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Contestualmente ai lavori nella villa, la collezione scultorea fu interessata anch'essa da nuove immissioni, arrivando a contare in totale, nel 1880, circa 339 opere d'antichità.<ref name="G14" /> Con [[Rodolfo Boncompagni Ludovisi]], intorno al 1883, la proprietà fu lottizzata: il palazzo Grande fu parzialmente ridotto per consentire l'edificazione di un altro fabbricato accanto, la [[Palazzo Piombino|dimora Piombino]] di [[via Vittorio Veneto]], in sostituzione di quella di [[Via del Corso (Roma)|via del Corso]], da cui i proprietari furono espropriati per la costruzione della [[Galleria Alberto Sordi|Galleria Colonna]], mentre diversi ettari di giardino della [[Villa Ludovisi|villa Pinciana]] furono distrutti del tutto, in favore di altri edifici, tutti sempre entro le pertinenze della villa storica originaria, tra cui il [[villino Boncompagni Ludovisi]] e quello [[Villino Maraini|Maraini]].<ref name="G14" />
 
Nel 1885 avvennero gli abbattimenti dell'Uccelleria e di altre strutture della villa: il principe di [[Venosa]], [[Ignazio Boncompagni Ludovisi]], per l'occasione avviò una campagna fotografica di tutta la villa, costruendo così un catalogo storico della residenza (poi donato nel 1930 al [[comune di Roma]] e esposto nel [[Museo di Roma a palazzo Braschi|Museo di palazzo Braschi]]).<ref name="G15">{{Cita|A. Giuliano|p. 15}}</ref> Durante questi cantieri, da cui si salvarono solo il casino dell'Aurora e la facciata con la scalinata del palazzo Grande, oggi addossata al [[Palazzo Margherita (Roma)|palazzo Margherita]], sede dell'[[Ambasciata]] degli [[Stati Uniti]] in Italia, furono rinvenuti ulteriori pezzi che entrarono a far parte della collezione, tra cui il ''[[Trono Ludovisi]]''.
 
Sul finire del secolo la famiglia [[Boncompagni-Ludovisi]] si attivò per smembrare del tutto la propria collezione d'arte, tuttavia il vincolo di indivisibilità e inalienabilità delle collezioni d'arte che era intanto entrato in vigore dopo l'abolizione, nel 1865, della legge sul [[fidecommesso]] impedì di procedere in questo senso.<ref name="G15" /> Lo [[Stato italiano]] di contro si prodigò per attivare una convenzione con la famiglia atta a salvaguardare il patrimonio artistico lasciandolo alla città di [[Roma]]: in questo modo si riuscì ad acquistare nel 1901 solo una parte della stessa collezione archeologica, un centinaio di sculture costituenti il nucleo della collezione di antichità,<ref name="G15" /> oggi tutte al [[Museo nazionale romano di palazzo Altemps|Museo nazionale Romano]], per lo più al [[palazzo Altemps]].<ref>{{Cita web|url=https://museonazionaleromano.beniculturali.it/palazzo-altemps/collezione-boncompagni-ludovisi/|titolo=Collezione Boncompagni Ludovisi|sito=Museo Nazionale Romano|lingua=it-IT|accesso=2021-11-25}}</ref>