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L'esordio lo vede impegnato in una serie di articoli pubblicati sulla rivista "Rassegna italiana" con lo scopo di evidenziare le necessità di rinnovamento del ''fare architettonico'' allora ancora legato ai richiami neoclassicisti. Quasi contemporanea la partecipazione, nel [[1926]], al [[Gruppo 7]] che, formato da laureandi in architettura, segnerà l'inizio ufficiale del razionalismo in Italia. Tra i componenti del gruppo il milanese [[Luigi Figini]], suo coetaneo, che gli sarà amico e socio in tutta la sua vita professionale ([[Figini e Pollini]]).
 
Tra i suoi primi progetti vi è la ''"Casa elettrica di Bolzano"'' pubblicata nel settembre del [[1929]] sulla rivista milanese "Natura" e che prelude all'opera realizzata l'anno successivo per la quartaIV triennaleTriennale di [[Monza]] e segnalate in seguito tra le prime opere significative del razionalismo italiano.
 
Sempre nel 1929, in collaborazione con [[Adalberto Libera]] ed allo studio del geometra Elvio Laitempergher di Bolzano, partecipa vincendolo ex-aequo, al "Concorso per il piano regolatore di [[Bolzano]]" con un progetto centrato sulla realizzazione di zone fra loro correlate da un impianto viario radiale secondo un modello ispirato al di poco precedente piano per Amsterdam. La proposta di pianificazione urbanistica prevede anche la formazione di un terzo ponte sul torrente Talvera alla altezza dell'attuale del Guncina (ponte Dolomiti) per conformare un ''continuum'' delle zone a verde dei quartieri di Gries e S.Pietro-S.Osvaldo. Intervento progettuale sintesi del ''fare razionalista'' (suddivisione in zone specializzate in residenza, lavoro, svago, servizi correlate da un impianto viario differenziato) e ''di quello organico'' (salvaguardia del ''continuum'' aperto alle zone verdi).
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