Differenze tra le versioni di "Medaglie italiane"

===Origini e Pisanello===
[[File:Pisanello, medaglia di giovanni paleologo, I esemplare del bargello.JPG|thumb|left|[[Pisanello]], ''[[medaglia di Giovanni VIII Paleologo]]'' (1438)]]
Una serie di medaglioni (in oro, poi riprodotte anche in bronzo in numerosi esemplari circolanti in tutta Europa), coniati a Parigi per la corte del [[Duca di Berry]]<ref>{{Cita web|url=https://www.metmuseum.org/exhibitions/listings/2016/renaissance-portrait-medals/exhibition-themes|titolo=Pisanello and the History of the Renaissance Medal|sito=www.metmuseum.org|accesso=2021-08-27}}</ref>, sono in genere indicati come i primi esempi di medaglistica commemorativa dai tempi dell'Alto Medioevo, dopo che la pratica di ritrarre personaggi su medaglie, in voga durante l'impero romano e bizantino, era stata bandita nel IX secolo. Queste medaglie, dedicate a eroi della cristianità, venivano spacciate all'epoca come esemplari antichi, sebbene fossero evidentemente legate al mondo figurativo del [[tardo gotico]]<ref name=PM4>Pollard-Mori, cit., p. 4.</ref>.
 
Fu [[Pisanello]], in Italia, a riprendere per primo la tradizione della medaglia-ritratto, con la già citata [[medaglia di Giovanni VIII Paleologo]], nel [[1438]]. Quest'opera, forse pensata come continuazione della serie del duca di Berry, per celebrare il nuovo eroe cristiano che aveva reso possibile la riunificazione delle Chiese d'Oriente e Occidente, si discostava però dai suoi precedenti, per la presenza sul recto di un ritratto del personaggio vivente, fino alle spalle e di profilo, secondo uno schema ripreso fedelmente dall'antica Roma e che, portato avanti da Pisanello, dai suoi allievi e imitatori, è arrivato fino ai giorni nostri. La medaglia dell'imperatore ebbe una diffusione straordinaria e sollecitò all'artista numerose nuove commissioni da parte dei signori di [[Milano]], [[Mantova]], [[Ferrara]], [[Rimini]] e [[Napoli]], oltre ad alcuni dignitari e alleati delle rispettive corti ([[Medaglie di Pisanello]])<ref name=PM5>Pollard-Mori, cit., p. 5.</ref>.
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