di Crispi e dei moti popolari del [[1898]], voluta dal governo di [[Antonio Starabba, marchese di Rudinì|Antonio di Rudinì]]. A [[Milano]], in particolare, a seguito dell'aumento del prezzo della farina e del pane (il cui costo cresceva da anni), il popolo insorse e assaltò i forni del pane. In quell'anno, a circa quarant'anni dall'annessione della [[Lombardia]] al futuro [[Regno d'Italia]], dopo la [[Seconda guerra d'indipendenza italiana|Secondaseconda guerra d'indipendenza]] (1859), la situazione economica era grave, tanto che in quegli stessi quarant'anni erano emigrati circa 519.&nbsp;000 lombardi.<ref>CSER (Centro Studi sull'Emigrazione, di Roma).</ref>
 
Gaetano Bresci intendeva vendicare l'eccidio di Milano, e decise dunque di ritornare in Italia con l'obiettivo di uccidere re Umberto, ritenendolo responsabile massimo di quei tragici avvenimenti.
 
[[File:Gaetano Bresci arrested.jpg|thumb|upright=0.9|Bresci durante il processo]]
Gaetano Bresci fu recluso dapprima nel [[carcere di San Vittore]]<ref name=gaddini/>, a Milano, poi, subito dopo il processo, nel carcere di [[Forte Longone]], a [[Porto Azzurro]], sull'[[isola d'Elba]], in una delle venti celle che formano la sezione d'isolamento denominata "la Rissa", sotto una finestra della quale egli scrisse "la tomba dei vivi".<ref>[http://www.che-guevara.it/anarchia/attentati/bresci/bresci.html Biografia di Gaetano Bresci] {{Webarchive|url=https://web.archive.org/web/20140408230036/http://www.che-guevara.it/anarchia/attentati/bresci/bresci.html |data=8 aprile 2014 }}</ref> Alle ore 12 del 23 gennaio [[1901]], dopo un trasferimento via mare sull'[[avviso (nave)|avviso]] ''[[Messaggero (avviso)|Messaggero]]'' della [[Regia Marina]], Bresci fu rinchiuso nel suo ultimo domicilio. Per poterlo controllare a vista venne edificata per lui una speciale cella di tre metri per tre, priva di suppellettili, nel [[carcere di Santo Stefano|penitenziario]] di [[isola di Santo Stefano|Santo Stefano]], presso [[Ventotene]] ([[Isoleisole Ponziane]]). Il suo numero di matricola era il 515.<ref name=gaddini/>
 
Bresci indossava la divisa degli ergastolani con le [[mostrina|mostrine]] nere, che indicavano i colpevoli dei delitti più gravi. I piedi erano avvinti in catene, e doveva effettuare l'ora d'aria su una terrazza isolata, quando gli altri detenuti erano nelle celle, per evitare possibili comunicazioni con gli stessi (che effettuavano l'uscita giornaliera nel cortile sottostante).<ref name=gaddini/> Ogni giorno riceveva il vitto di spettanza: una gamella di zuppa magra e una pagnotta. Aveva facoltà di acquistare generi alimentari allo spaccio, ma si avvalse raramente di questa concessione.<ref name=gaddini/> Delle sessanta lire depositate presso l'amministrazione dell'ergastolo (e spedite dall'America dalla moglie) riuscì a spenderne meno di dieci. Il comportamento del detenuto fu giudicato tranquillo, normale. Bresci ricevette la visita del [[cappellano]] del carcere, don Antonio Fasulo, ma rinunziò al conforto della conversazione. Si fece dare una [[Bibbia]], che leggeva ogni tanto, e poi, tra gli scarsi volumi della [[biblioteca]] carceraria (Bibbie, una copia delle ''Vite dei Santi'' e pochi dizionari), scelse un [[Dizionario|vocabolario]] italiano-francese. Il testo verrà trovato aperto, nel pomeriggio del 22 maggio 1901, quando il direttore del carcere constaterà la sua morte.<ref>[http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=43669&lang=it ''Un dizionario di francese'']</ref>
Alcuni misteri circondano ancora la figura dell'«anarchico venuto dall'America», come la fantasia popolare lo aveva battezzato, e riguardano prevalentemente documenti spariti: non è mai stata trovata la pagina 515 che descriveva il suo "status" di ergastolano (nonché le circostanze della morte); nessuna informazione su di lui è disponibile all'[[Archivio di Stato di Roma]]; non è mai stato ritrovato – come testimonia un'approfondita [[biografia]] di [[Arrigo Petacco]] – il [[Inchiesta|dossier]] che [[Giovanni Giolitti]] scrisse sulla vicenda Bresci.<ref name=gaddini/>
 
Diversi anni dopo la morte del regicida, Ezio Riboldi, primo [[sindaco]] [[Partito Socialista Italiano|socialista]] di [[Monza]], fece visitare la [[Cappella Espiatoria]] di [[Monza]] (memoriale edificato nel 1910 su disposizione di [[Vittorio Emanuele III]] in memoria del padre) ada un giovane collega di partito, l'allora giovane esponente del [[sindacalismo rivoluzionario]] [[Benito Mussolini]], il quale con un sasso appuntito incise sulla cancellata la scritta: «Monumento a Bresci».<ref>Indro Montanelli, ''Ritratti'', Milano, Rizzoli, 1988, p. 296. ISBN 88-17-42803-5.</ref>
 
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