Paolo Villaggio: differenze tra le versioni

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L'amicizia, in seguito, si farà anche artistica e produrrà all'inizio degli anni sessanta i testi delle canzoni ''[[Il fannullone]]'' (che sembra sottolineare in maniera ironica i giorni dissipati dai due amici: "Senza pretese di voler strafare/io dormo al giorno quattordici ore...") e ''[[Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers]]'', entrambi scritti da Villaggio e cantati da Fabrizio De André, autore delle musiche. Quest'ultimo brano (inserito nell'album del cantautore ''[[Volume I (Fabrizio De André)|Volume I]]'') conosce gli strali della censura a causa di parole ritenute troppo licenziose provocando agli autori guai di natura giudiziaria.
 
«La canzone passò abbastanza inosservata - ricorda l'attore - Fabrizio ancora non aveva inciso ''[[Valzer per un amore/La canzone di Marinella#La canzone di Marinella|La canzone di Marinella]]'' e non era quindi famoso, tanto meno io. Qualcuno però notò questa strana [[filastrocca]] che sbeffeggiava il potente Re dei Franchi: fu un [[Pretore (ordinamenti moderni)|pretore]], mi pare di [[Catania]], che ci querelò perché la considerava immorale soprattutto per quel verso: "È mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane". E pensare che noi eravamo già stati censurati e avevamo dovuto trasformare il verso finale che in originale suonava: "frustando il cavallo come un mulo, quella gran faccia da culo" con: "frustando il cavallo come un ciuco, tra il glicine e il sambuco..."»<ref>{{cita web|url=http://www.letteratura.rai.it/articoli-programma/de-andr%C3%A9-nel-ricordo-di-paolo-villaggio/1264/default.aspx|titolo=De André nel ricordo di Paolo Villaggio|accesso=5 gennaio 2014}}</ref>.
 
Un'intensa amicizia che Villaggio, nel giorno della morte di De André, ha riassunto con queste parole: «Abbiamo vissuto insieme varie stagioni della vita, abbiamo vissuto la fame, la Genova ancora con l'odore dei [[Pittosporum tobira|pittospori]] [...] era una persona molto sensibile e ovviamente quando si è molto amici, soprattutto d'infanzia, si parla della morte come di un fatto lontano, del tutto improbabile. Adesso che invece la cosa è accaduta – e quando stava per succedere – non abbiamo mai avuto più il coraggio, negli ultimi due mesi, né di incontrarci né di parlare della cosa; perché questa volta non era un [[gioco]], non era [[letteratura]], era la terribile realtà»<ref>Intervista rilasciata al [[TG5]] il giorno 9 gennaio 1999</ref>.