Littoria

Iscritto il 2 giu 2006
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<div class="usermessage"><center><big>SonoQuesto alutente lavoroha altrovedesistito -dall'inviare Buonecontributi. festeLa afrase tutti</big>di [[Mahatma Gandhi|Gandhi]] "Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo" deve essere ancora conciliata con quello che pensa "il mondo"</div>
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*[http://it.wikiversity.org/wiki/Materia:Diritto_pubblico_romano Diritto pubblico romano]
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==Testi provvisori==
 
Le cd. '''prestazioni di cortesia''' o di convenienza si svolgono nell'ambito di rapporti intersoggettivi per ragioni di benevolenza, di costume, di solidarietà civile, di amicizia, di compiacenza, di famiglia, di religione, ecc. Ne sono esempi gli inviti a cena, l'assistenza agli infermi, i consigli dati in via amichevole da professionisti, le informazioni fornite da [[Banca|banche]] ai propri clienti per l'acquisto di [[Titolo di credito|titoli]], e via dicendo.</br>
In tutti questi casi, si discute su quale possa essere il rilievo giuridico di tali "impegni", essendo controverso se si tratta di rapporti giuridici veri e propri.</br>
In genere, questo tipo di prestazioni si trova al di fuori della sfera di influenza dell'[[ordinamento giuridico]], e una loro eventuale rilevanza può derivare soltanto dal sopravvenire di un comportamento che viola il precetto del ''neminem laedere'' )art. 2043 [[Codice civile|cod.civ.]].</br>
Per una parte della [[dottrina]], nel rapporto di cortesia si persegue pur sempre una funzione economico-sociale: di conseguenza, vi è sempre una lata valenza [[Patrimonio|patrimoniale]] della prestazione di fatto, che vale a diffrenziaria da un mero scambio di complimenti o di idee.</br>
La [[giurisprudenza]] ha talora individuato la giuridicità dei rapporti di cortesia, quando si è in presenza di azioni effettuate sulla scorta di convenzioni sociali "comunemente condivise" e in presenza di determinati elementi del rapporto. </br>
In particolare, la giurisprudenza pone molta attenzione alla distinzione tra "prestazioni di cortesia" e "prestazioni a titolo gratuito in senso stretto".</br>
Le prestazioni di mera cortesia sono caratterizzate dalla generica esigenza morale di conformarsi a doveri di convenienza e compiacenza imposti dalla vita di relazione in un determinato ambiente sociale. E' proprio questa la categoria assolutamente irrilevante per l'ordinamento giuridico, ma può assumere rilievo nell'ipotesi in cui il comportamento "cortese" infrange il precetto del ''neminem laedere''.</br>
Le '''prestazioni gratuite''' in senso stretto sono inquadrabili nello schema generale del rapporto [[Contratto|contrattuale]], poichè assolvono ad una funzione economico-sociale e sono suscettibili di valutazione economica: si tratta quindi di prestazioni gratuite obbligatorie, e la [[responsabilità]] di chi ha eseguito o promesso la prestazione è una responsabilità contrattuale (laddove, in ragione della gratuità, la [[colpa]] va valutata con minor rigore, ma non si elide).
 
La distinzione tra le due ipotesi è stata esaminata con riferimento al [[contratto]] di [[trasporto]] gratuito, che nel passato era ritenuto sempre "amichevole" o di cortesia, mentre dagli anni '80 in poi è stato considerato come vero e proprio contratto, sia pure a titolo gratuito e senza corrispetivo, se il vettore (professionale) trasporta qualcosa in funzione di un suo interesse [[Economia|economico]] o nella prospettiva di una utilità da conseguire (è tale anche il godimento dell'altrui compagnia).</br>
Il vero e proprio trasporto ''per cortesia'' è invece realizzato dal vettore disinteressatamente, ed è disciplinato, nei suoi aspetti patologici, dalle norme sulla [[responsabilità civile]] aquiliana.</br>
I medesimi principi sono stati affermati in [[giurisprudenza]] in tema di [[deposito]] e di [[Obbligazione (diritto)|obbligazioni]] di custodia: ad es. dare un'occhiata alla valigia mentre il proprietario si allontana per fare il biglietto.</br>
Tra i rapporti di cortesia viene talora fatta rientrare anche la cd. [[Lettera di gradimento|lettera di patronage]], di origini [[Gran Bretagna|anglosassoni]], uno strumento in rapida espansione nella prassi [[Commecio|commerciale]] e [[Banca|bancaria]].
 
Una ulteriore distinzione si suole operare tra rapporti di cortesia e '''rapporti contrattuali di fatto'''.</br>
L'espressione «rapporti contrattuali di fatto» fu adottata per la prima volta in [[Germania]] a Haupt e Lehmann, nel [[1943]], al fine di equiparare taluni "fatti" alle "dichiarazioni di volontà". L'esigenza era quella di far sorgere vincoli anche a carico di chi non avesse manifestato alcuna intenzione al riguardo ma avesse semplicemente tenuto un «comportamento di impatto sociale»: si stava svalutanto il cd. dogma della volontà in favore della tutela degli [[Dirito soggettivo|interessi]] della comunità.</br>
Negli anni '50, Betti ha studiato il fenomeno come appartenente alla teoria delle fonti dell'[[Obbligazione (diritto)|obbligazione]], con l'avvertenza che si tratta di un fenomeno eterogeneo che ha la sua genesi sempre e soltanto da un fatto (e mai da una dichiarazione di volontà).<br />
 
Stella Richter ha classificato questi rapporti della vita di relazione, cioè socialmente tipici, in tre categorie:
#rapporti collegati ad un'[[Promesse unilaterali|offerta al pubblico]]
#rapporti collegati ad un contatto sociale (es. trasporto di cortesia)
#rapporti collegati all'appartenenza ad una [[Associazione|organizzazione]] (es. società di fatto).
 
Questa ricostruzione è stata fortemente criticata, perchè si è ritenuto inaccettabile il concetto di ''contatto sociale'', già posto in discussione dalla stessa dottrina tedesca che lo aveva elaborato. Ma la [[Corte di cassazione]] mosra di accedere ancora a questa impostazione, facendo sorgere obblighi [[Contratto|contrattuali]] in capo all'amministratore di fatto che si è ingerito nella gestione degli affari sociali senza averne idonea investitura.< /br>
 
La [[dottrina]] [[Italia|italiana]] (Betti) ricostruisce il fenomeno abbandonando l'idea per cui il contratto deve essere sostenuto da un accordo "dichiarato", e mettendo in primo piano il «contatto tra due sfere di interessi» valutato nella sua tipica concludenza, quale esplicazione di [[autonomia privata]], approvata e protetta dall'[[ordinamento giuridico]] al pari di qualunque altro comportamento [[Negozio giuridico|negoziale]].</br>
Così facendo, si può riconoscere il contratto anche dove manca lo schema [[proposta contrattuale]]-[[accettazione]].
 
===Logica giuridica===
La logica giuridica va studiata perché il diritto è un insieme coerente e chi lo applica (giuristi, interpreti, [[giudici]], amministratori, ecc.) sa di dover motivare le proprie opzioni.</br>
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