Differenze tra le versioni di "Lingua giapponese"

18 542 byte aggiunti ,  1 mese fa
ripristino il materiale importante
(rimosse due lunghe liste di "vocaboli diffusi", non idonee e non fontate (cfr. progetto "Linguistica") e che appesantiscono di molto la voce. Come già discusso, Wiktionary potrebbe essere un luogo migliore)
(ripristino il materiale importante)
|}
Le forme dubitative di ''da'' e ''masu'' (rispettivamente ''darō'' e ''mashō'') sono frequentemente usate, la prima per esprimere l'incertezza nel futuro (viene posposta alla forma non caratterizzata dei verbi: ''taberu darō'', forse mangerò), la seconda per esprimere un'esortazione gentile (''tabemashō'', mangiamo).
 
=== Aggettivi in giapponese ===
In giapponese esistono quattro gruppi di aggettivi: aggettivi terminanti in -i, in -na, gli attributivi/prenominali e gli irregolari/aventi una versione arcaica. Per la precisione:
 
* gli aggettivi terminanti in -i, come dice il nome stesso, si riconoscono perché finiscono in -i い (ma mai in えい ei) nella loro forma base, reperibile in un dizionario e in giapponese si chiamano "verbi aggettivali/verbi attributivi" (形容詞 keiyōshi). Nell'okurigana, si nota la -i い e, in taluni aggettivi nati durante l'Old Japanese e che indicano degli stati mentali, la terminazione -shii しい sempre in okurigana. In Old Japanese erano due categorie diverse che si sono fuse durante il Tardo Giapponese Medio. Un esempio è atara.shii (新しい, "nuovo)". Se usati come avverbi, prendono -ku く al posto di -i.
* gli aggettivi in -na si riconoscono perché finiscono con una qualunque altra vocale e in -ei nella loro forma base. Possono pure finire con la coda nasale -n, e.g. hen 変 (strano). In giapponese si chiamano "nomi aggettivali/nomi attributivi" (形容動詞 keiyō-dōshi). Quando si impiegano in forma attributiva non determinata, semplicemente prendono "na" な invece di "no" の, che si usa con i nomi; quando sono usati come avverbi, invece, prendono "ni" al posto di -i. In tutti gli altri casi, si coniugano attancandogli la coniugazione della copula "da". Al contrario, gli aggettivi terminanti in -i hanno una coniugazione a sé. Alcuni di questi aggettivi in -na risalgono pure all'Old Japanese e sono riconoscibili perché terminano in -yaka やか in okurigana. Un esempio è aza.yaka (鮮やか, "vivido, brillante"). Altri aggettivi arcaici di questa categoria risalente all'Old Japanese sono quelli in -raka, e.g. 明らか "chiaro, ovvio/lampante";
* gli attributivi/prenominali (連体詞, rentaishi) sono tutti quelli che non appartengono al primo e secondo gruppo. Come suggerisce il nome stesso, si possono usare prima di un nome ma mai come predicato nominale dell'intera frase. Sono perlopiù resti fossili e sono varianti di aggettivi che si possono usare come predicato. Un esempio è ō.kina 大きな (grosso), variante di ōki.i 大きい.
* gli aggettivi irregolari presentano delle irregolarità nella coniugazione. Il più celebre e diffuso di essi è yoi 良い, che significa "buono". A questo si aggiunge 無い. Entrambi possiedono una versione regolare e una forma irregolare arcaica, yoshi 良し e nashi 無し. Tipicamente, gli arcaismi invece di terminare in -i terminano in -shi e -ki. Le irregolarità derivano da resti fossili del Giapponese Medio.
 
Nelle grammatiche, le due varianti della classe di aggettivi coniugabili in -na sono sporadicamente trattate e sono gli "aggettivi in -taru" (ト・タル形容動詞 to, taru keiyōdōshi) e gli "aggettivi in -naru" (タルト型活用 taruto-kata katsuyō), cioè un piccolo numero di aggettivi che invece di prendere -na prendono -taru e -naru quando si usano in funzione attributiva (quelli in -taru, se usati come avverbio, prendono -to invece di -ni). Entrambi i gruppi sono nati durante l'Old Japanese.
 
Gli aggettivi giapponesi possono essere utilizzati come attributi o predicati nominali. Si osservi l'esempio con l'aggettivo ''samui'' (freddo):
* ''samui tokoro'': un luogo ''che è'' freddo > un luogo freddo;
* ''samukatta tokoro'': un luogo che era freddo;
* ''kyō wa samui'': oggi è freddo;
* ''kinō wa samukatta'': ieri era freddo.
 
In tutti i casi si può immaginare che il verbo ''essere'' sia incluso nell'aggettivo che termina in -i, unico tipo di aggettivo che subisce vere e proprie variazioni morfologiche.
 
Riportiamo in tabella le due coniugazioni:
{|class="wikitable"
|-
| || felice <u>(agg. in -i)</u> || bello <u>(agg. in -na)</u>
|-
|<u>Forma attributiva non caratterizzata</u> ||''ureshii'' || ''kirei na''
|-
|<u>Forma predicativa non caratterizzata</u> ||''ureshii'' || ''kirei da''
|-
|<u>Passato</u> ||''ureshikatta'' || ''kirei datta''
|-
|<u>Gerundio</u> ||''ureshikute'' || ''kirei de''
|-
|<u>Negativo</u> ||''ureshiku(wa)nai'' || ''kirei de(wa)nai''
|-
|<u>Forma gentile</u> ||''ureshiidesu'' || ''kirei desu''
|-
|<u>Condizionale</u> ||''ureshikereba'' || ''kirei nara(ba)''
|-
|<u>Esortativo</u> ||''ureshii darō'' || ''kirei darō''
|-
|}
 
L'ausiliare negativo ''nai'', già incontrato con i verbi, si coniuga come un normale aggettivo in ''i''. Per questo motivo la coniugazione completa di un verbo, che comprende anche tutte le forme gentili e tutte le forme negative, è sviluppata utilizzando anche alcune forme della coniugazione dell'aggettivo (evidenziate in grassetto):
{|class="wikitable"
|-
| || mangiare || non mangiare || mangiare <u>(gentile)</u> || non mangiare <u>(gentile)</u>
|-
|<u>Forma non caratterizzata</u> ||''taberu'' || ''tabe'''nai''''' || ''tabemasu'' || ''tabemasen'' o ''tabe'''naidesu'''''
|-
|<u>Passato</u> ||''tabeta'' || ''tabe'''nakatta''''' || ''tabemashita'' || ''tabemasendeshita'' o ''tabe'''nakattadesu'''''
|-
|<u>Gerundio</u> ||''tabete'' || ''tabe'''nakute''''' || - || -
|-
|<u>Condizionale</u> ||''tabereba'' || ''tabe'''nakereba''''' || - || -
|-
|<u>Passivo</u> ||''taberareru'' || ''taberare'''nai''''' || ''taberaremasu'' || ''taberaremasen''
|-
|<u>Potenziale</u> ||''taberareru'' || ''taberare'''nai''''' || ''taberaremasu'' || ''taberaremasen''
|-
|<u>Causativo</u> ||''tabesaseru'' || ''tabesase'''nai''''' || ''tabesasemasu'' || ''tabesasemasen''
|-
|<u>Dubitativo</u> ||''taberu darō'' || ''tabe'''nai darō''''' || ''taberu deshō'' || ''tabe'''nai deshō'''''
|-
|<u>Esortativo</u> ||''tabeyō'' || - || ''tabemashō'' || -
|-
|}
 
=== Avverbi ===
Gli avverbi giapponesi, come già accennato, si formano per lo più dagli aggettivi, cambiando la desinenza da ''i'' in ''ku'' (per i veri aggettivi) e da ''na'' in ''ni'' (per gli aggettivi impropri):
* ''ureshii'', felice > ''ureshiku'', felicemente;
* ''shizuka na'', tranquillo > ''shizuka ni'', tranquillamente.
 
Altri avverbi sono indipendenti dagli aggettivi, e la loro forma può variare (''zenbu'', completamente; ''ima'', ora). Frequenti sono le forme avverbiali raddoppiate, spesso con curiosi effetti onomatopeici (''tabitabi'', a volte; ''pikapika'', in modo scintillante; ''nikoniko'', con il sorriso)
 
=== Numerali ===
I numerali hanno due letture in giapponese, come gran parte dei kanji: lettura cinese/on'yomi e lettura giapponese nativa/kun'yomi. Nel [[sistema di numerazione giapponese]] i numeri elevati, dopo la serie con -tsu, sono sinonimi della lettura cinese e il loro utilizzo è facoltativo: semplicemente, l'uso della pronuncia giapponese li rende più informali. Quanto ai primi numeri con lettura doppia, l'utilizzo di una lettura al posto di un'altra dipende per esempio dal classificatore (vedi avanti): alcuni classificatori prendono una specifica lettura dei numeri. Un fenomeno analogo avviene pure in coreano, dove esiste una doppia lettura dei numerali: sino-coreana e coreana nativa.
{| class="wikitable sortable"
|+
!Numerale
(kanji)
!Kun'yomi
(e rōmaji)
!On'yomi
(e rōmaji)
!Traduzione
|-
|<big>零, 〇</big>
|'''- - -'''
|れい rei
|zero, 0
|-
|<big>一, 壹/壱</big>
|ひと・つ hito(tsu)
|い ichi
|un/uno/una, 1
|-
|<big>二, 貳/弐</big>
|ふた・つ futa(tsu)
|に ni
|due, 2
|-
|<big>三, 參</big>
|み・っつ mi(ttsu)
|さん san
|tre, 3
|-
|<big>四, 肆</big>
|よ・っつ to(ttsu)
|し shi
|quattro, 4
|-
|<big>五, 伍</big>
|いつ・つ itsu(tsu)
|ご go
|cinque, 5
|-
|<big>六, 陸</big>
|む・っつ mu(ttsu)
|ろく roku
|sei, 6
|-
|<big>七, 柒/漆</big>
|なな・つ nana(tsu)
|しち shichi
|sette, 7
|-
|<big>八, 捌</big>
|や・っつ ya(ttsu)
|はち hachi
|otto, 8
|-
|<big>九, 玖</big>
|ここの・つ kokono(tsu)
|く, きゅう ku, kyū
|nove, 9
|-
|<big>十, 拾</big>
|とお, -そ tō, -so
|じゅう jū
|dieci, 10
|-
|<big>十三</big>
|とさ tosa
|じゅうさん jū-san
|tredici, 13
|-
|<big>二十</big>
|ふたそ, はた futatsu, hata
|にじゅう ni-jū
|venti, 20
|-
|<big>三十</big>
|みそ miso
|さんじゅう san-jū
|trenta, 30
|-
|<big>四十</big>
|よそ yoso
|しじゅう shi-jū
|quaranta, 40
|-
|<big>五十</big>
|iいそ iso
|ごじゅう go-jū
|cinquanta, 50
|-
|<big>六十</big>
|むそ muso
|ろくじゅう roku-jū
|sessanta, 60
|-
|<big>七十</big>
|ななそ nanaso
|しちじゅう shichi-jū
|settanta, 70
|-
|<big>八十</big>
|やそ yaso
|はちじゅう hachi-jū
|ottanta, 80
|-
|<big>九十</big>
|ここのそ kokonoso
|くじゅう ku-jū
|novanta, 90
|-
|<big>百, 佰</big>
|もも momo
|ひゃく hyaku
|cento, 100
|-
|<big>千, 阡/仟</big>
|ち chi
|せん sen
|mille, 1000
|-
|<big>万, 萬</big>
|よろず yorozu
|まん man
|diecimila, 10.000
|-
|<big>億</big>
|'''- - -'''
|おく oku
|cento milioni, 10<sup>8</sup>
|-
|<big>兆</big>
|'''- - -'''
|ちょう chō
|bilione (mille miliardi), 10<sup>12</sup>
|-
|<big>京</big>
|'''- - -'''
|けい kei
|dieci biliardi (milioni di miliardi), 10<sup>16</sup>
|}
La tabella spiega anche alcuni tratti culturali giapponesi intorno ai numeri: il numero 4 e 9, "shi" e "ku", sono sfortunati perché la pronuncia on'yomi è uguale a "shi" e "ku" 死 苦 , "morte" e "sofferenza". In giapponese viene anche usato il kanji 両 (りょう), una modifica del sinogramma 两 (liang3). In giapponese, oggi è un prefisso che indica il concetto di "entrambi" (e.g. りょうちいき 両地域, "entrambi i territori"). In più, ha dei significati arcaici oggi in disuso (per esempio, poteva essere usato come classificatore per i vestiti) e si usa come classificatore per i carri armati. Sempre tra i kanji, si può reperire anche 雙 ソウ, che in cinese si semplifica come 双 (shuang1). In giapponese, è uno dei classificatori che indica il concetto di paio. In cinese moderno, sia 两 che 双 sono usatissimi: il primo indica il numero "due" come quantità e non concetto astratto (e.g. quando si leggono le operazioni matematiche, quando si declama il proprio numero di telefono, numero civico, il giorno due, il mese di febbraio, l'anno due a.C./d.C. ecc.). Shuang1 invece è un classificatore che indica la coppia e gli oggetti in coppia, insieme a 对 dui4. I due caratteri sono in uso pure in coreano, ma liang3 non è numerale, come non lo è nemmeno in giapponese. Liang3 ha pure, in cinese, una versione colloquiale che non prende il classificatore, lia3 (俩, arcaicheggiante 倆). In giapponese (ろう , りょう) e coreano, questo sinogramma non è in uso.
 
==== Classificatori ====
I classificatori sono delle sillabe aventi la versione in kanji e perlopiù sino-giapponesi che indicano una quantità, anche laddove non serve una parola simile (e.g. un litro di latte, un sacco di riso, tre persone > "tre-unità-di persone"). Ogni parola o gruppo di parole ha il suo classificatore. Il classificatore è presente anche in cinese, coreano e vietnamita e alcuni classificatori coincidono tra loro sia in scrittura che modalità d'utilizzo.
 
I numeri ordinali combinati con i classificatori si ottengono aggiungendo 目 -me dopo il classificatore. Per esempio, "prima volta" si scrive e pronuncia 一回目 ikkaime. Tuttavia, l'ordinale non è sempre necessario laddove si usa nelle altre lingue, fenomeno che si ritrova pure in coreano e cinese. In queste due lingue, l'ordinale si ottiene con la sillaba 第, che in cinese è un prefisso (e.g. "prima volta" 第一次, 第一回 se colloquiale).
 
=== Particelle ===
Le particelle giapponesi svolgono diverse funzioni all'interno della frase:
* determinano il [[caso (linguistica)|caso]] del sostantivo a cui sono poste (''particelle di caso'');
* servono ad enfatizzare particolari elementi della frase (''particelle enfatiche'');
* poste alla fine del periodo, ne caratterizzano l'intonazione complessiva (''particelle finali'').
 
==== Particelle di caso ====
In giapponese il caso dei sostantivi è sempre espresso attraverso la posposizione di particelle. Alcune di queste particelle (per lo più quelle per il soggetto, il complemento oggetto e il complemento di termine) vengono talvolta tralasciate nel linguaggio colloquiale. Le particelle di caso sono nove: ''ga'', ''o(a volte scritto come wo)'', ''no'', ''ni'', ''e'', ''de'', ''kara'', ''made'', ''yori''. Di seguito elenchiamo le loro funzioni principali.
 
* ''Ga'': scritto con il kana が indica il [[Soggetto (linguistica)|soggetto]] (''tenki ga yoi'', "il tempo è bello"). Si noti che alle volte il soggetto giapponese non coincide con quello italiano: in presenza di un verbo alla forma potenziale, ad esempio, ''ga'' può individuare il complemento oggetto italiano (''Nihongo ga hanaseru'', "sa parlare il giapponese").
* ''O'': si scrive con il kana を (propriamente ''wo'') e indica il [[complemento oggetto]] (''Ringo o tabemasu'', "mangio una mela"). A volte si usa per il [[complemento di moto per luogo]] (''mori o arukimasu'', "cammino nel bosco").
* ''No'': si scrive con il kana の e indica il [[complemento di specificazione]] (''Kyōko no hon'', "il libro di Kyōko"). È usato di frequente per indicare una relazione di dipendenza tra due sostantivi, anche quando in italiano si utilizza un complemento differente da quello di specificazione (''go-kai no apāto'', "l'appartamento al quinto piano").
* ''Ni'': si scrive con il kana に e indica il [[complemento di termine]] (''Tanaka-san ni tegami o kakimasu'', "scrivo una lettera al signor Tanaka"), il [[complemento di moto a luogo]] (''ie ni kaerimasu'', "torno a casa") e con i verbi di stato anche il [[complemento di stato in luogo]] (''ie ni imasu'', "sono in casa"). Con i verbi alla forma passiva o causativa può indicare il reale soggetto dell'azione, che in italiano è espresso rispettivamente dal [[complemento di agente]] e dal [[complemento di termine]].
* ''E'': si scrive con il kana へ (propriamente ''he'') e indica il [[complemento di moto a luogo]] e può essere usata in sostituzione di ''ni'' per esprimere avvicinamento (''ie e ikimasu'', "vado verso casa"). A volte si usa in composizione con ''no'' (''Tōkyō e no densha'', *"il treno di verso Tōkyō" > "il treno diretto a Tōkyō").
* ''De'': si scrive con il kana で e indica il [[complemento di mezzo o strumento|complemento di mezzo]] (''enpitsu de kakimasu'', "scrivo a matita") e il complemento di stato in luogo con i verbi di azione (''daigaku de benkyō shimasu'', "studio all'università").
* ''To'': si scrive con il kana と e indica il [[complemento di compagnia]] (''Aiko to asondeimasu'', "gioco con Aiko"), funge da congiunzione (''inu to neko o mimashita'', "ho visto un cane e un gatto"), è usato in modo simile alla congiunzione ''che'' o alla preposizione ''di'' italiane quando introducono il [[discorso indiretto]] (''kare wa Aiko ga kuroi neko o mita to iimasu'', "lui ha detto che Aiko ha visto un gatto nero").
* ''Kara'': si scrive con i kana から e indica il [[complemento di moto da luogo]] (''Tōkyō kara shūppatsu shimasu'', "parto da Tōkyō"). Con i verbi alla forma passiva può indicare il [[complemento di agente]].
* ''Made'': si scrive con i kana まで e significa ''fino a''. In composizione con ''kara'' può indicare un intervallo temporale (''jugyō ga 11-ji kara 12-ji made desu'', "la lezione è dalle 11 alle 12").
* ''Yori'': si scrive con i kana より e significa ''da parte di'' ed è di uso molto limitato. Si utilizza nelle lettere per indicare il mittente (''Suzuki Tarō yori'', "da parte di Tarō Suzuki"). Si utilizza inoltre per specificare il secondo termine in un paragone (''hana yori dango'', "i ragazzi sono meglio dei fiori"), più facile da ricordare se tradotto come ''piuttosto che''.
 
==== Particelle enfatiche ====
Alcune particelle, dette ''enfatiche'' non sono utilizzate per indicare il caso, ma piuttosto per focalizzare l'attenzione su qualche elemento della frase. Esse si presentano in sostituzione di ''ga'' e ''o'' oppure in aggiunta alle altre particelle di caso. Le più importanti sono ''wa'' e ''mo'', descritte di seguito.
 
* ''Wa'': si scrive con il kana は (propriamente ''ha'') e indica il tema della frase, ossia all'elemento che risponde alla domanda implicita da cui scaturisce il messaggio espresso nella frase. Spesso il tema coincide con il soggetto, ma non sempre è così. Si confrontino i due esempi:
: ''Neko wa niwa ni imasu'': "il gatto è in giardino" (domanda implicita: Dov'è il gatto?, tema: Il gatto);
: ''Niwa ni wa neko ga imasu'': "in giardino c'è un gatto" (domanda implicita: Che cosa c'è in giardino?, tema: Il giardino).
* ''Mo'': si scrive con il kana も e significa ''anche'' (''watashi mo ikimasu'', "vado anch'io") oppure ''sia'', se raddoppiato (''Yukiko-chan ni mo Satoshi-kun ni mo denwa shimashita'', "ho telefonato sia a Yukiko sia a Satoshi").
 
==== Particelle finali ====
Soprattutto nel linguaggio parlato, si tende a sottolineare l'intonazione di un periodo aggiungendo una o più particelle finali. La scelta di queste particelle dipende dal sesso di chi parla e dall'intento espressivo che si vuole ottenere. Ricordiamo di seguito le più importanti.
 
* ''Ka'': si scrive con il kana か e indica una domanda, e si usa soprattutto nel linguaggio cortese o formale (''nan desu ka'', "che cos'è?"). Nel linguaggio informale può essere sostituita da ''kai'' (maschile) o da ''no'' (femminile), oppure essere del tutto assente. Alla fine delle domande non è necessario mettere il [[punto interrogativo]] visto che la particella か fa già il suo lavoro, ma comunque lo si vede spesso.
* ''Ne'': si scrive con il kana ね e indica una richiesta di conferma nei confronti di chi ascolta (''atsui ne'', "fa caldo, eh?"). Nel linguaggio colloquiale può essere enfatizzata e assumere la forma allungata ''nē''.
* ''Yo'': si scrive con il kana よ e sottolinea che si tratta dell'opinione di chi parla (''kawaii yo'', "(per me) è carino!"). Nel linguaggio femminile, provoca spesso la caduta dell'eventuale ''da'' che lo precede. Può essere usata in combinazione con ne (''samui yo ne'', "fa freddo, eh!?").
* ''Wa'': propria del linguaggio femminile, indica una leggera esclamazione o un coinvolgimento da parte di chi parla (''tsukareta wa'', "come sono stanca"). Si scrive con il kana わ e non va confusa con la particella enfatica ''wa'' は.
* ''Zo'': utilizzata specialmente dai maschi, si scrive con il kana ぞ e conferisce alla frase un tono di avvertimento o anche di minaccia (''kore de sumanai zo'', "non finisce qui!").
 
=== Sintassi ===