Attalo I: differenze tra le versioni

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|GiornoMeseMorte =
|AnnoMorte = 197 a.C.
|NoteMorte = <ref>[[Tito Livio]] (33.21–22) afferma che Attalo morì nell'anno del [[console (storia romana)|consolato]] di [[Gaio Cornelio Cetego|Cornelio]] e [[Quinto Minucio Rufo|Minucio]] (197 a.C.) all'età di 72 anni, dopo avereaver regnato per 44 anni. [[Polibio]] conferma (18.41) che visse 72 anni e regnò per 44. [[Strabone]], invece, afferma che regnò per 43 anni (13.4.2).</ref>
|Attività = sovrano
|Nazionalità =
}}
 
Attalo ottenne un'importante vittoria sui [[Galati]], una popolazione [[celti]]ca appena giunta in [[Asia Minore]] che aveva saccheggiato e imposto tributi nella regione senza trovare opposizione. Questa vittoria, che venne celebrata con un monumento trionfale eretto a Pergamo, decorato tra le altre con la statua del ''[[Galata morente]]'', si tradusse nella liberazione dal terrore gallico e guadagnò ad Attalo il nome di ''Soter'' ("«Salvatore"») e il titolo di re.
 
Generale coraggioso e capace, fu un alleato leale della [[Repubblica romana]], al fianco della quale combatté nella [[Guerre macedoniche|prima e seconda guerra macedonica]] contro [[Filippo V di Macedonia|Filippo V]]. Condusse numerose operazioni navali, ostacolando gli interessi macedoni in tutto il [[mar Egeo]], ottenendo onori, accumulando spoglie e guadagnando al [[Regno di Pergamo]] l'isola greca di [[Egina (isola)|Egina]], durante la prima guerra, e [[Andro (Grecia)|Andros]], durante la seconda; sfuggì per poco alla cattura da parte di Filippo per ben due volte.
Attalo I aveva pochi anni quando il padre morì, prima del 241 a.C.;<ref>Eumene succedette ad Attalo nel 263 a.C., quando il futuro Attalo I aveva circa sei anni (Kosmetatou, p. 161)</ref> in seguito venne adottato da Eumene I, erede designato della dinastia.<ref>Graham Shipley, ''The Greek World After Alexander, 323-30 B.C.'', London; New York, Routledge, 2000, ISBN 0-415-04617-3, p. 312.</ref>
 
La madre di Attalo, Antiochide, apparteneva probabilmente alla famiglia reale dei [[Seleucidi]], essendo forse la nipote di [[Seleuco I Nicatore]];<ref name="kosmetatou161">Kosmetatou, p. 161.</ref> con il suo matrimonio con ilcol padre di Attalo, Filetero rafforzò probabilmente il suo potere. Questa interpretazione è anche consistente con l'ipotesi che il padre di Attalo fosse l'erede designato di Filetero, ma che questi venne succeduto da Eumene in quanto Attalo I era troppo giovane quando suo padre morì.<ref>Hansen, p. 28.</ref>
 
=== Vittoria sui Galati ===
[[File:Dying gaul.jpg|thumb|upright=1.4|Il ''[[Galata morente]]'' ([[Musei Capitolini]], [[Roma]])]]
 
Secondo [[Pausania il Periegeta]] "«la più grande delle sue imprese"» fu la sconfitta dei Γαλάται ("«Galàtai"»), i "«Galli"».<ref>Pausania, 1.8.1.</ref> Pausania si riferisce ai [[Galati]], dei [[Celti]] immigranti dalla [[Tracia]] che si erano recentemente stabiliti in [[Galazia]], una regione dell'[[Asia Minore]], e che i Romani e i Greci chiamavano "«Galli"», collegandoli ai Celti che vivevano nelle moderne [[Francia]], [[Svizzera]] e [[Italia settentrionale]]. Sin dall'epoca di [[Filetero]], zio di [[Eumene I]] e primo sovrano degli [[Attalidi]], i Galati avevano costituito un problema per [[Pergamo]], anzi per tutta l'Asia Minore, esigendo tributi per evitare guerre o altre ripercussioni. Eumene I aveva probabilmente gestito la minaccia dei Galati pagando loro dei tributi, così come avevano fatto gli altri sovrani asiatici; Attalo, al contrario, si rifiutò di pagarli, primo fra tutti i sovrani dell'Asia Minore.<ref>Livio, 38.16.</ref> Quando i Galati scesero in guerra contro Pergamo, Attalo li incontrò nei pressi delle sorgenti del fiume Caïcus<ref>Un'iscrizione dal Monumento Gallico nel Santuario di [[Atena]] dell'acropoli di Pergamo riporta: "«Il re Attalo avendo sconfitto in battaglia i Galli Tolistoagii nei pressi delle fonti del fiume Kaikos [eresse questo] in ringraziamento ad Atena"» ([http://www.arches.uga.edu/~fvankeur/classical/ancient/ancient.html fonte] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20041113141850/http://www.arches.uga.edu/~fvankeur/classical/ancient/ancient.html |data=13 novembre 2004 }}).</ref> dove ottenne una vittoria decisiva; seguendo l'esempio di [[Antioco I]], Attalo prese allora in titolo di ''Soter'', "«Salvatore"», e assunse quello di re.
 
La vittoria diede ad Attalo una fama leggendaria: nacque persino una voce, riportata da Pausania, su di un oracolo che aveva previsto gli eventi una generazione prima, in cui un "«figlio di un toro"», che Pausania precisa essere Attalo in quanto "«era stato definito con le corna di bue da un altro oracolo"», avrebbe portato "«un giorno di distruzione"» sul "«devastante esercito dei Galli"».<ref>Pausania, 10.15.2.3.</ref>
 
Sull'acropoli di Pergamo fu eretto a commemorazione della battaglia un monumento trionfale, che includeva la famosa statua del ''[[Galata morente]]''.
[[File:Attalos I tetradrachm -241 76003063.jpg|thumb|left|upright=1.4|Moneta coniata sotto Attalo I raffigurante il profilo del prozio di Attalo, [[Filetero]], sul dritto e [[Atena]] seduta sul rovescio]]
 
Diversi anni dopo la sua prima vittoria sui "«Galli"», Pergamo fu attaccata dai Galati e dal loro alleato [[Antioco Ierace]], fratello minore di [[Seleuco II]] Callinico e sovrano dei territori [[seleucidi]] in [[Asia Minore]], che governava dalla sua capitale a [[Sardi (città)|Sardi]]. Attalo sconfisse i Celti e Antioco nella battaglia di Afrodisio prima e poi in una seconda battaglia in oriente. In seguito continuò la guerra contro il solo Antioco, affrontandolo in battaglia e sconfiggendolo ripetutamente: nella [[Frigia ellespontica]], dove verosimilmente Antioco cercò rifugio presso il proprio suocero [[Ziaelas]] [[re di Bitinia]]; nei pressi di Sardi nella primavera del 228 a.C.; infine a sud, in [[Caria]], sulle rive dell'Arpaso, un tributario del [[Meandro]].<ref>Hansen, p. 35.</ref>
 
A seguito di queste vittorie Attalo ottenne il controllo sull'intera Asia Minore seleucide a nord delle [[monti del Tauro]]; riuscì in seguito a difendere queste conquiste dai ripetuti tentativi di riconquista tentati da [[Seleuco III]] Cerauno,<ref>Hansen, p. 36.</ref> figlio e successore di [[Seleuco II]], fin quando lo stesso Seleuco III attraversò il Tauro con ilcol proprio esercito, solo per venire assassinato nel 223 a.C.<ref name="polibio4.48">Polibio, 4.48.</ref>
 
[[Acheo (generale)|Acheo]], il generale che aveva accompagnato Seleuco III, assunse il controllo dell'[[esercito seleucide]]. Sebbene gli fosse stato offerto il regno, Acheo rifiutò in favore del fratello minore di Seleuco, [[Antioco III]], che in cambio nominò il generale governatore dell'Asia Minore seleucide a nord del Tauro: nel giro di due anni Acheo riconquistò tutto il territorio seleucide perso, "«chiuse Attalo nelle mura di Pergamo"», e assunse il titolo di re.<ref name="polibio4.48" />
 
Dopo un periodo di pace nel 218 a.C. Attalo approfittò del fatto che Acheo era impegnato in una spedizione a [[Selge]] (a sud del Tauro) per riconquistare i territori persi con l'aiuto dei [[Galli]] di [[Tracia]].<ref>Polibio, 5.77.</ref> Quando Acheo tornò da Selge, nel 217 a.C., riprese però le ostilità contro Attalo.
 
Antioco, dopo avereaver stretto un'alleanza con Attalo, attraversò il Tauro nel 216 a.C. e attaccò Acheo,<ref>Polibio, 5.107.</ref> assediando Sardi, riuscendo a conquistare la città nel 214 a.C., durante il secondo anno di assedio, sebbene la cittadella rimanesse sotto il controllo di Acheo.<ref>Polibio, 7.15-18.</ref> Ingannato da un falso tentativo di salvataggio, Acheo fu catturato e messo a morte, e la cittadella si arrese.<ref>Polibio, 8.17-23.</ref> Nel 213 a.C. Antioco aveva riconquistato il controllo su tutte le province asiatiche seleucidi.
 
=== Prima guerra macedonica ===
[[File:Philip V of Macedon.jpg|thumb|left|Profilo di [[Filippo V di Macedonia]], da una sua moneta.]]
 
Attalo, ridimensionatoRidimensionato a oriente, Attalo volse la propria attenzione a occidente. Probabilmente preoccupato dalle ambizioni di [[Filippo V di Macedonia]], Attalo si alleò, prima del 219 a.C., con i nemici di Filippo, la [[Lega etolica]], che raccoglieva gli stati greci della regione centrale dell'[[Etolia]]; Attalo finanziò persino la fortificazione di Eleo, una fortezza etolica a [[Calidone]], nei pressi della foce del fiume [[Acheloo]].<ref>Polibio, 4.65.</ref>
 
L'alleanza di Filippo con [[Annibale]] e [[Cartagine]] (215 a.C.) preoccupò anche la [[Repubblica romana]], all'epoca impegnata nella [[seconda guerra punica]].<ref>Livio, 23.33-34.</ref> Nel 211 venne firmato un trattato tra Roma e la Lega etolica, che prevedeva la possibilità di coinvolgere alcuni alleati della lega, tra i quali Attalo.<ref>Livio, 26.24.</ref> Attalo fu eletto come uno dei due ''[[strategos|strategoi]]'' ("«generale"») della Lega etolica,<ref>Livio, 27.29.</ref> e nel 210 a.C. le sue truppe furono probabilmente coinvolte nella cattura dell'[[Egina (isola)|isola di Egina]],<ref>Polibio, 9.42.</ref> che gli fu poi data come base per le sue operazioni in [[Grecia]].<ref>Polibio, 22.11.</ref>
 
Nella primavera successiva (209 a.C.) Filippo marciò a sud sulla Grecia. Sotto il comando di Pirria, il collega di Attalo, gli alleati persero due battaglie a [[Lamia (Grecia Centrale)|Lamia]].<ref name="livio27.30">Livio, 27.30.</ref> Attalo si recò in Grecia di persona in luglio<ref name="livio27.30" /> e fu raggiunto a Egina dal [[proconsole]] romano [[Publio Sulpicio Galba Massimo|Publio Sulpicio Galba]], che svernò lì.<ref>Livio, 27.33.</ref> L'estate successiva (208 a.C.) la flotta composta da 35 navi pergamene e 25 romane non riuscì a prendere il possedimento macedone di [[Lemno]], ma occupò e saccheggiò l'entroterra dell'isola di ''Peparethos'' (''Skopelos''), anch'essa macedone.<ref>Livio, 28.5; Polibio, 10.42.</ref> Attalo e Sulpicio parteciparono alla riunione del Concilio degli Etolici a [[Eraclea Trachinia]], dove i Romani si schierarono contro la proposta di fare pace con Filippo. Quando le ostilità ripresero, saccheggiarono sia [[Oreo]], sulla costa settentrionale dell'[[Eubea]], che Opus, la città principale della [[Locride (Grecia)|Locride]] orientale.<ref>Livio, 28.5-8; Polibio, 10.42.</ref> Il bottino di Oreo era stato riservato a Sulpicio, che ritornò lì, mentre Attalo rimase a raccogliere il bottino di Opus. Filippo approfittò della divisione delle forze alleate per attaccare Opus; Attalo, colto di sorpresa, fu a malapena in grado di fuggire alle proprie navi.<ref>Livio, 28.7; Polibio, 11.7.</ref>
Attalo fu obbligato a tornare in Asia, in quanto, mentre si trovava a Opus, era venuto a sapere che il [[re di Bitinia]] [[Prusias I]], istigato da Filippo al quale era legato tramite un matrimonio dinastico, stava attaccando [[Pergamo]]. Poco dopo anche i Romani abbandonarono la Grecia per concentrarsi contro Annibale, essendo riusciti a prevenire che Filippo inviasse aiuti al generale cartaginese.<ref>Livio, 28.7.</ref>
 
Nel 206 a.C. la Lega etolica chiese la pace ai Macedoni, che la concessero alle condizioni imposte da Filippo. Nel 205 a.C. la "[[Pacepace di Fenice]]" pose fine alla [[prima guerra macedonica]] e allo scontro tra Prusias e Attalo, che mantenne il controllo su Egina.
 
=== Guerra del 201 a.C. ===
 
Trovandosi impedito dalla [[Pace di Fenice]] all'espansione verso oriente, [[Filippo V di Macedonia|Filippo]] decise di aumentare la propria influenza nel mar Egeo e in [[Asia Minore]]. Nella primavera del 201 a.C. conquistò [[Samo (isola)|Samo]], catturando la flotta [[Storia dell'Egitto greco e romano|egiziana]] che vi si trovava; mise inoltre sotto assedio [[Chio (isola)|Chio]], a nord. Questi eventi spinsero Attalo ad allearsi con [[Rodi]], [[Bisanzio]] e [[Cizico]] e a dichiarare guerra a Filippo. Una grande battaglia navale ebbe luogo nello stretto tra Chio e la terraferma, subito a sudovest di ''[[Erythrae]]''; secondo [[Polibio]] la flotta macedone era composta da cinquantatrè grandi navi e da centocinquanta navi più piccole, mentre gli alleati gettarono nella mischia 65 grandi navi e un gran numero di piccole.<ref>Polibio, 16.2.</ref> Durante la battaglia Attalo rimase separato dalla propria flotta e inseguito da Filippo, e fu costretto a farefar spiaggiare le proprie tre navi, sfuggendo per poco alla cattura spargendo i tesori reali sulle navi abbandonate e inducendo i suoi inseguitori a interrompere la caccia per raccogliere i tesori.<ref>Polibio, 16.6.</ref>
 
Sempre nel 201 a.C. Filippo invase [[Pergamo]]; sebbene la cattura della città gli fosse impossibile, anche grazie al previdente rafforzamento delle difese voluto da Attalo,<ref>Hansen, p. 55.</ref> il sovrano macedone distrusse i templi e gli altari circostanti.<ref>Polibio, 16.1.</ref> Nel frattempo, Rodi e Attalo inviarono dei messaggeri a [[Roma]], perché fossero note le loro lamentele contro Filippo.<ref>Livio, 31.2.</ref>
[[File:Map Macedonia 200 BC-it.svg|thumb|upright=1.6|Situazione politica nella Grecia del 200 a.C., alla vigilia della [[seconda guerra macedonica]]: in verde il [[Regno di Pergamo]], in arancio il [[Regno di Macedonia]], in giallo il regno dei [[Seleucidi]].]]
 
Nel 200 a.C. Attalo fu coinvolto nella [[seconda guerra macedonica]]. Gli [[acarnania|Acarnanii]] invasero l'[[Attica]] con ilcol sostegno [[regno di Macedonia|macedone]], costringendo [[Atene]], che era rimasta fino ad allora neutrale, a cercare l'aiuto dei nemici di [[Filippo V di Macedonia|Filippo V]].<ref>Pausania, 1.36.5-6; Livio, 31.9, 14.</ref> Attalo, che si trovava con la propria flotta a [[Egina (isola)|Egina]] ricevette un'ambasciata ateniese che lo invitata nella città attica per consultazioni. Scoperto che ad Atene c'erano già i [[Repubblica romana|Romani]], si mosse rapidamente raggiungendo la città, dove ricevette un'accoglienza straordinaria.<ref>Livio, 31.14.</ref> [[Polibio]] racconta che ricevette l'accoglienza calorosa di magistrati, cavalieri e cittadini, che entrò attraverso la porta Dyplum, con sacerdoti e sacerdotesse che gli fecero ala e gli resero l'omaggio di tenere aperti tutti i templi e gli offrirono di fare sacrifici; infine gli Ateniesi onorarono sommamente Attalo dando il suo nome a una delle tribù, inserendolo tra gli eroi eponimi.<ref>Polibio, 16.25.</ref>
 
[[Publio Sulpicio Galba Massimo|Sulpicio Galba]], ora divenuto [[console (storia romana)|console]], convinse [[Roma]] a dichiarare guerra a Filippo,<ref>Livio, 31.5-8.</ref> e chiese ad Attalo di congiungersi alla [[marina romana|flotta romana]] e condurre una campagna navale in grado di disturbare i possedimenti macedoni nell'[[mar Egeo|Egeo]].<ref>Livio, 31.28.</ref> Nell'estate del 199 a.C. la flotta romano-pergamena prese [[Andro (Grecia)|Andros]], nelle [[Cicladi]]: il bottino andò ai Romani, l'isola ad Attalo. Da qui veleggiarono verso sud, portando un attacco infruttuoso a un'altra delle Cicladi, [[Kythnos]], ritornarono verso nord, devastarono il territorio di [[Skiathos]], di fronte alla costa di [[Magnesia (Grecia)|Magnesia]], in cerca di vettovaglie, e proseguirono a nord verso [[Mende (Grecia)|Mende]], dove la flotta venne danneggiata da una tempesta e costretta a spiaggiare. Proseguendo via terra, i contingenti romano-pergameni subirono grosse perdite venendo respinti a [[Cassandrea]]. Proseguirono verso nord-est lungo la costa della [[Macedonia (regione storica)|Macedonia]] fino ad [[Acanthus]], che saccheggiarono, dopo di che tornarono in [[Eubea]], dove caricarono i loro vascelli con le numerose spoglie.<ref>Livio, 31.45.</ref>
 
Al loro ritorno Attalo e il comandante Romano andarono ad [[Eraclea]] a incontrare gli [[etolia|Etoli]], i quali, in base ai termini del trattato chiesero ad Attalo mille uomini; Attalo rifiutò, rifacendosi al rifiuto oppostogli dagli Etoli ad attaccare la Macedonia due anni prima, quando Filippo stava attaccando Pergamo. Riprendendo le operazioni, Attalo e i Romani attaccarono [[Oreo]] senza riuscire a conquistarla e, lasciando un contingente ad assediarla, attraversarono lo stretto per attaccare la [[Tessaglia]]; tornati a Oreo, l'attaccarono prendendola: i Romani presero il bottino, Attalo la città.<ref>Livio, 31.46.</ref> Terminata la stagione adatta per la guerra, Attalo, dopo avereaver partecipato ai [[Misteri eleusini]], tornò a Pergamo, dopo un'assenza di due anni.<ref>Livio, 31.47.</ref>
 
Nella primavera del 198 a.C. Attalo tornò in Grecia con 23 [[quinquereme|quinqueremi]] e si unì alle venti grandi navi di [[Rodi]] ad [[Andro (Grecia)|Andros]], per completare la conquista dell'Eubea iniziata l'anno precedente. Ricongiuntasi alla flotta romana, la flotta alleata prese [[Eretria]] e in seguito [[Carystus]], cosicché gli alleati si ritrovarono a controllare l'intera Eubea a eccezione di [[Calcide]].<ref>Livio, 32.16-17.</ref> Dopo un fallito tentativo di prendere [[Corinto]], mentre i Romani partirono per [[Corfù]], Attalo si recò al [[Pireo]].<ref>Livio, 32.23.</ref>
Attalo sposò [[Apollonide di Cizico]], da cui ebbe quattro figli, [[Eumene II]], [[Attalo II]], Filetero e Ateneo (che ricevette il nome del padre di Apollonide).<ref name="Strabone, 13.4.2"/>
 
[[Polibio]] descrisse Apollonide come una donna che salì la scala sociale fino a diventare una regina grazie alle sue virtù pubbliche e private, elogiandone il comportamento materno.<ref>Polibio, 22.20.</ref> Un'iscrizione ritrovata a [[Pergamo]] descrive Apollonide che ringrazia gli dei per avereaver potuto vedere i suoi tre figli minori vegliare sul maggiore e questi regnare senza il timore dei tre fratelli. L'educazione ricevuta dai figli e il loro amore per i genitori è celebrato dalle fonti antiche, come in un decreto di [[Antioco IV]].<ref>Hansen, p. 45.</ref> Anche Polibio elogia Attalo per essere riuscito a organizzare la successione del proprio figlio maggiore, Eumene II, senza che venisse minimamente contestata dagli altri figli.<ref>Polibio, 18.41.</ref>
 
== Attalo e l'introduzione del culto della ''Magna Mater'' a Roma ==
Nel 205 a.C., dopo la [[Pace di Fenice]], [[Repubblica romana|Roma]] si rivolse ad Attalo, in quanto suo unico alleato in Asia, per ottenere aiuto in una questione religiosa. Un numero elevato di meteore era infatti apparso nel cielo di Roma; dopo avere consultato i [[Libri sibillini]], vennero scoperti dei versi che dicevano che in caso di un attacco straniero sull'[[Italia]], il nemico sarebbe stato sconfitto se la ''Magna Idea'', la Dea Madre associata al [[Monte Ida (Turchia)|Monte Ida]] in [[Frigia]], fosse stata portata da [[Pessinunte]] a Roma.<ref name="livioxxix_10-11">Livio, 29.10-11.</ref>
 
Nel 205 a.C., dopo la [[Pace di Fenice]], [[Repubblica romana|Roma]] si rivolse ad Attalo, in quanto suo unico alleato in Asia, per ottenere aiuto in una questione religiosa. Un numero elevato di meteore era infatti apparso nel cielo di Roma; dopo avereaver consultato i [[Libri sibillini]], vennero scoperti dei versi che dicevano che in caso di un attacco straniero sull'[[Italia]], il nemico sarebbe stato sconfitto se la ''Magna Idea'', la Dea Madre associata al [[Monte Ida (Turchia)|Monte Ida]] in [[Frigia]], fosse stata portata da [[Pessinunte]] a Roma.<ref name="livioxxix_10-11">Livio, 29.10-11.</ref>
[[Marco Valerio Levino]] condusse una delegazione di notabili a [[Pergamo]], per chiedere l'aiuto di Attalo. Secondo [[Tito Livio]], Attalo ricevette la delegazione calorosamente e «li condusse a Pessinunte in Frigia», dove «consegnò loro la sacra pietra che i locali affermavano essere "la Madre degli Dei", concedendo loro di portarla a Roma».<ref name="livioxxix_10-11" />
 
[[Marco Valerio Levino]] condusse una delegazione di notabili a [[Pergamo]], per chiedere l'aiuto di Attalo. Secondo [[Tito Livio]], Attalo ricevette la delegazione calorosamente e «li condusse a Pessinunte in Frigia», dove «consegnò loro la sacra pietra che i locali affermavano essere "la“la Madre degli Dei"Dei”, concedendo loro di portarla a Roma».<ref name="livioxxix_10-11" />
 
A Roma la dea divenne nota come la ''[[Magna Mater]]''.
 
== Voci correlate ==
* [[Dinastia attalide]]
* [[Donario di Attalo]]
* [[Ellenismo]]
* [[Pergamo]]
* [[Regno di Pergamo]]
 
== Altri progetti ==
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