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==La situazione degli studi tedeschi agli inizi dell'Ottocento==
La Germania ebbe una introduzione molto tarda del [[diritto romano]], essenzialmente come il diritto applicato dalla ''Camera imperiale'' (supremo tribunale dell'Impero) quando non era chiesta l'applicazione del diritto consuetudinario locale.
 
Agli inizi dell’ottocento nell’area germanica vi erano diversi Stati feudali, tutti o quasi inseriti nella [[Confederazione Germanica]], che aveva sostituito il [[Sacro Romano Impero]] Germanico esistente prima dell’avvento del dominio napoleonico in Europa.
Dopo la parentesi napoleonica ed il modello moderno del [[Code Napoléon|Codice Napoleone]], gli studi giuridici, specialmente delle Università della [[Renania]] operarono una elaborazione concettuale e sistematica del [[diritto privato]] comune tedesco sulla base del diritto romano.
 
Questa situazione politica condizionava la struttura giuridica della zona in quanto ogni [[Stato]] era indipendente rispetto agli altri, come dimostra la presenza, nel corso della fine del [[XVIII]] [[secolo]], di codificazioni completamente diverse da Stato a Stato.
Dal mondo classico deriva il metodo utilizzato dai pandettisti: quello sistematico: il diritto è inteso infatti come un sistema organico e razionale, che viene rappresentato come una piramide di concetti. Essi diventano sempre meno numerosi, ma più generali avvicinandosi al vertice della piramide stessa dove è posta la Norma fondamentale. Tale sistema presenta il vantaggio della completezza. Compito dell'interprete è quello di elaborare i principi generali dell’ordinamento per [[induzione]]. L’ordinamento è perciò privo di lacune normative.
 
A fungere da elemento unificatore era l’azione della [[scientia juris]], ovvero degli docenti che interpretavano, adeguandolo ai tempi, il Corpus giustinianeo, che aveva trovato sanzione ufficiale nella nomina della maggioranza dei giudici della [[Camera imperiale]], il supremo tribunale del Sacro Romano Impero Germanico, di membri della scienza del diritto.
In questo modo, in Germania e in [[Italia]], a differenza della [[Gran Bretagna]], si pone la priorità della dottrina sulla pratica: le scuole di diritto sul giudice.
 
La giurisprudenza dei dotti in realtà non aveva mai perso questo ruolo unificante nel mondo germanico, infatti, anche durante il periodo napoleonico, dove in diversi territori fu applicato il [[Codice napoleonico]], essa interpretò la disciplina codicistica in base alla tradizione giuridica pregressa.
 
 
===Il caso renano===
 
Esempio tipico di quanto ora scritto è il caso renano dove non si perse mai di vista la comparazione del Code con il [[diritto romano]] e con il diritto locale, benché facesse parte integrante dell’Impero dei francesi.
 
Ovviamente, la continuità col passato non significa in alcun modo che il giurista non tributava al Code l’omaggio che esso meritava sul piano della semplificazione e razionalizzazione, molto più che su quello dell’innovazione del diritto. Ciò che va fatto notare è, però, quanto fu evidenziato dal decano della scuola giuridica di [[Coblenza]], [[Franz von Lassaulx]], l’insegnamento e l’applicazione pratica del Code.
 
L’accoglienza, dunque, non fu negativa, ma nel segno della continuità della legislazione civilistica precedente e non poteva essere altrimenti, vista la forte e solida tradizione del diritto comune che, in particolare in [[Germania]], datata dai tempi della ricezione nel Sacro Romano Impero nel [[1495]].
 
La corte d’appello di [[Treviri]] fu il punto nodale di questa strategia a difesa del diritto dottrinale, come ben ricorda uno dei suoi principali esponenti, [[Johann Birnbaum]]. Secondo il quale «risuscitare la ''tradizione'' era irrimediabilmente impossibile solo in casi di incompatibilità espressa, divieto specifico o contraddizione con il Code Civil. In tutti gli altri casi, le porte erano aperte, e il giurista poteva continuare ad operare, ancora una volta, in una quotidianità fatta di molteplici fonti di diritto, tra le quali cercherà di ottenere una ''concordantia'', ma senza escluderne nessuna». Così nei dispositivi di numerosissime sentenza della Cour d’Appel di Treviri, come in altre importanti corti dell’impero, troviamo diversi riferimenti allo [[ius comune]], abbinate ad articoli del codice civile, ma si può affermare che non fu una disapplicazione del medesimo, quanto piuttosto una sua applicazione nello spirito del lavoro secolare del giurista.
 
==Gli sviluppi di fine Ottocento==
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