Differenze tra le versioni di "Joseph Kosuth"

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Le sue opere, generalmente, sono volte ad esplorare la natura dell'arte, focalizzando l'attenzione su idee al margine dell'arte, piuttosto che produrre opere fine a se stesse. La sua arte è molto autoreferenziale.
 
Una delle sue opere più famose è ''[[One and Three Chairs]]'', un'espressione visiva del concetto di ''"[[Forma (filosofia)|Formaforma]]''" di [[Platone]]. L'opera mostra una sedia, una fotografia di quella sedia, e il testo di un dizionario con la definizione della parola "sedia". La fotografia è una rappresentazione della vera sedia situata sul pavimento, in primo piano. La definizione, che si trova sullo stesso muro dove c'è la fotografia, descrive il concetto di cosa sia una sedia, nelle varie accezioni del termine. In questo e in altri lavoro simili ''[[Five Words in Blue Neon]]'' e ''[[Glass One and Three]]'', Kosuth riporta affermazioni [[tautologia|tautologiche]], in quanto le opere sono letteralmente ciò che viene affermato siano.
 
Oltre al suo lavoro come artista, ha scritto molti libri sulla natura dell'arte e degli artisti, tra i quali ''L'artista come antropologo'' (''Artist as Anthropologist''). Nel suo saggio ''L'Arte dopo la Filosofia'' (''Art after Philosophy'', [[1969]]) sosteneva che l'arte è una continuazione della [[filosofia]], che vedeva essere giunta alla fine. Come i [[situazionismo|situazionisti]], rifiutava i formalismi come esercizi di [[estetica]].
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