Differenze tra le versioni di "Collezione Rospigliosi"

Il Bernini disegnò le dieci sculture da porre sui piedistalli del ponte dietro un compenso di 10.000 scudi; la commessa avvenne nel 1667 e fu terminata già nel settembre del 1669.<ref name=":56-59" /> Tuttavia il papa vedendo ''de visu'' le uniche due opere realizzate direttamente dallo scultore, prese la storica decisione di non collocarle all'aperto assieme alle altre, in quanto ''"troppo belle»'' per essere esposte alle intemperie.<ref name=":56-59" /> Le copie delle due sculture (l'''Angelo con la corona'' e quello con il ''cartiglio'') vennero quindi delegate a due collaboratori del Bernini, mentre quelle originali erano state tenute dal papa e donate in punto di morte al [[cardinal-nipote]] [[Giacomo Rospigliosi]] (tuttavia cinquant'anni dopo le due statue confluirono nella [[Basilica di Sant'Andrea delle Fratte|chiesa di Sant'Andrea delle Fratte]] per lascito di [[Prospero Bernini]], nipote di Gian Lorenzo, dove sono tutt'ora).<ref name=":56-59" />
 
==== La fine dell'era di Giulio (1669) ====
Il pontificato di [[Clemente IX]] fu relativamente breve, durò circa tre anni, fino alla morte del papa, che avvenne a dicembre del 1669, pertanto questi non riuscì a vedere concluse quasi nulla delle sue grandi commesse: delle statue di [[ponte Sant'Angelo]] ne mancava solo una alla conclusione, mentre la [[villa Rospigliosi]] vide la sua realizzazione qualche mese dopo la morte di Giulio.<ref name=":56-59" />
 
Le iniziative della famiglia (sia a [[Roma]] che a [[Pistoia]]) cessarono di esistere dopo gli anni del pontificato, infatti il clima euforico nel quale i Rospigliosi operavano si bloccò, tant'è che anche lo stesso ''monumento funebre a Clemente IX'' in [[Basilica di Santa Maria Maggiore|Santa Maria Maggiore]] fu realizzato in veste più modesta rispetto alle reali possibilità, compiuto non direttamente dal Bernini, per suo stesso stupore, ma bensì da [[Carlo Rainaldi]] con statue di [[Domenico Guidi]] (il ''papa''), [[Cosimo Fancelli]] (la ''Fede'') ed [[Ercole Ferrata]] (la ''Carità'').<ref name=":84" /><ref name=":85">{{Cita|A. Negro|p. 85}}</ref>
 
Tra le più grandi lacune della famiglia vi era poi quella di non esser riusciti ad acquistare durante gli "anni d'oro" una residenza nobiliare di rappresentanza a Roma (tutti i tentativi di acquisto fallirono, soprattutto alcuni di proprietà dei [[Ludovisi (famiglia)|Ludovisi]], che intanto erano già caduti in disgrazia economica ricoperti di debiti, dai quali però i Rospogliosi riuscirono a prelevare tra il 1664 e il 1665 il feudo di [[Zagarolo]], divenendone principi, con anche il [[Palazzo Rospigliosi|palazzo di corte]] e le opere pittoriche in esso contenute).<ref name=":84" /> Alla morte di Giulio, la collezione passa dapprima al fratello [[Camillo Domenico Rospigliosi|Camillo Domenico]] e poi, morto anch'egli nello stesso anno, a uno dei figli maschi di questi, [[Giovanni Battista Rospigliosi, I principe Rospigliosi|Giovan Battista Rospigliosi]].<ref name=":160-161" />
 
==== La collezione sotto Giovan Battista (1670-1722), la nascita del legame con i Pallavicini ====