Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale: differenze tra le versioni

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L'[[Armata Rossa]] sovietica dovette combattere sull'immenso [[Fronte orientale (1941-1945)|Fronte orientale dal 1941 al 1945]] contro la grande maggioranza delle forze armate della [[Wehrmacht]] e dei [[potenze dell'Asse|suoi alleati]] e subì perdite elevatissime nelle grandi battaglie aero-terrestri della lunga campagna all'est. La Wehrmacht tedesca subì oltre l'80% delle sue perdite totali di uomini e mezzi combattendo contro l'Armata Rossa<ref name=O332>{{cita|Overy|p. 332}}.</ref>.
 
Dopo aver stipulato un accordo sulla sicurezza dei propri confini con la Germania nazista, codificato nel [[patto Molotov-Ribbentrop]], il quale definiva anche le "sfere di influenza" dei due paesi sull'Europa Orientale, l'Unione Sovietica guidata da [[Iosif Stalin|Stalin]] si trovò impreparata di fronte alla potenza della Wehrmacht tedesca che sferrò un devastante [[operazione Barbarossa|attacco a sorpresa il 22 giugno 1941]]. Dopo una fase iniziale caratterizzata da gravissime sconfitte e dall'invasione del territorio sovietico dell'[[Ucraina]], [[Bielorussia]], [[Crimea]], [[paesi baltici]], l'Armata Rossa riuscì finalmente a fermare l'avanzata tedesca con la [[battaglia di Mosca]] nel dicembre 1941 e a passare alla controffensiva con la decisiva [[battaglia di Stalingrado|vittoria di Stalingrado]] nell'inverno 1942-43. Le perdite umane della "[[Fronte orientale (1941-1945)|Grande guerra patriottica]]"<ref>La denominazione sempre utilizzata in Unione Sovietica e Russia per indicare la seconda guerra mondiale sul fronte orientale; in: {{cita|Boffa|vol. II, p. 189}}.</ref> tra i civili, obiettivo della spietata politica di sterminio e pulizia etnica dei nazisti, e tra i soldati, uccisi o presi prigionieri soprattutto nelle grandi sconfitte iniziali, sono state calcolate in oltre 20 milioni<ref>{{cita|Boffa|vol. II, p. 300}}.</ref>.
 
Nonostante l'inizio catastrofico, Stalin, capo supremo politico e militare dell'[[Unione Sovietica]] durante la seconda guerra mondiale riuscì progressivamente a organizzare, impiegando spesso metodi di governo estremamente duri, le forze economiche, politiche e militari del paese, mantenne la coesione nelle varie nazionalità, sostenne e accrebbe il patriottismo tra i popoli sovietici. Le armate sovietiche, potentemente equipaggiate con migliaia di carri armati, cannoni e aerei, e sostenute anche dagli importanti aiuti economici e militari degli [[Alleati della seconda guerra mondiale|Alleati occidentali]], terminarono la guerra in [[Europa]] con la [[battaglia di Berlino|conquista di Berlino]] e con la vittoria totale sulla Germania nazista.
La crescita costante della tensione internazionale, le aggressioni della [[Germania nazista]] e dell'[[Storia del fascismo italiano|Italia fascista]], le minacce dirette e indirette alla sopravvivenza dell'[[Unione Sovietica]], avevano favorito fortemente le decisioni politiche di [[Iosif Stalin|Stalin]] e la sua spietata azione di terrore contro gli oppositori veri o presunti al suo potere nel [[Partito Comunista dell'Unione Sovietica|partito]], nell'[[Armata Rossa|esercito]], nelle minoranze etniche, nei residui delle classi antagoniste allo stato [[bolscevismo|bolscevico]]. Egli aveva invocato ripetutamente i presunti complotti dei nemici della rivoluzione e i tradimenti interni come cause della politica terroristica del suo regime<ref>{{cita|Boffa|vol. II, pp. 618-619}}.</ref>. L'[[Conferenza e accordo di Monaco|accordo di Monaco]] del settembre 1938 sembrò confermare le tesi staliniane di complotto internazionale contro l'Unione Sovietica e di un'imminente nuova crociata antibolscevica da parte delle potenze occidentali e segnò il tramonto della [[politica della sicurezza collettiva]] contro le potenze aggressive perseguita dall'Unione Sovietica nei primi [[Anni 1930|anni trenta]]. Il nuovo e totale cedimento di [[Gran Bretagna]] e [[Francia]] alle pretese di [[Adolf Hitler]] e l'esclusione dell'Unione Sovietica dai negoziati di Monaco sembrarono suggellare la scelta definitiva dell'[[appeasement]] con Hitler e [[Benito Mussolini]] da parte delle potenze occidentali; tutti i paesi dell'Europa centro-orientale del vecchio "cordone sanitario" antibolscevico si allinearono alla Germania nazista in funzione anti-sovietica; si riteneva che i capi franco-britannici fossero disposti a concedere a Hitler la libertà di attaccare direttamente l'URSS<ref>{{cita|Overy|pp. 58-59}}.</ref>.
 
All'inizio del 1939 la posizione internazionale dell'Unione Sovietica era particolarmente debole: il paese era sostanzialmente isolato, doveva fronteggiare l'inimicizia dei suoi vicini occidentali mentre in [[Estremo Oriente]] nell'estate 1938 l'[[Armata Rossa]] era stata impegnata in una vera [[Battaglia del lago Chasan|battaglia sul Lago Chasan]] contro l'[[Armata del Kwantung]] giapponese che non nascondeva le sue mire aggressive verso il territorio sovietico. L'Unione Sovietica inoltre era debole anche in ragione della politica del terrore staliniano che aveva lacerato il gruppo dirigente, minato il morale della popolazione e sconvolto e disorganizzato tutta la struttura militare. Stalin cercò di reagire a questo pessimismo intervenendo al XVIII Congresso del partito del marzo 1939, egli parlò di probabile "seconda guerra imperialistica" per la spartizione del mondo, distinse tra "aggressori" (Germania, Italia e Giappone) e paesi "non aggressivi, democratici", che tuttavia a suo parere avevano deciso per una politica di "non intervento" che poteva ritorcersi contro di loro. Egli mise in guardia le potenze occidentali: l'Unione Sovietica sarebbe stata "prudente" e soprattutto non si sarebbe lasciata trascinare in guerra dai "provocatori abituati a lasciare togliere le castagne dal fuoco dagli altri"<ref>{{cita|Boffa|vol. II, pp. 624-625}}.</ref>.
 
[[File:На заключении советско-германского договора о ненападении.jpg|thumb|left|upright=1.3|Mosca 23 agosto 1939: Joachim von Ribbentrop (secondo da sinistra), Stalin e Molotov (a destra), durante l'incontro in cui venne concluso e firmato il patto Molotov-Ribbentrop]]