Differenze tra le versioni di "Vittorio Amedeo III di Savoia"

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== Biografia ==
===Infanzia ed educazione===
[[ImageFile:The Duke of Aosta (future Carlo Emanuele III of Sardinia) with armour by an unknown artist.jpg|thumb|left|Vittorio Amedeo III, figlio di [[Carlo Emanuele III di Savoia]], raffigurato a sette anni in un ritratto della [[Maria Giovanna Clementi|Clementina]] firmato e datato [[1733]], oggi al [[castello di Stupinigi]]]]
Vittorio Amedeo III era il figlio secondogenito, ma il primo tra i sopravvissuti, del re [[Carlo Emanuele III di Savoia|Carlo Emanuele III di Sardegna]] ([[1701]]-[[1773]]) e della sua seconda moglie, la [[langravio|langravia]] [[Polissena d'Assia-Rheinfels-Rotenburg]] (1706-1735).
 
Per parte di padre era nipote del duca e re [[Vittorio Amedeo II di Savoia|Vittorio Amedeo II]] e discendente per parte di sua nonna [[Anna Maria di Borbone-Orléans]] (1663-1728) dalla casata reale francese e di quella inglese<ref>Motivo quest'ultimo per cui, alla morte del cardinale [[Enrico Benedetto Stuart]], suo figlio Carlo Emanuele IV poté reclamare il virtuale diritto di successione al trono inglese</ref>. Attraverso sua madre, invece, Vittorio Amedeo era imparentato coi [[Langraviato d'Assia|langravi d'Assia]], nel [[Sacro Romano Impero]]: suo nonno era il langravio [[Ernesto Leopoldo d'Assia-Rheinfels-Rotenburg]] (1684-1749) e sua nonna la contessa [[Eleonora Maria di Löwenstein-Wertheim-Rochefort]] (1686-1753), figlia di [[Massimiliano Carlo di Löwenstein-Wertheim-Rochefort]], governatore militare del [[ducato di Milano]] sotto gli austriaci. Suo cugino [[Vittorio Amedeo d'Assia-Rotenburg]] verrà così chiamato in suo onore.
 
===L'ascesa al trono e i primi provvedimenti===
[[ImageFile:Clementi, attributed to - Victor Amadeus III.jpg|thumb|left|Vittorio Amedeo III in un ritratto di [[Maria Giovanna Clementi]]]]
Appena ottenuto lo scettro del regno di Sardegna dopo la morte di suo padre nel 1773, ad ogni modo, Vittorio Amedeo prese alcuni provvedimenti personali che ebbero poi pesanti conseguenze sul suo governo. Da subito licenziò il ministro [[Giuseppe Lascaris di Ventimiglia|Lascaris]] e il conte [[Giambattista Bogino|Bogino]], che tanto avevano realizzato sotto il regno del re suo padre, preferendo invece affidarsi alla guida del barone di [[Giovanni Andrea Giacinto Chiavarina|Chiavarina]]<ref>{{Cita web|url=http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-andrea-giacinto-chiavarina_(Dizionario_Biografico)|titolo=CHIAVARINA, Giovanni Andrea Giacinto|accesso=6 marzo 2016|sito=www.treccani.it}}</ref> e del marchese [[Giuseppe Maria Carron d'Aigueblanche|d'Aigueblanche]], persone mediocri e senza alcuna esperienza di governo. L'Aigueblanche fu per i primi anni del regno di Vittorio Amedeo il primo ministro. Ripose fiducia anche in [[Giuseppe Baretti]]. Fermamente deciso a perseguire su questa linea, Vittorio Amedeo III rimase chiuso ad ogni tentativo di rinnovamento dei suoi Stati, come del resto stava facendo anche la monarchia francese (alla quale era saldamente legato da vincoli matrimoniali e ideali).
 
 
=== Il declino dello Stato piemontese ===
[[ImageFile:Vittorio Amedeo III.jpg|thumb|left|250px|Vittorio Amedeo III in età avanzata in un ritratto di [[Giovanni Panealbo]]]]
Alleatosi con l'Austria, per contrastare l'avanzata delle idee rivoluzionarie francesi, Vittorio Amedeo III affidò il suo esercito a comandanti incompetenti. Cercando di sfruttare i fermenti contro-rivoluzionari di [[Tolone]], [[Lione]] e [[Marsiglia]], il re decise di marciare in [[Savoia (regione storica)|Savoia]] e su [[Nizza]] per congiungersi con gli insorti di quelle città: la divisione delle armate fu la causa della disfatta. Ceduti i territori del novarese all'Austria (in cambio degli 8000 uomini ricevuti per il savoiardo) ed uscito dalla guerra, Vittorio Amedeo III vide sorgere in Piemonte ''club'' giacobini analoghi a quelli francesi, verso i quali provava profonda avversione.
 
Anche in questo frangente, la poca abilità diplomatica del suo governo si manifestò quando il generale francese [[Charles François Dumouriez]] gli propose un'alleanza anti-austriaca che avrebbe concesso agli stati sardi di emanciparsi finalmente dalla decennale morsa nella quale si trovavano stretti, ma il conservatorismo del re e la diffidenza dei suoi ministri nei confronti della Francia non monarchica valsero unicamente al fallimento del progetto.
 
== Giudizio storico ==
[[ImageFile:Portrait of King Vittorio Amadeus III von Savoy.png|thumb|right|200px|Ritratto di Vittorio Amedeo III]]
Il regno di Vittorio Amedeo III viene ricordato da molti storici per i negativi risultati degli ultimi anni del suo regno, quando cioè il [[Piemonte]] era ormai divenuto un campo di battaglia per le [[giacobini|forze giacobine]] e le campagne erano in un pietoso stato di rivolta. A tal proposito, il poeta piemontese [[Carlo Botta]] gli dedicò un impietoso epitaffio:
 
== Matrimonio e figli ==
[[File:La Infanta María Antonia Fernanda, hija de Felipe V, Jacopo Amigoni.jpg|thumb|[[Maria Antonietta di Spagna]], regina di Sardegna e moglie di Vittorio Amedeo III]]
Vittorio Amedeo III sposò l'infanta [[Maria Antonietta di Spagna]], la più piccola delle figlie di re [[Filippo V di Spagna]] e di sua moglie, [[Elisabetta Farnese]]. Il matrimonio tra Vittorio Amedeo III e Maria Antonietta venne celebrato il 31 maggio [[1750]] a [[Oulx]], in [[Val di Susa]] e fu molto felice per tutta la vita che trascorsero insieme, ma fu all'epoca altrettanto impopolare tra la popolazione del regno sardo: esso era infatti stato organizzato dal fratellastro maggiore di Maria Antonietta, [[Ferdinando VI di Spagna|Ferdinando]], come mezzo per rafforzare i rapporti diplomatici tra [[Madrid]] e [[Torino]] dal momento che entrambi i regni avevano combattuto su fronti opposti durante la [[guerra di successione austriaca]]. L'infanta giungeva a Torino dopo essere stata in precedenza respinta dal delfino [[Luigi Ferdinando di Borbone-Francia|Luigi di Francia]]. A Torino, Maria Antonietta non riuscì mai ad avere una forte influenza sul marito, ma preferì vivere con lui una vita tranquilla, in compagnia di pensatori e politici di spirito moderno.
 
La coppia ebbe insieme dodici figli:
# [[Maurizio Giuseppe di Savoia|'''Maurizio Giuseppe''' Maria]] (13 dicembre [[1762]] - 1º settembre [[1799]]), [[Monferrato|Duca di Monferrato]], morì celibe;
# [[Maria Carolina di Savoia|'''
Maria Carolina''' Antonietta Adelaide]] (17 gennaio [[1764]] - 28 dicembre [[1782]]), sposò nel [[1781]] [[Antonio di Sassonia]], divenuto re di Sassonia nel 1827, dopo la di lei morte, col nome di [[Antonio di Sassonia|Antonio I di Sassonia]];
#[[Carlo Felice di Savoia|'''Carlo Felice''' Giuseppe Maria]] (6 aprile [[1765]] - 27 aprile [[1831]]), divenne Re di Sardegna nel 1821, ultimo del ramo primogenito della dinastia, sposò [[Maria Cristina di Borbone-Napoli]] nel [[1807]];
# [[Giuseppe Benedetto di Savoia|'''Giuseppe Benedetto''' Maria Placido]] (5 ottobre [[1766]] - 29 ottobre [[1802]]), Conte di [[Maurienne|Moriana]] (-1796) e di Asti (1796-1802).
|precedente = [[Carlo Emanuele III di Savoia|Carlo Emanuele, principe di Piemonte]]
|successivo = [[Carlo Emanuele IV di Savoia|Carlo Emanuele, principe di Piemonte]]
|immagine = PiemonteFlag Bandieraof Piedmont.pngsvg
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