Cesura: differenze tra le versioni

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La '''cesura''' è la denominazione che in [[metrica]] definisce ogni demarcazione ritmica statisticamente significativa all'interno di un [[verso]] sufficientemente lungo, di cui delimita gli [[emistichio|emistichi]].
 
== Etimologia ==
La parola deriva dal sostantivo [[lingua latina|latino]] ''caesura'', "taglio", deverbativo da ''caedo'', "taglio". Tale termine è traduzione del corrispondente [[lingua greca|greco]] τομή , a sua volta deverbativo di τέμνω. In italiano il termine generico che indica la qualunque demarcazione interna a un verso è ''incisione'', la parola "cesura" indica invece le incisioni che la tradizione poetica ha reso statisticamente costanti, o meglio ''canoniche''.
 
== Definizione ==
 
{{quote|Nel mezzo del cammin di nostra vita<br />mi ritrovai per una selva oscura|[[Dante Alighieri|Dante]], [[Divina Commedia]], [[Inferno - Canto primo|If, I]], 1-2}}
Questo esempio evidenzia un'altra caratteristica: la cesura è un luogo [[ritmo|ritmico]], corrispondente a una fine di parola che normalmente ma non obbligatoriamente corrisponde a un qualche tipo di pausa sintattica: nel caso dei versi di esempio per quanto vi sia una finale di parola tra "del" e "cammin", e tra "una" e "selva", la lettura ad alta voce del verso rende conto della natura [[proclitica]] di [[preposizione]] e [[articolo (grammatica)|articolo]] togliendo ogni dubbio sulla posizione effettiva delle cesure.
 
== Origine ==
La cesura deriva certamente dalla pratica orale e formulare della recitazione poetica: essa permette infatti di suddividere versi lunghi in grado di contenere pensieri compiuti in emistichi facilmente riempibili con forme ricorrenti e funzionali alla recitazione. Se il padre della poesia occidentale è [[Omero]] i poemi a lui attribuiti non sono certo sua invenzione originale, ma frutto versatile e funzionale di una secolare esperienza di elaborazione di cui il cantore cieco non è che il vertice.
 
La [[metrica classica]] ha poi codificato in dottrina quanto la pratica aveva elaborato e nel corso dei secoli, perdendosi gradatamente la produzione orale della poesia, la distinzione tonale dell'accento e la distinzione quantitativa delle vocali e delle sillabe, cristallizzò in leggi sempre più rigide la disposizione delle parole e delle cesure. Il gran numero di versi tramandatici dall'antichità ha comunque permesso di seguire statisticamente tale processo.
 
== Classificazione dei versi in base alla cesura ==
I versi possono suddividersi in tre gruppi sulla base del comportamento delle loro incisioni:
=== Versi senza cesura ===
Si tratta di quei versi brevi o semplici che non necessitano di incisioni rilevanti demandando la funzione di cesura al confine tra verso e verso.
=== Versi a cesura fissa ===
SI tratta di quei versi la cui incisione è posta sempre nella stessa posizione ritmica, dividendo il verso in due emistichi la cui struttura è fissa: è il caso del [[pentametro dattilico]], secondo elemento del [[distico elegiaco]], formato da due ''hemiepes'' sempre separati da cesura:
 
Nella versificazione italiana hanno cesura fissa i versi doppi, o accoppiati. La produzione poetica in lingua italiana documenta doppi quinari, doppi senari, doppi settenari, doppi ottonari e doppi novenari. All'infuori del doppio settenario tali versi ebbero fortuna principalmente nel [[XIX secolo]]. Il settenario doppio era invece noto nel [[medioevo]] come ''Alessandrino'', ed è documentato dal ''Contrasto'' di Cielo d'Alcamo. Con la seconda metà del [[XIII secolo]] smise però di essere usato in favore dell'endecasillabo. Ricompare nel [[XVIII secolo|Settecento]] come ''Martelliano'' (dal nome del poeta [[Pier Iacopo Martelli]] che lo adoperò nelle sue tragedie riscuotendo un effimero successo in campo teatrale.
 
=== Versi con cesura mobile ===
{{...|7}}
 
[[es:Cesura]]
[[fr:Césure (métrique)]]
[[io:Cezuro]]
[[ja:カエスーラ]]
[[ka:ცეზურა]]
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