Neuroradiologia delle sequele dei trattamenti antitumorali: differenze tra le versioni

(→‎Sequele dopo radioterapia: psudoprogressione)
===Pseudoprogressione===
Questa sequela insorge di solito entro 3 mesi dopo un trattamento chemio-radioterapico combinato ed è caratterizzata da incremento dimensionale ed aumentata impregnazione contrastografica a carico delle lesioni trattate. Allo stato attuale delle tecniche e delle conoscenze nessuna tecnica neuroradiologica può distinguere con certezza la pseudoprogressione dalla progressione vera di malattia, motivo per cui in tali casi si ricorre a ripetute indagini di follow-up. La psudoprogressione si evidenzia neuroradiologicamente in modo molto variabile, tuttavia di solito è caratterizzata da aumentati valori nelle mappe di ADC, da aumento di lattati e colina e riduzione dell'NAA in spettoscopia e da modeste alterazioni del flusso ematico nelle sequenze di perfusione. La medicina nucleare mediante le metodiche PET è di estrema utilità in questa diagnosi differenziale.
 
===Pseudorisposta===
Dopo trattamento con farmaci inibitori della via del [[VEGF]] è possibile a livello delle lesioni osservare una normalizzazione della permeabilità della barriera emato-encefalica che si manifesta con riduzione dell'uptake locale del mezzo di contrasto, che può simulare una risposta terapeutica oltre che favorire la diffusione delle cellule neoplastiche (evidenziabile mediante sequenze DWI).
 
==Bibliografia==
2 708

contributi