Differenze tra le versioni di "Gabriele D'Annunzio"

“Mio capitano, sarei stato molto fiero se avessi potuto io stesso porre sul vostro petto la Croce di guerra francese. Il Governo è felice di decretarla al grande italiano, che predicò una guerra santa dall’alto del Campidoglio e che, col suo genio e col suo entusiasmo incitò l’eroica levata degli scudi latini contro il nemico della nostra civiltà e della nostra razza. L’Esercito francese è anch’esso felice di offrire la sua ricompensa suprema al soldato, al combattente, al ferito, il quale non esitò a scegliere, per l’incessante battaglia, l’arme più audace e più rischiosa. Vi dono l’abbraccio d’uso con tutta la mia cordiale simpatia.”
 
Nell'agosto del [[1917]] compì, con i piloti [[Maurizio Pagliano]] e [[Luigi Gori]] e il loro [[Caproni Ca.33]], decorato con l'Asso di Picche, tre raid notturni su [[Pola]] (3, 5 e 8 agosto). Alla fine del mese effettuò col medesimo equipaggio attacchi a volo radente sulla dorsale dell'[[Hermada]], riportando una ferita al polso e rientrando con il velivolo forato da 134 colpi. A settembre parve realizzarsi la possibilità di effettuare l'agognato raid su Vienna. A tal fine, con Pagliano e Gori compì un volo dimostrativo di 1&nbsp;000&nbsp;km in 9 ore di volo, ma all'ultimo istante il consenso al raid venne negato. Alla fine di settembre si trasferì a [[Gioia del Colle]] (BA), inquadrato sempre con Pagliano e Gori, oltre al tenente [[Ivo Oliveti]], [[Casimiro Buttini]], [[Gino Lisa]], [[Mariano D'Ayala Godoy]], [[Andrea Bafile]] e il corrispondente di guerra del [[Corriere della Sera]] [[Guelfo Civinini]], nel [[Distaccamento A.R.]], comandato dal maggiore [[Armando Armani]], sui [[Caproni Ca.33]] e al comando della 1ª Squadriglia bis, per compiere una missione sulle installazioni navali del golfo di [[Cattaro]]. L'impresa venne portata a termine con successo, sempre con Pagliano e Gori, la notte del 4 ottobre, {{Senza fonte|volando per oltre 500&nbsp;km sul mare, senza riferimenti, orientandosi con la bussola e le stelle<ref>Così afferma {{cita libro | autore = Angelo Sodini | titolo = Ariel armato (Gabriele D'Annunzio} | città = Milano | editore = Arnoldo Mondadori Editore | anno = 193\ | volume = I | p = 603}</ref>. Alla fine di ottobre, durante la [[battaglia di Caporetto]], incitò i soldati, pronunciando discorsi appassionati. Nel febbraio del 1918, imbarcato sui [[Motoscafo armato silurante|MAS 96]] della [[Regia Marina]], partecipò al raid navale, denominato la [[beffa di Buccari]], azione dedicata alla memoria dei suoi compagni di volo Pagliano e Gori, caduti il 30 dicembre. Cazzullo riporta un episodio in cui il poeta cercò di impegnare truppe italiane per un'operazione puramente dimostrativa volendo posizionare un enorme tricolore sul castello di [[Duino]], situato oltre il fronte, in direzione di Trieste. Quando gli austriaci, accortisi dell'incursione, aprirono il fuoco uccidendo diversi soldati italiani, D’Annunzio forzò i fanti rimasti ad avanzare comunque, ordinando agli artiglieri di sparare su chi si fosse arreso e additando i superstiti che fuggivano come codardi.<ref>{{Cita libro|autore=Aldo Cazzullo|titolo=La guerra dei nostri nonni|editore=Mondadori}}</ref>
 
L'11 marzo 1918, con il grado di [[maggiore]], assunse il comando della [[1ª Squadriglia navale S.A.]] del [[Aeroporto di Venezia-Lido|campo volo di San Nicolò]] del [[Lido di Venezia]]<ref name=triestevolo>{{Cita web |url=http://www.retecivica.trieste.it/triestecultura/dannunzio/eilvolo.asp |titolo=Gabriele d’Annunzio e il volo nella società, nella cultura e nelle arti |editore=Trieste cultura |accesso=14 febbraio 2014}}</ref>, primo esperimento di siluranti aeree, chiamata Squadra aerea San Marco, e ne coniò il motto: ''Sufficit Animus'' ("È sufficiente [anche solo] il coraggio").