Ṭabarī: differenze tra le versioni

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Fu anche un teologo di grandissimo profilo e autore di uno dei più importanti ''tafsīr'' (Esegesi) del [[Corano]], tuttora utilizzato, anche se gli vengono preferiti commenti di minor estensione e di più facile accesso.
 
Il suo capolavoro, il ''Taʾrīkh al-rusul wa l-mulūk'' (Storia dei profeti e dei re) - edito a fine XIX secolo da una ''équipe'' internazionale guidata dall'[[Paesi Bassi|olandese]] [[Michael Jan de Goeje|M.J. de Goeje]] e al quale partecipò anche il noto [[Lingue semitiche|semitista]] romano [[Ignazio Guidi]], che ne curò gli indici - è fondamentale non solo per l'ampiezza degli argomenti trattati - tutti rafforzati da una catena di informatori-garanti, secondo la metodologia affermatasi con i ''muḥaddithūn'' (che si occupavano cioè della raccolta e del vaglio critico dei ''[[ʾaḥādīthḥadīth]]'' - ma anche per essere una storia non soltanto basata sugli [[Arabi]], come era fino ad allora avvenuto. Tabarī infatti introdusse nuovamente il passato della sua patria [[persia]]na nel flusso dei principali eventi della storia del mondo, non dimenticando tutti i popoli da lui conosciuti, sia dell'antichità, sia dell'epoca a lui contemporanea.
 
Apparentemente neutrale e attento a citare le diverse tradizioni storiche su cui si basa il suo racconto annalistico, Ṭabarī in realtà fu allineato con l'ideologia dominante del [[Califfo|califfato]] [[Abbasidi|abbaside]] e uno dei suoi meriti è senz'altro quello di aver salvato dall'oblio tradizioni di ''akhbāriyyūn'' (cronisti) la cui stesura originale non è giunta fino a noi ([[Ibn Ishaq|Ibn Isḥāq]], al-Zuhrī, [[Waqidi|al-Wāqidī]], [[Abu Mikhnaf|Abū Mìkhnaf]], al-Madāʾinī, Sayf b. ʿUmar, e altri ancora).
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