Differenze tra le versioni di "Mario Tronti"

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Militante del [[Partito Comunista Italiano]] durante gli anni cinquanta, fu con [[Raniero Panzieri]] tra i fondatori della rivista ''[[Quaderni Rossi]]'', da cui si separò nel [[1963]] per fondare la rivista ''[[Classe Operaia]]'', della quale fu il direttore. Questo percorso lo portò ad allontanarsi dal PCI, pur senza mai uscirne formalmente, e ad animare l'esperienza radicale dell'[[operaismo]]. Tale esperienza, che va considerata per molti versi la matrice della nuova sinistra degli anni sessanta, si caratterizzava per il fatto di mettere in discussione le tradizionali organizzazioni del movimento operaio (partito e sindacato) e di collegarsi direttamente, senza intermediazioni, alla classe in sé e alle lotte di fabbrica.
 
Influenzato filosoficamente dall'opera di [[Galvano Della Volpe]], che lo aveva portato ad allontanarsi dal pensiero di [[Antonio Gramsci]], o almeno dalla sua versione ufficiale promossa dal PCI togliattiano, Tronti si dedicò come studioso alla formulazione di un pensiero politico che, fondendo la teoria con la prassi, rinnovasse il marxismo tradizionale e contribuisse a riaprire la strada rivoluzionaria in Occidente. Di fronte all'irruzione dell'operaio-massa sulla scena delle società occidentali, l'operaismo di Tronti seppe proporre una analisi moderna delle relazioni di classe e soprattutto mettere l’accento sul fattore soggettivo, rivendicando la centralità politica della classe. Le sue idee, debitrici anche della visione di [[Ernst Jünger]] (v. "L'operaio", 1932), trovarono una sistemazione nel [[1966]], con la pubblicazione di ''Operai e capitale'', un libro di forte impatto letterario (è stato inserito tra le 2250 opere del Dizionario delle opere della Letteratura Italiana Einaudi), che eserciterà un'influenza notevole sulla contestazione giovanile e più in generale sull'ondata di mobilitazione che ebbe inizio negli anni immediatamente successivi.
 
Fu proprio la sconfitta della spontaneità operaia e dell'ondata di mobilitazione, colta anticipatamente da Tronti e non invece da altri operaisti come [[Toni Negri]] (di qui la rottura tra loro, avvenuta nel [[1967]]-[[1968]]), a indurlo a spostare la sua riflessione sul "problema del politico", ovvero della direzione e della mediazione politica. Ebbe inizio da qui la teorizzazione trontiana dell'"autonomia del politico", cioè la ricerca di una teoria politica realista che, in un'originale commistione di [[Karl Marx]] e [[Carl Schmitt]], fosse capace di colmare i limiti della soggettività sociale. Si trattò di una fase più intellettuale che politica dell'esperienza di Tronti, il quale si dedicò prevalentemente all'insegnamento (Filosofia morale e poi Filosofia politica) presso l'ateneo senese e all'attività pubblicistica, fondando tra l'altro nel [[1981]] l'influente rivista ''Laboratorio politico''. Riavvicinatosi al PCI di [[Enrico Berlinguer]], in questo periodo Tronti fu finalmente riabilitato dal gruppo dirigente del partito, entrando a far parte più volte del Comitato centrale ed essendo eletto anche senatore nel [[1992]].
 
==Voci correlate==
* [[Comunismo]]
* [[Quaderni Rossi]]
* [[Centro per la Riforma dello Stato]]
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