Differenze tra le versioni di "Pierre-Auguste Renoir"

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Agli scorci del Novecento Renoir era ormai ufficialmente riconosciuto come uno degli artisti più illustri e poliedrici d'Europa. La sua fama, d'altronde, si era definitivamente consolidata con la grande retrospettiva organizzata nel 1892 da Durand-Ruel (vi erano esposti centoventotto lavori, fra cui il ''Moulin de la Galette'' e ''La colazione dei canottieri'') e con lo sfolgorante successo riscosso in occasione del Salon d'Automne del 1904: anche lo Stato Francese, sino ad allora diffidente nei suoi confronti, acquistava sue opere, e nel 1905 egli venne persino insignito della Legione d'Onore. Assai flebili erano invece i rapporti con il gruppo degli Impressionisti, il quale era ormai disgregato: dei vari artisti della vecchia guardia, infatti, seguitavano a dipingere solo [[Claude Monet]], ormai ritiratosi stanco e malato nella sua villa di Giverny, e [[Edgar Degas]], quasi cieco ma comunque attivissimo.<ref>{{cita|Rocchi, Vitali|p. 63|skira}}.</ref>
[[File:Renoir, Pierre-Auguste, by Dornac, BNF Gallica.jpg|thumb|Renoir intorno al 1910]]
Anche Renoir iniziò a essere minacciato da gravi problemi di salute, e intorno ai cinquant'anni si iniziarono a manifestaremanifestarono i primi sintomi di quella devastante [[artrite reumatoide]] che lo avrebbe tormentato sino alla morte, causandogli la paralisi completa degli arti inferiori e la semiparalisi di quelli superiori. Fu una malattia decisamente aggressiva, come osservato da Annamaria Marchionne:
{{citazione|Sebbene non ci siano pervenuti referti medici, è stato possibile grazie a fotografie, a sue lettere, a note biografiche di persone che lo hanno conosciuto, pervenire ad una ragionevole ricostruzione della evoluzione della malattia. L'artrite iniziò attorno ai 50 anni, assunse una forma molto aggressiva a partire dal 1903, quando l’artista aveva circa 60 anni, e lo rese quasi completamente disabile all'età di 70 anni per gli ultimi sette anni della sua vita. In una foto del 1896, quando Renoir ha 55 anni, è possibile vedere chiaramente le tumefazioni delle articolazioni metacarpofalangee delle mani. Altre drammatiche immagini documentano la natura particolarmente aggressiva dell’artrite che si manifesta nell'anchilosi della spalla destra, nella rottura di numerosi tendini estensori delle dita e dei polsi, che limiterà gravemente la funzionalità delle sue mani. L’artrite ha deformato orribilmente le mani che si presentano con le dita ricurve e serrate contro il palmo, mentre l’intero corpo smagrito è come bloccato dalla malattia. Nel 1912, all'età di 71 anni, un attacco di paralisi lo colpisce alle braccia e alle gambe e da quel momento in poi l’artista non camminerà più e sarà costretto su una sedia a rotelle|Annamaria Marchionne<ref>{{cita pubblicazione|autore=Annamaria Marchionne|titolo=NOTIZIARIO ASSOCIAZIONE TRENTINA MALATI REUMATICI|numero=8|anno=dicembre 2009|p=14}}</ref>}}
Nonostante l'inaudita ferocia del morbo Renoir continuò imperterrito a dipingere e fu disposto persino a legarsi i pennelli alla mano più ferma, così da ritornare ai sospirati esordi e a «mettere il colore sulla tela per divertirsi». Proprio a causa della progressiva infermità nei primi anni del Novecento si trasferì su consiglio dei medici a [[Cagnes-sur-Mer]], in [[Costa Azzurra]], dove nel 1908 acquistò la tenuta delle Collettes, nascosta tra le fronde degli uliveti e degli aranci e abbarbicata su un colle in vista del vecchio borgo e del mare. Nonostante gemesse continuamente dal dolore, Renoir trasse giovamento dal clima mite della regione mediterranea e dagli agi della vita borghese di provincia continuò a esercitare incessantemente la tecnica pittorica, e combatté con tutte le sue forze gli ostacoli posti dall'artrite deformante. Le sue energie creative si esaurirono inesorabilmente, anche a causa della morte dell'amata moglie Aline, nel 1915: egli, tuttavia, poteva ancora dissertare brillantemente di arte, e attirò intorno a sé un gruppo di giovani ardenti (primi fra tutti [[Henri Matisse]]), attraverso i quali esercitò un influsso potente; meno fruttuoso fu l'incontro, nel [[1919]], con [[Amedeo Modigliani|Modigliani]] che, contestando la pittura di Renoir e quindi le forme pittoriche di alcune modelle ritratte dal maestro («Non mi piacciono quelle natiche!»), se ne andò sbattendo la porta dello studio. Renoir morì, infine, il 3 dicembre 1919 nella sua villa a Cagnes. Secondo il figlio [[Jean Renoir|Jean]], le sue ultime parole celebri, pronunziate la sera prima di morire mentre gli venivano tolti i pennelli dalle dita rattrappite, furono: " ''Credo di incominciare a capire qualcosa'' ". È sepolto con tutta la famiglia nel cimitero di Essoyes in Borgogna.
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