Giardini Vaticani: differenze tra le versioni

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[[File:Musei vaticani - giardini 01102-3.JPG|thumb|left|upright=1.4|Veduta dai Musei Vaticani, con l'antenna della radio vaticana]]
 
I giardini sono il luogo di riposo e di meditazione del Romano Pontefice sin dal [[1279]], quando [[papa Niccolò III]] (Giovanni Gaetano Orsini, 1277-1280) edificò un edificio solenne sul [[colle Vaticano]], cioè vicino alla [[Basilica di San Pietro]], dove poi trasferì definitivamente la residenza del pontefice<ref>{{treccani|niccolo-iii_%28Enciclopedia(Enciclopedia-dei-Papi%29/)|Niccolò III}}</ref>.
All'interno delle nuove mura, che fece erigere a difesa della sua residenza, il Papa fece impiantare un [[frutteto]] (''pomerium''), un [[prato (agricoltura)]] ([[pratellum]]) e un vero e proprio [[giardino]] (''viridarium''); questo primo nucleo sorse nei pressi del colle di Sant'Egidio, dove oggi si trova il [[Palazzetto del Belvedere]] ed i Cortili dei Musei Vaticani.
 
Nel 1921 divampò un furioso incendio all'interno del [[sacello]] del [[santuario della Santa Casa]] di [[Loreto]] che incenerì la famosa statua della [[Madonna Nera]]. Venne subito rifatta per volere di [[papa Pio XI]] utilizzando il legno di un cedro del [[Libano]] proveniente dai Giardini Vaticani. La scultura, modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani, è quella ancor oggi venerata nella basilica di [[Loreto]], nelle [[Marche]].
 
Dalla fine del 2014 è in corso un piano di restauro delle circa 570 opere conservate attualmente all’interno dei giardini: l’intento del progetto non è solo quello di restaurare ma soprattutto, attraverso una metodologia idonea ed innovativa, ‘conservare’ nel tempo queste numerose opere che vivono da secoli in simbiosi con la natura dei giardini.
 
I fattori ambientali come l’esposizione all’inquinamento, agli agenti atmosferici, la presenza di animali ed insetti, sono tutte premesse per un ambiente piuttosto ostile in cui collocare opere d’arte, ed il processo di bio deterioramento è inevitabile.
 
Alcune opere sono collocate spesso in aree di sottobosco, dove la crescita di microrganismi sulla superficie delle opere si manifesta attraverso sia cambiamenti di colore, sia attraverso veri e propri danni strutturali, con la trasformazione del materiale inorganico dai metaboliti di loro produzione. La necessità quindi di intervenire con trattamenti biocidi, capaci di ridurre, eliminare e soprattutto controllare la formazione di biodeteriogeni risulta dunque lo scopo di questo nuovo restauro, per il quale si è costituito di recente un gruppo di esperti in materia per coadiuvare il lavoro dei restauratori<ref name="A">{{Cita web|url=http://www.rainews.it/dl/rainews/media/I-Giardini-Vaticani-modellati-da-otto-secoli-di-storia-43380a7f-1a3c-499e-bee5-9cc93344c35e.html|titolo=I Giardini Vaticani, modellati da otto secoli di storia|sito=Rainews|accesso=2018-09-26}}</ref>.
* Campitelli Alberta, ''Gli Horti dei Papi. I Giardini Vaticani dal Medioevo al Novecento'', Jaca Book, Milano, 2009
* Barlo Jr. Nik e Scaccioni Vincenzo, ''I Giardini Vaticani'', Editioni Musei Vaticani, Città del Vaticano, 2009
*Francesco Galli, ''Il contributo della Chiesa di Pio XI all'arte dei giardini: i giardini vaticani e di Castel Gandolfo'', in Pio XI e il suo tempo, a.c di F. Cajani, Atti del Convegno (Desio, 8 febbraio 2020), I quaderni della Brianza, vol. 43, n° 186, pp. 333-366&nbsp;333–366.
 
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