Differenze tra le versioni di "Bella ciao"

3 426 byte aggiunti ,  4 mesi fa
(→‎Bibliografia: inserisco parametro cid)
 
=== La Resistenza italiana ===
==== Le prime attestazioni ====
La prima attestazione scritta di ''Bella ciao'' come canto della Resistenza italiana è nell'opuscolo "''La rappresaglia tedesca a Poggio San Vicino''" scritto da don Otello Marcaccini e pubblicato nel luglio 1945<ref>{{Cita|Marcaccini}}</ref>, come riportato da Giacomini<ref>{{Cita|Giacomini|pp.21-28}}</ref>. In questo opuscolo don Otello Marcaccini, parroco di [[Poggio San Vicino]] (MC), commemora le vittime della rappresaglia tedesca avvenuta il 1° luglio 1944<ref>Vedi anche la scheda della strage: [http://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/Poggio%20San%20Vicino,%2001.07.1944.pdf]</ref> e riporta:
 
{{Citazione|La vita per i patrioti è gaia ma pur sempre vigilante e rischiosa. Si macellano bovini, si acquista vino che viene distribuito anche alla popolazione a basso prezzo. Ora gli abitanti di Poggio S. Vicino, prima per plausibili ragioni diffidenti, assistono come meglio i Partigiani e prendono parte attiva alle loro vicende ora liete ora dolorose.
 
I bambini poi sono sempre in mezzo a loro, rendono piccoli servizi, si entusiasmano e ripetono le loro canzoni di battaglia:<br />
"''se io morissi da Patriota'' <br />
''Bella ciao, ciao, ciao''"<ref>{{Cita|Marcaccini|pag. 6}}</ref>.}}
 
L'importanza della testimonianza di Marcaccini sta nell'essere stata scritta e stampata nell'immediatezza dei fatti avvenuti durante la [[Guerra di liberazione italiana|Guerra di liberazione]].
 
Un'altra attestazione di Bella ciao come canto della Resistenza italiana si ha in una lettera datata 24 aprile 1946 scritta dalla russa Lydia Stocks ad Amato Vittorio Tiraboschi.<ref>{{Cita|Giacomini|p.13}}</ref> Tiraboschi, col nome di battaglia Primo, era stato il comandante della zona di Ancona della Brigata Garibaldi-Marche e, successivamente, della V Garibaldi-Ancona.<ref>{{Cita|Giacomini|p.14}}</ref> Lydia Stocks dopo l'8 settembre fuggì da un campo di internamento femminile in provincia di Macerata e raggiunse i partigiani sul [[Monte San Vicino|monte San Vicino]], dove conobbe Douglas Davidson, comandante di distaccamento e il comandante Tiraboschi ("Primo"), a cui facevano riferimento tutti i gruppi partigiani della zona del San Vicino.<ref>{{Cita|Giacomini|p.16}}</ref>
 
{{Citazione|Quando penso di tutto ciò, ho voglia di piangere perchè ancora ricordo tutto quello che abbiamo provato, tutti quele giovani ragazzi che andavano morire con il canto ''Bella ciao''. E poi venivano ferite e morti, che non dimenticherò mai finchè vivrò, perchè ho amato con tutto il mio cuore tutti quelli ragazzi e amerò sempre. Per me la Italia [è] stata una seconda Patria e lo amo popolo Italiano con tutti i suoi difetti. Quanto sarò felice se la Italia di nuovo sarà in piedi, ma senza i Fascisti... Non tanti che possano comprendere tutto questo, ma Voi, sì, perchè avete sofferto con noi.<ref>{{Cita|Giacomini|p.20-21}}</ref>}}
 
Le testimonianze di Marcaccini e di Stocks consentono di mettere un punto fermo sulle origini di Bella ciao, sia in termini geografici che cronologici, in quanto consentono di dire che nella primavera del 1944, durante la Guerra di liberazione, sul [[Monte San Vicino|monte San Vicino]], nelle [[Marche]], i partigiani cantavano ''Bella ciao''.<ref>{{Cita|Giacomini|p.28}}</ref>
 
==== Diffusione del canto nel dopoguerra ====
<!--- Paragrafi sotto da riscrivere alla luce di quanto scoperto e dimostrato da Giacomini --->
 
Solo poche voci isolate, come quella dello storico [[Cesare Bermani]] non hanno tenuto conto della mancanza di documentazione storica e continuato a sostenere che "Bella ciao" sia stata cantata durante la Resistenza. Secondo Bermani, pur senza portare prove convincenti a dimostrazione, era l'inno di combattimento della [[Brigata Maiella]] in [[Abruzzo]], cantato dalla brigata nel 1944 e portato al Nord dai suoi componenti che dopo la liberazione del Centro Italia aderirono come volontari al corpo italiano di liberazione aggregato all'esercito regolare. La ragione per cui non se ne aveva adeguata notizia, osserva Bermani, starebbe in un errore di prospettiva storica e culturale: l'idea che la Resistenza, e quindi il canto partigiano, fossero un fenomeno esclusivamente settentrionale.<ref>{{Cita web |editore=Il Manifesto |sito=Il Manifesto |titolo=«Bella Ciao» cantata sui monti d’Abruzzo |data=24 aprile 2020 |url=https://ilmanifesto.it/bella-ciao-cantata-sui-monti-dabruzzo/ |accesso=21 gennaio 2021 |dataarchivio=28 gennaio 2021 |urlarchivio=https://web.archive.org/web/20210128230438/https://ilmanifesto.it/bella-ciao-cantata-sui-monti-dabruzzo/ |urlmorto=no }}</ref> Tuttavia viene fatto notare che l'ipotesi non è supportata da evidenze perché esistono molti documenti scritti dai partigiani della Brigata Maiella, comprese le canzoni che cantavano, e in nessuno di loro compare il minimo accenno a Bella Ciao, mentre compaiono altre canzoni; allo stesso modo, nel libro autobiografico di Nicola Troilo, figlio di Ettore, fondatore della brigata, c’è spazio anche per le canzoni che venivano cantate, ma nessun cenno a Bella ciao.<ref name="La vera storia di “”Bella ciao”, che non venne mai cantata nella Resistenza" /><ref>{{Cita libro|autore=Nicola Troilo|titolo=Storia della Brigata Maiella 1943-1945|anno=2015|editore=Ugo Mursia Editore}}</ref> Per di più dal diario del partigiano Donato Ricchiuti, componente della Brigata Maiella caduto in guerra il 1° aprile 1944, si apprende che fu proprio lui a comporre l’inno della Brigata Maiella che si chiamava: “Inno della lince”.<ref>{{Cita web|url=https://lanostrastoria.corriere.it/2018/07/10/la-vera-storia-di-bella-ciao-che-non-venne-mai-cantata-nella-resistenza/|titolo=La vera storia di “”Bella ciao”, che non venne mai cantata nella Resistenza|sito=lanostrastoria.corriere.it|lingua=it|accesso=2021-08-24|dataarchivio=20 gennaio 2021|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20210120200944/https://lanostrastoria.corriere.it/2018/07/10/la-vera-storia-di-bella-ciao-che-non-venne-mai-cantata-nella-resistenza/|urlmorto=no}}</ref> Bermani in ogni caso concorda che la sua diffusione nel periodo della lotta partigiana fosse minima anche se, sempre nella sua opinione e senza portare evidenze documentali che la sostengano, la cantavano anche alcuni reparti combattenti di [[Reggio Emilia]] e del [[Modena|modenese]], ma non era la canzone simbolo di nessun'altra formazione partigiana. Comunque, anche Cesare Bermani concorda che ''Bella ciao'' sia l'invenzione di una tradizione.<ref>{{Cita web |editore=Enciclopedia Treccani |sito=Magazine Atlante |titolo=La vera storia di "Bella ciao" |data=6 maggio 2016 |url=http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/La_vera_storia_di_Bella_ciao.html |accesso=16 agosto 2019 |dataarchivio=16 agosto 2019 |urlarchivio=https://web.archive.org/web/20190816150027/http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/La_vera_storia_di_Bella_ciao.html |urlmorto=no }}</ref>