Differenze tra le versioni di "Guerra di Modena"

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I consolari [[Lucio Calpurnio Pisone Cesonino (console 58 a.C.)|Lucio Calpurnio Pisone Cesonino]], [[Lucio Marcio Filippo (console 56 a.C.)|Lucio Marcio Filippo]] e [[Servio Sulpicio Rufo]] partirono quindi come ambasciatori verso la Gallia Cisalpina per incontrare Marco Antonio, ma nel frattempo a Roma Cicerone moltiplicava i suoi interventi violentemente contrari al luogotenente di Cesare; egli rifiutava ogni trattativa con colui che considerava un "fuorilegge", sollecitava Decimo Bruto a resistere a Modena e cercava di rafforzare la collaborazione con Ottaviano. Mentre era in corso l'ambasceria, a Roma crebbero i preparativi per la guerra, Aulo Irzio era in non buone condizioni di salute e non auspicava una guerra tra cesariani, ma dovette ugualmente recarsi a nord dove prese il comando delle cinque legioni di Ottaviano ad Arezzo con le quali avanzò lungo la [[via Flaminia]] fino a Rimini<ref>{{cita|Syme| pp. 188-189}}.</ref>.
 
In febbraio e marzo 43 a.C. continuarono a Roma aspri dibattiti politici in Senato, Cicerone continuò a mostrarsi estremista e aggressivo, egli riuscì a far respingere le proposte conciliative presentate da Antonio ai tre ambasciatori che prevedevano la sua rinuncia alla Gallia Cisalpina ma l'assegnazione della provincia della Gallia Comata. Il Senato quindi votò un ''ultimatum'', proclamò ufficialmente lo stato di guerra e incaricò i consoli e il propretore Ottaviano di dirigere le operazioni; iniziarono, sotto il controllo dell'altro console Vibio Pansa, vasti reclutamenti di legionari nelle province italiche<ref>{{cita|Syme| pp. 189-190}}.</ref>. Nel mese di marzo 43 a.C. fallirono gli ultimi due tentativi di trovare un accordo; in Senato Cicerone si oppose all'invio di una seconda ambasceria di senatori a Modena per incontrare Antonio, mentre il 20 marzo venne anche respinta ununa proposta di Marco Emilio Lepido e Munazio Planco che, pur manifestando fedeltà alla repubblica, erano contrari a combattere contro un fedele cesariano<ref>{{cita|Syme| p. 192}}.</ref>.
 
In questa fase peraltro Marco Antonio sembrò esasperato dalla situazione e dalla aggressione subita da parte di un'eterogenea alleanza di nemici coalizzatasi contro di lui. In una lettera inviata il 15 marzo a Irzio e Ottaviano egli criticava in termini duri e sarcastici l'innaturale coalizione tra cesariani e cesaricidi, l'alleanza con "Cicerone, un vinto", la presenza nel campo di Irzio di cesaricidi come [[Servio Sulpicio Galba (pretore 54 a.C.)|Servio Sulpicio Galba]]. Egli deprecava la decisione di far marciare "i veterani di Cesare" contro di lui, il fedele luogotenente del dittatore, e affermava di essere pronto a resistere, pur auspicando una nuova alleanza tra cesariani per "vendicare la morte di Cesare"<ref>{{cita|Canfora| pp. 34-38}}.</ref>. La lettera di Antonio venne letta e violentemente criticata in Senato da Cicerone che in privato si espresse minacciosamente anche contro Lepido e Planco; la guerra divenne quindi inevitabile.
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