Differenze tra le versioni di "Partito dei Lavoratori Polacchi"

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===Crisi del Partito Comunista di Polonia===
{{Vedi anche|Partito Comunista di Polonia (1918)}}
Fondato nel 1919, il Partito Comunista di Polonia (KPP) fu tra le principali forze politiche comuniste durante i primi anni della [[Seconda Repubblica Polacca]], tuttavia le posizioni alle quali aderirono i suoi membri ([[Maria Koszutska]], [[Adolf Warski]], [[Maksymilian Horwitz]], [[Edward Próchniak]]) portarono ad una difficile relazione con il [[Partito Comunista Russo (bolscevico)]] di [[Iosif Stalin]] nel 1923–1924.<ref>{{Cita|Duraczyński|pp. 172-175}}.</ref> L'[[Internazionale Comunista]] (Comintern) biasimò il KPP per aver sostenuto nel 1926 il [[colpo di Stato di maggio]] di [[Józef Piłsudski]].<ref>{{Cita|Brzoza|p. 228}}.</ref> Dal 1933, il Partito iniziò ad essere considerato con sospetto dal Comintern, che vedeva nelle sue strutture interne le infiltrazioni dei servizi segreti polacchi. Tra il 1935 e il 1936, numerosi membri del KPP in [[Unione Sovietica]] furono furono arrestati e condannati a morte dopo esser stati sospettati di spionaggio e trotskismo. In Polonia, i comunisti furono perseguitati e spesso imprigionati dal regime della [[Sanacja]]: molti degli iscritti al KPP sfuggiti alle persecuzioni formarono un primo nucleo di una possibile nuova dirigenza comunista, tra questi vi erano [[Bolesław Bierut]], [[Władysław Gomułka]], [[Edward Ochab]], [[Stefan Jędrychowski]] e [[Aleksander Zawadzki]].
 
Durante le [[grandi purghe]], settanta iscritti e membri candidati del Comitato centrale del KPP furono arrestati o condotti con la forza in Unione Sovietica per esser fucilati o inviati nei campi di lavoro. Il Comintern ordinò lo scioglimento e la liquidazione del Partito Comunista Polacco nel 1938.<ref>{{Cita|Brzoza|pp. 237-238, 350-354}}.</ref><ref>{{Cita|Kochanski|p. 368}}.</ref>
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