Inanna: differenze tra le versioni

202 byte rimossi ,  7 mesi fa
m (migliorie)
Il testo più lungo e complesso su Inanna giunto fino a noi è il poema ''La discesa di Inanna'', conosciuto per la maggior parte da tavolette rinvenute negli scavi archeologici eseguiti tra il [[1889]] e il [[1900]] sulle rovine della città di [[Nippur]], nel sud della [[Mesopotamia]] (attuale [[Iraq]]).
 
Il testo narra che Inanna scese nel Kur, l'Oltretomba, per portare alla sorella mostruosa [[Ereshkigal]] condoglianze per l'uccisione del "Toro del Cielo"; prima, però, Inanna disse alla fida Ninshuba: "Se non tornerò tra 3 giorni e 3 notti, dovrai avvertire gli altri Dei perché riescano a liberarmi!". Inanna attraversò sette cancelli dando in pedaggio i suoi vestiti e giunse nuda nel Kur. Ereshkigal imprigionò Inanna nel Kur e dopo 3 giorni e 3 notti Inanna non tornò ancora e perciò Ninshuba avvertì [[Enki]] e gli altri Dei. [[Dumuzi|Dumuzid]] (oppure Dumuzi, o Damu) per amore si sacrificò al posto di Inanna e la Dea rinacque. Però la tristezza di [[Geshtinanna]], sorella di Dumuzid, commosse Ereshkigal che gli permise di tornare sulla terra durante l'estate e la primavera.
 
Il mito è generalmente interpretato come una raffigurazione del ciclo della vegetazione. Dumuzi (divinità della fertilità), giace per sei mesi con Inanna (che rappresenta la potenza della generazione) e per sei mesi con la sorella "oscura" di lei, Ereshkigal (il letargo invernale, rappresentato simbolicamente dalla morte). Il dualismo Dumuzi-Geshtinanna viene messo in relazione con l'alternarsi stagionale dei frutti della terra (le messi per Dumuzi e la vite per Geshtinanna).